Autonomia, cittadinanza, dignità: così la disabilità rialza la testa

Istituzioni e Chiesa alleati per fare spazio alle associazioni che danno voce alle persone con disabilità e alla loro domanda di un progetto di vita personalizzato. Da Bergamo il “dono” del convegno nazionale del Servizio Cei
March 21, 2026
Autonomia, cittadinanza, dignità: così la disabilità rialza la testa
Un momento del convegno nazionale organizzato a Bergamo dal Servizio Cei per la Pastorale delle persone con disabilità
«È necessario che sia riconosciuta una cittadinanza senza deroga, nella società ma anche nella Chiesa: lavoriamo per un cambiamento di prospettiva». Usa il plurale monsignor Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, nel consegnare la sua riflessione sui temi della disabilità. Perché il lavoro è ampio, collettivo e chiama in causa un senso di responsabilità comune.
Lo dimostra la platea del quinto convegno nazionale del Servizio Cei per la Pastorale delle persone con disabilità (19-21 marzo) a Bergamo, con la collaborazione della diocesi di Bergamo e di quella di Brescia: al Centro congressi Giovanni XXIII siedono consacrati e laici, mondo ecclesiale e istituzioni civili, professionisti e volontari, persone con disabilità e familiari. È questa la strada da percorrere, nel solco del titolo scelto per l’appuntamento: “Noi: comunità e progetto di vita”. (Qui tutti gli articoli di Avvenire sull’evento e le storie delle associazioni protagoniste).
«Questo incontro – ha aggiunto monsignor Beschi – è una comunione che genera vita, per proporre un’umanità più forte della disumanità». Per don Gianluca Marchetti, sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, «dentro il Vangelo c’è la presa in carico e la dignità della persona: è una storia lunga secoli, che ha anticipato lo Stato, e che oggi prosegue attraverso un dialogo trasversale, oltre le etichette e le ideologie. C’è un vissuto concreto ed enorme, fatto di esperienze coraggiose, per passare dall’assistenzialismo al protagonismo delle persone con disabilità».
Maurizio Borgo, garante nazionale per le persone con disabilità, fa un esercizio di franchezza: «Purtroppo, non basta che i diritti siano enunciati nelle norme: occorre che divengano esigibili da chi ne è titolare. Il fatto che il Parlamento abbia avviato il percorso per riconoscere la figura del caregiver è importante, perché si sacrificano totalmente per assistere i loro cari».
«La Lombardia è da sempre impegnata nel rafforzamento delle politiche sociali e per la persona – è il messaggio di Attilio Fontana, presidente della Regione –. La collaborazione tra istituzioni pubbliche, Terzo settore, realtà associative ed ecclesiali è imprescindibile: l’impegno silenzioso di queste realtà contribuisce a rafforzare il tessuto sociale».
Il welfare deve far rete nei suoi diversi livelli, i servizi comunali restano quelli più vicini ai bisogni quotidiani. A Bergamo, racconta la sindaca Elena Carnevali, che da parlamentare fu tra le promotrici della legge sul “Dopo di noi”, «accompagniamo più di 400 famiglie che hanno una persona con disabilità al proprio interno, la qualità di una società si misura dalla capacità di far fronte a queste necessità. Ma da soli, come amministrazioni, non bastiamo: la costruzione di un contesto inclusivo richiede l’impegno di molti».
Ecco perché, ieri, il convegno ha dato voce soprattutto alle esperienze radicate sui territori. «La centralità del progetto di vita – rimarca Cristina Borlotti, direttrice dell’Ufficio per la Pastorale delle persone con disabilità della diocesi di Bergamo – è fondamentale e deve essere declinata in vari ambiti: l’abitare, il lavorare, l’attività sportiva. La Chiesa vuole attivare le comunità dove queste persone abitano: spesso si tende a vederle come fruitrici di servizi, in realtà possono essere protagoniste».
Infiniti gli esempi che passano sul palco. Quello della cooperativa Il Sogno, a Dalmine (Bergamo), è realtà da dieci anni: oggi conta 24 dipendenti, 38 progetti di inserimento lavorativo, 60 accoglienze per lavori di pubblica utilità e svariati laboratori professionalizzanti. «Siamo nati per l’autonomia – sottolinea il presidente don Claudio Forlani – e l’autonomia passa anche dal lavoro. Davanti ai bisogni dei nostri fratelli, non si può pensare alle persone con disabilità una volta l’anno: serve un impegno quotidiano».
A Lodi, Diego Blanchetti è “senatore” del progetto “Skills for Life” della Fondazione Donelli e condivide la propria esperienza partendo dalla condizione di autismo: «nonostante la neurodivergenza, mi sono diplomato perito turistico. Ho scoperto tardi di avere un talento naturale per le lingue, parlo molto bene l’inglese e conosco anche lo spagnolo e il francese. Ho una voglia matta di osare, ora voglio laurearmi in Lingue: questo dimostra che i ragazzi neurodivergenti sono parte della società. Uno su mille ce la fa, ma anche gli altri 999 possono farcela».

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