RaiPlay, la vita di Ungaretti tra fiction e documentario
Anteprima su RaiPlay per il docufilm Vita di un uomo - Giuseppe Ungaretti (poi su Rai 3 il 27 febbraio): un racconto a doppio binario, fiction+documentario, che rilancia Giuseppe Ungaretti per conquistare anche i più giovani.

Le anteprime su RaiPlay non solo per le fiction e i reality, ma anche per un docufilm particolarmente interessante come Vita di un uomo - Giuseppe Ungaretti, da qualche giorno disponibile sulla piattaforma streaming in attesa di andare in onda venerdì 27 febbraio in prima serata su Rai3.
Così facendo la Rai cerca di recuperare soprattutto quei giovani che ormai mancano da tempo alla televisione tradizionale. Per serie ad esempio come La preside o reality come Il collegio, le anteprime hanno funzionato. Speriamo succeda altrettanto per opere come questa sul grande poeta nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888 e morto a Milano nel 1970, autore di capolavori assoluti che è bene che anche i più giovani imparino a conoscere e apprezzare magari grazie proprio a un docufilm che propone certi contenuti in modo più appetibile di quanto possa fare la scuola, anche se la scuola non potrà mai essere sostituita dalla tv. A parte questo, l’efficacia di un lavoro come Vita di un uomo, ideato dal poeta Davide Rondoni e diretto da Massimo Popolizio con Mario Vitale, sta nel doppio binario appunto della fiction e del documentario.
Nel senso che c’è una storia di fantasia legata a un autore teatrale in crisi di idee (interpretato dallo stesso Popolizio) che, grazie al provino di una misteriosa ragazza che recita un brano di Ungaretti, si mette sulle tracce del poeta affidandosi alla rilettura delle poesie e ai propri ricordi dell’infanzia e della giovinezza, di bambino ipnotizzato da quel signore anziano che ad occhi semichiusi e voce profonda introduceva nei tempi che furono L’Odissea televisiva («Mi faceva paura, ma mi affascinava, assomigliava a un mago»). In parallelo, con linguaggio documentaristico, vengono proposti filmati di repertorio e testimonianze, a partire dallo stesso Ungaretti che spiega, con quella sua inconfondibile intensità espressiva, che «la poesia è una combinazione di vocali e di consonanti. Una combinazione nella quale è entrata una luce».
Mentre ad esempio Rondoni, che si presta anche a una piccola parte in zona fiction, definisce Ungaretti «un genio, uno degli uomini più intensi del Novecento, uno dei lettori della società italiana più interessanti assieme a Pasolini, un poeta divorato dal senso dell’assoluto, che ha scritto il verso più bello della poesia in occasione della morte del figlio di nove anni: …/Poi nella cassa ti verranno a chiudere/ per sempre. No, per sempre/ sei animo della mia anima e la liberi./…». Curiosa la testimonianza di un’amica imprevedibile di Ungaretti: Iva Zanicchi. Infine due perle. Sul versante fiction il grande Umberto Orsini che recita Ungaretti nell’immaginario nuovo spettacolo teatrale di Popolizio. Sul versante documentario l’ammonimento quanto mai attuale del vero Ungaretti: «La guerra non libera mai l’uomo dalla guerra, che rimarrà l’atto più bestiale dell’uomo».
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