“Effetto notte” cerca l’umanità tra Powell-Gesù e Gifuni-Tortora

A Effetto notte, Falzone intreccia Gifuni su Tortora/Portobello e Powell su Zeffirelli, tra memoria tv, recitazione e Premio Zeffirelli a Firenze.
February 24, 2026
“Effetto notte” cerca l’umanità tra Powell-Gesù e Gifuni-Tortora
«Per me Enzo Tortora era il presentatore di un grande contenitore che teneva dentro almeno sette format, un programma che faceva 28 milioni di telespettatori». Così Fabrizio Gifuni, protagonista della serie tv Portobello, risponde alla prima domanda di Fabio Falzone, ideatore e conduttore di Effetto notte in onda il venerdì in seconda serata su Tv2000. In quella risposta c’è il senso di quel laboratorio di televisione anticipatrice del futuro che fu Portobello. Ma ci sono anche i numeri di un successo inviso a molti e che in parte è alla base dell’incredibile vicenda giudiziaria di Tortora, che il regista Marco Bellocchio, con la notevole interpretazione di Gifuni, racconta nella prima serie italiana prodotta da HBO.
Va detto che per promuoverla, l’attore romano è passato da uno studio televisivo all’altro, ma Falzone, a differenza di altri, cerca sempre di andare oltre le curiosità e i segreti di un film o di una fiction per mostrare il lato umano del personaggio che ha di fronte, magari facendosi raccontare la magia del lavoro dell’attore («paragonabile a un maratoneta più che a un centometrista»), come nel caso di Gifuni, oppure l’importanza della famiglia, come nel caso del secondo ospite della puntata del 20 febbraio, Robert Powell, l’indimenticabile Gesù nello sceneggiato televisivo di Franco Zeffirelli, che il conduttore ha incontrato a Firenze nella sede della Fondazione intitolata al regista. Powell ha ricordato le difficoltà vissute sul set, i nove mesi di riprese tra Tunisia e Marocco passati sempre insieme alla moglie: «Senza di lei non ce l’avrei mai fatta». Se ne convinse anche Zeffirelli, che per tenerla accanto al marito le diede l’incarico dell’accoglienza degli attori. Finì così per diventare persino una sorta di infermiera del grande Laurence Olivier.
Aneddoti familiari a parte, Powell ha spiegato che nell’interpretare Gesù cercò di non sovraccaricarlo con la recitazione: «Non ho portato in scena niente di me, mi sono messo da parte e ho lasciato spazio al divino. In scena ci sono Gesù e le sue parole». A cinquant’anni da quell’impegnativo ruolo, l’attore britannico, seguito anche dalle telecamere di Tv2000, ha ricevuto il Premio speciale Franco Zeffirelli assieme al tenore Placido Domingo nella suggestiva cornice del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio. Ma la troupe di Falzone ha proposto anche una carrellata di immagini relative al Museo Zeffirelli, «luogo di grande bellezza e fascino», che ha sede negli stessi ambienti della Fondazione presieduta dal figlio adottivo del regista, Pippo Zeffirelli, al quale si deve l’istituzione del premio pensato per celebrare l’eredità artistica del padre con i riconoscimenti speciali accennati e soprattutto con quelli assegnati, in questa prima edizione, a Marco Bellocchio per la regia, ad Ann Roth per i costumi, a Sarah Greenwood e Katie Spencer per la scenografia.

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