Dietro le quinte di “Stranger Things” per capire le ragioni di un fenomeno

L’ultima avventura di Stranger Things chiude il cerchio tra nostalgia anni Ottanta, amicizia e lotta contro l’ignoto, salutando i suoi protagonisti con un addio carico di memoria e coraggio.
January 22, 2026
Dietro le quinte di “Stranger Things” per capire le ragioni di un fenomeno
Gli orfani di Stranger Things, una delle serie più amate dal pubblico, vengono consolati da Netflix con un documentario di due ore, praticamente un film vero e proprio più che un semplice dietro le quinte dell’ultima stagione da poco messa in rete. Lo stesso titolo nella versione italiana (Un’ultima avventura Stranger Things 5: dietro le quinte) fa riferimento al cosiddetto backstage, ma soprattutto a quella che alla fine del docufilm viene definita «l’avventura di una vita». Bisogna infatti sapere (e molti lo sanno) che la serie statunitense creata dai gemelli Matt e Ross Duffer è andata avanti per dieci anni, dal 2016 a oggi, con cinque stagioni, raccontando la storia, ambientata nello Stato dell’Indiana, di un gruppo di teenager alle prese con mondi sovrannaturali, creature mostruose, laboratori segreti e poteri extrasensoriali.
Di fatto un horrorfantasy che omaggia il cinema di fantascienza, la musica e i riferimenti culturali degli anni Ottanta del secolo scorso con un inno all’amicizia, alla lealtà, al fascino dell’ignoto, al coraggio, alla capacità di meravigliarsi e al riscatto dei perdenti, attento anche al rapporto genitori-figli facendo perno soprattutto sull’assenza della figura paterna. Il docufilm ci fa vedere anche i ragazzi protagonisti da piccoli, ai tempi dei provini, quando avevano tra i dieci e i dodici anni, poi ci fa capire come gli stessi giovanissimi attori abbiano ispirato profondamente i personaggi. Insomma, Stranger Things è stata una serie in divenire, generazionale, un romanzo di formazione nella finzione e nella realtà. I Duffer ammettono anche che non c’era un copione definitivo per il finale, ma che poi ci hanno lavorato molto, con la collaborazione di tutto il cast, convinti che in una serie così popolare se viene meno il finale si dimentica tutto quello che c’è stato prima. «Scrivere le ultime battute che questi personaggi avrebbero mai pronunciato è stato davvero difficile», ammette Ross.
Il docufilm racconta anche la parte per così dire tecnica, i 237 giorni di riprese, i 6.725 allestimenti, le 630 ore di girato per portare a casa la quinta e ultima stagione. Interessante la complessa costruzione dei set, la sinergia e la connessione dei vari reparti, i trucchi per garantire emozioni e spettacolarità, il coinvolgimento di più registi (tenendo anche conto che ogni episodio della serie e come se fosse un film a se stante), l’uso particolare della macchina da presa, il più delle volte a mano per essere vicina agli attori e garantire immagini fortemente espressive. Alla fine, però, tornano in scena i ragazzi, i protagonisti di questa serie decisamente corale, che al termine dell’ultimo giorno di riprese, nonostante che ormai siano cresciuti e non poco, sono incapaci di trattenere le lacrime e con loro tutto il cast, ma forse anche con gli orfani di Stranger Things di cui si diceva all’inizio.

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