Sul ghiaccio di Carolina Kostner la musica di Mozart (e Pippi Calzelunghe)

La campionessa del mondo di pattinaggio artistico ha una sinfonia nel cuore: il Concerto n.23 per pianoforte e orchestra del compositore austriaco. Ma un'altra melodia la fa sentire a casa
January 7, 2026
C’è un momento, quando Carolina entra sul ghiaccio, in cui sembra che nulla debba più accadere. Tutto è già lì. La luce non arriva dall’esterno, non è un riflesso. Nasce da dentro. È una luce che non ha fretta, che non chiede attenzione. È presenza, una grazia silenziosa maturata nel tempo, come succede alle cose che restano. Il pattinaggio, per lei, non è mai stato il centro assoluto del mondo. È un privilegio, sì. Un luogo amato. Ma la vita è più larga. Ci sono doveri, urgenze, pesi veri. E proprio per questo, quando ha la possibilità di pattinare davanti a qualcuno, Carolina sente il desiderio di restituire qualcosa di umano: un sorriso, un momento di sospensione, una bellezza che non si consuma subito. Sul ghiaccio porta quello che sente. E quel sentire – così autentico – passa. La musica è il filo che tiene insieme tutto. Ci sono suoni che spingono, altri che resistono, altri ancora che non riescono a sollevarti quanto vorresti. Poi ce ne sono alcuni che non chiedono forza, ma fiducia. Che ti accompagnano. Con il Concerto n.23 per pianoforte e orchestra di Mozart, per Carolina, è successo proprio questo: la leggerezza è arrivata subito, ancora prima di essere danza. Una musica che chiarisce, respira, non invade. Ogni nota sembra sapere dove andare. E in quello spazio Carolina ha riconosciuto sé stessa. È una sensazione che non si consuma, non si stanca, non perde verità anche ripetendosi. Anche dopo mesi, quella musica ha continuato ad accompagnarla, a rivelare dettagli nuovi, come fanno le cose profonde. Festeggiare un titolo mondiale con quella colonna sonora è stato, per lei, come riconoscere un dono ricevuto. Qualcosa da accogliere, non da trattenere. Forse anche per questo, in quel momento, tutto sembrava più leggero, più vero. Da bambina, Carolina non ha mai percepito una distanza invalicabile tra il sogno e ciò che si può toccare. Isolde Kostner, cugina di suo papà, non era un’icona lontana: era famiglia. Una zia che vinceva un mondiale e che, nella sua logica di bambina, avrebbe dovuto semplicemente tornare da loro dopo la gara. Il personaggio è arrivato dopo. Prima c’era la normalità. Questa vicinanza ha fatto sì che il successo non diventasse mai un altare. È rimasto qualcosa di possibile, di umano, quotidiano. E così anche l’errore non ha mai avuto il peso di una condanna, ma di un passaggio. Prima di affrontare una sfida, Carolina torna sempre lì: al respiro. A sentirlo davvero. A volte chiudendo gli occhi. Poi arriva la gratitudine di essere in quel punto preciso della vita, anche quando la mente racconta scenari estremi. Mettere ordine tra ciò che è difficile e ciò che è pericoloso cambia la prospettiva. Ricordarsi che non è una lotta per sopravvivere, ma una scelta. Non sempre basta. Ci sono giorni in cui nulla sembra funzionare: accettarli fa parte del cammino. Nei momenti di caduta non esistono frasi risolutive: il peso resta. È un dialogo interno, spesso silenzioso. A volte sostenuto dagli affetti, altre volte solitario. È lì che avviene la riconciliazione. È lì che qualcosa cresce. C’è una melodia che la fa sentire a casa: la canzone di Pippi Calzelunghe. Spensieratezza pura, desiderio di libertà. Poi la vita chiede altri suoni. Ogni tempo ha il suo. La nota che Carolina lascia a chi verrà dopo è un invito semplice: ascoltare. Anche la musica classica. Perché è viva, contemporanea. Mozart può ancora parlarci oggi, senza spiegazioni. Come sul ghiaccio, basta fermarsi un istante. Respirare. E lasciarsi portare.
La rubrica “Una nota in tasca” ci porta ogni due mercoledì a scoprire la musica del cuore di persone note della società italiana. Per ascoltare la voce della protagonista di questa puntatawww.youtube.com/shorts/LDi08RdAdv8

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