Il nostro voto alle canzoni di Sanremo: le pagelle di Avvenire

di Angela Calvini, inviata a Sanremo
Dall'urban pop e rap all'indie, dal cantautorato al country, dal rock al rap quest’anno i colori e i sapori dei brani in gara sono i più diversi.
February 27, 2026
Il nostro voto alle canzoni di Sanremo: le pagelle di Avvenire
Sanremo, 76° Festival della canzone italiana. Seconda Serata. Nella Foto Achille Lauro e Laura Pausini
Ecco le pagelle di Avvenire dei brani dei 30 Big in gara alla 76ª edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Dall'urban pop e rap all'indie, dal cantautorato al country, dal rock al rap quest’anno i colori e i sapori dei brani in gara sono i più diversi. Nella valutazione occorre tener contro delle tre versioni del brano: la performance live con orchestra all’Ariston, l’effetto del brano in tv e quello nella versione originale radiofonica o streaming.  
ARISA 6
Magica favola. Arisa ripercorre la sua biografia come fosse una favola malinconica. La sua è la più bella voce del Festival ma il ritornello Disney è debole. Ma almeno è sincera.
BAMBOLE DI PEZZA 6,5
Resta con me. Donne toste a tutto rock, ma che credono nel sentimento autentico “in questi tempi di odio”. Bel rock melodico e un ritornello che funziona. Altroché bambole.
CHIELLO 6,5
Ti penso sempre. Il tocco di Tommaso Ottomano ravviva il pessimismo cosmico, che è la caratteristica di Chiello con una gradevole virata british rock. Ci voleva.
DARGEN D'AMICO 6,5
AI AI. Ironia danzante che pone domande sull’intelligenza artificiale su un divertente funky anni 70. Con abbondanti citazioni evangeliche. Originale come sempre.
DITONELLAPIAGA 8
Che fastidio! Elettro disco anni 80 a palla, lei snocciola i cliché più fastidiosi del nostro Paese con ironia graffiante, voce e presenza scenica. Si balla ragionando. Travolgente.
EDDIE BROCK 4,5
Avvoltoi. Una donna vittima di un amore tossico e tormentato. Il pur simpatico Eddie sbraita al vento una “Bella senz’anima 2.0”. Ma, purtroppo, non è Cocciante.
ELETTRA LAMBORGHINI 5
Voilà. Qui si citano l’aria di mare, i balli fino all’alba sulla disco anni 70 immaginando di essere Raffaella Carrà. Tanto allegrotta quanto banalotta. Raffaella, ci manchi.
ENRICO NIGIOTTI 6,5
Ogni volta che non so volare. Il viaggio della vita, il tempo che passa. Uno dei testi più poetici del Festival firmato dal grintoso Nigiotti e Pacifico. Più da premio Tenco.
SAL DA VINCI 7
Per sempre sì. Un inno al matrimonio senza se e senza ma. Teatrale, esagerato, nazionalpopolare, sprizza un ottimismo travolgente. Viva gli sposi!
ERMAL META 8,5
Stella stellina. Ritmi arabi firmati Dardust e testo commovente in questa ninna nanna per una bimba morta a Gaza sotto le bombe. Nel dolore la speranza però non è perduta. Premio della critica.
FEDEZ E MASINI 7
Male necessario. Il graffio drammatico di Masini si intreccia col rap autoriferito di Fedez. Tra errori, depressioni e rinascite “anche nel buio si impara a vedere”. La coppia è forte e punta in alto.
RAF 6,5
Ora e per sempre. Scrive col figlio Samuel e canta con delicata eleganza Raf alla moglie amore della sua vita, punto di riferimento in un mondo oggi folle. Raf è Raf, e non si discute.
FRANCESCO RENGA 5,5
Il meglio di me. Renga sfodera la sua ugola d’oro per cantare la famiglia, imparando dagli sbagli. Tutto molto nobile, ma il brano inciampa in un ritornello con eccesso di gorgheggi. Aiaiai.
FULMINACCI 7
Stupida sfortuna. Ritornello orecchiabile che funziona, brano dalla scrittura pulita ed elegante per il cantautore 28enne, un po’ Luca Barbarossa anni 80. Odore di premi nell’aria.
NAYT 7
Prima che. Tosto, dritto, Nayt spacca. Un cantauto-rap meditativo, intrigante e ben scritto. Dietro alla facciata dei social torniamo reali. Gran bella sorpresa.
J-AX 5
Italia starter pack. Manuale di sopravvivenza in Italia ma ballando il country vestito da cow boy. Sopra le righe, scherzosamente qualunquista, ma perlomeno allegro.
LDA &AKA 7 6,5
Poesie clandestine. I due amici hanno trovato insieme una formula vincente a ritmo caraibico/partenopeo con tocco alla D’Alessio padre. Amore, tarantella e voglia d’estate. Solari.
LEO GASSMAN 6
Naturale. Brano melodico fra addii e felpe macchiate dall’eyliner che cola per le lacrime. Il pur bravo ed educatissimo Leo è alla ricerca di una sua identità fra musica e recitazione. Almeno è naturale.
LEVANTE 5,5
Sei tu. Levante è autrice unica di un brano che analizza gli effetti dell’amore sul proprio corpo. La ballad è raffinata, punta molto sulla bella voce ma non si capisce molto. Vaga nell’aere.
TOMMASO PARADISO 7
I romantici. Paradiso in famiglia ci sta bene e ce lo fa sentire con un ritornello avvolgente alla Paradiso maniera che sfida la malinconia. Romanticone, ovviamente.
TREDICIPIETRO 7
L’uomo che cade. Deve ritoccare l’interpretazione, ma la scrittura del brano è una delle più raffinate del Festival, tra rap e r’n’b, cadute e risalite. Uno su mille ce la fa. Anche Pietro.
SERENA BRANCALE 6,5
Qui con me. Brancale torna raffinata e jazz per rivolgersi alla madre scomparsa come se le fosse accanto. Commozione sincera e virtuosismo vocale spinto. Podio
SAYF 6,5
Tu mi piaci tanto. Scuola genovese, sangue tunisino il rapper camuffa dietro al ritornello tormentone una intelligente tarantella sociale sull’Italia di oggi, Già virale.
SAMURAY JAY 5,5
Ossessione. Tradimenti vacanzieri e ossessioni amorose a ritmo di salsa e merengue. Lo aspettiamo per l’estate nei migliori ciringuiti. O a “Ballando con le stelle”.
PATTY PRAVO 6,5
Opera. Brano filosofico dalla poetica penna di Giovanni Caccamo. Elegantissima Patty sul tappeto di violini, canta “semplicemente la vita”. Tocco di classe.
MICHELE BRAVI 7
Prima o poi. Michele Bravi col suo vibrato raffinato lascia passare sotto pelle un’emozione. Mancanza e solitudine per un amore finito. Con l’eleganza non si sbaglia mai.
LUCHÈ 
Labirinto. Una filippica esistenziale ritmata con un accenno di rap con un suo groove avvolgente. Peccato che manchi la voce che si perde nel labirinto Né bella né brutta.
MALIKA 7
Animali notturni. Punta su un brano funkeggiante anni 70, con raffinati echi brasileri che ricordano la Vanoni anni 80 pensato per la radio. La classe non è acqua. Bentornata.
MARA SATTEI 5
Le cose che non sai di me. L’estate a Trastevere, cieli stellati, piogge estive, notti tormentate per cantare a voce spiegata la malinconia. Lei prova a volare, ma è il brano che vola via. Sfuggente.
MARIA ANTONIETTA & COLOMBRE 6,5
La felicità e basta. Ironici e intelligenti i due cantautori, coppia artistica e nella vita, invocano la felicità come un diritto per tutti. Democratici.

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