Quando la sicurezza
ha il dono dell’ascolto

La nota in tasca del prefetto Francesco Tagliente è il finale del "Nessun dorma" della Turandot di Giacomo Puccini. “All’alba vincerò” non è un grido di trionfo sugli altri, ma una promessa fatta a sé stesso
February 18, 2026
Prima dei palazzi, c’è stato un tappeto. Prima delle decisioni, il corpo a corpo. È lì che il Prefetto Francesco Tagliente ha imparato l’equilibrio: nella lotta greco-romana, quando da atleta azzurro guardava negli occhi l’avversario scoprendo che la forza non è mai solo spinta, ma misura. Che senza chi ti sta davanti non cresci, non ti conosci, non migliori. Sul tappeto – racconta – ha imparato presto che l’avversario non è un nemico, ma la misura della tua crescita. Senza qualcuno che ti resista, non migliori. È lì che ha interiorizzato il controllo di sé e il rispetto dell’altro. Una consapevolezza che nasce dalla fatica, non dai libri. Guidare, per lui, non è mai stato imporsi, ma reggere la competizione senza perdere centro. Decidere con fermezza senza smarrire la dignità di chi si è trovato davanti. Vincere quando puoi, perdere quando devi. Riconoscendo sempre l’altro. Questo modo di stare nella sfida l’ha portato anche nelle istituzioni: dalla pianificazione della sicurezza dei grandi eventi sportivi internazionali alla responsabilità quotidiana di garantire ordine senza togliere respiro. La parola ricorrente, mentre parla, è servizio. La sicurezza – dice – non è solo assenza di reati. È il diritto delle persone a essere e sentirsi sicure. Questo cambia lo sguardo. Non basta intervenire, occorre esserci, farsi percepire come presenza affidabile. Vicina. Il suo ricordo ricorrente non è quello di una finale mondiale, ma di persone comuni incontrate quando era Prefetto a Pisa. Uomini e donne disorientati dalla crisi economica o dalla burocrazia. Lì nacque un Servizio di ascolto e sostegno. Non un ufficio in più, ma un luogo dove lo Stato smetteva di parlare e cominciava ad ascoltare. Ancora oggi gli arrivano messaggi che parlano di vite rialzate. Segni discreti che ricordano che la sicurezza vera nasce dall’attenzione alla persona. Oggi questo stesso spirito attraversa il suo impegno come presidente della Fondazione OMRI, nata per custodire e promuovere i valori costituzionali del servizio pubblico, del merito, della dignità dei simboli della Repubblica. Un modo per restituire l’onore ricevuto in responsabilità condivisa, mettendo esperienza e competenze al servizio della comunità e delle nuove generazioni. La sua nota in tasca? La musica che nei momenti difficili gli ricorda la direzione è il finale del Nessun dorma di Giacomo Puccini. “All’alba vincerò”. Non è un grido di trionfo sugli altri, ma una promessa fatta a sé stesso. Nella notte dell’aria riconosce l’incertezza, il dubbio, la responsabilità di decidere quando tutto è ancora buio. L’alba è la verità che emerge grazie alla perseveranza, al dialogo, alla fiducia nelle persone e nelle istituzioni. “Vincerò” significa non cedere alla scorciatoia, non usare forza quando non è necessaria, cercare soluzioni giuste anche quando richiedono tempo. La vittoria vera non è imporre, ma convincere. Non schiacciare il conflitto, ma superarlo. Per questo quel finale lo accompagna. Perché ricorda che il compito delle istituzioni è accompagnare la comunità fino alla luce, senza perdere umanità.

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