Le #Confessioni di “Mare fuori”, falso d’autore senza speranza
Su RaiPlay: 30 “confessioni” da 7 minuti che fanno sembrare Mare fuori più reale.

In attesa che la sesta stagione di Mare fuori con la regia di Beniamino Catena e Francesca Amitrano sbarchi su RaiPlay con i primi sei episodi il 4 marzo e con tutti gli altri l’11 marzo per poi approdare successivamente su Rai 2, sono da qualche giorno in rete, sempre su RaiPlay, i trenta episodi di Mare fuori #Confessioni, appuntamento in pillole di sette minuti ciascuna per i fan della serie tv che racconta la vita dei ragazzi detenuti nell’immaginario istituto di detenzione minorile che si affaccia sul Golfo di Napoli, simbolo di una libertà a cui i giovani reclusi aspirano, ma di cui non godono per aver commesso reati anche gravi.
A sua volta da quattro stagioni, Mare fuori #Confessioni fa rivivere i retroscena della fiction raccontati dai protagonisti stessi in una sorta di falso reality che gli autori, Maurizio Careddu e Cristiana Farina, definiscono espediente cinematografico con la forma narrativa del documentario pur trattandosi di fiction. Fatto sta che prima della sigla con volti e musica (quella ormai più che conosciuta di ’O mar for, di Stefano Lentini e Matteo Paolillo, con il famoso ritornello «Ce sta ’o mare for»), una didascalia «consiglia la visione a un pubblico adulto» (e per alcune situazioni e un certo linguaggio è il minimo che si possa suggerire), mentre una seconda didascalia avverte che «una troupe entra nell’IPM di Napoli per documentare le storie dei detenuti minorenni. Lo scopo della docuserie è scoprire chi è il ragazzo che sta dietro il crimine commesso». In poche parole si fa passare per reale ciò che è finzione, anche solo definendola «docuserie». Qualcuno obietterà che il pubblico è smaliziato e sa benissimo distinguere tra attore e personaggio.
Sarà? Ma qui tutto punta a far sì che succeda il contrario, ovvero che i telespettatori, in maggioranza giovanissimi, si appassionino alle storie dei personaggi credendoli più veri di quanto non lo siano realmente. Non a caso le stesse riprese avvengono all’interno dell’ipotetico istituto di pena e ogni tanto, a partire dalla sigla, la telecamera (tv nella tv) inquadra la troupe che riprende il protagonista della «confessione». A parte questo, che comunque non va sottovalutato, le «confessioni» servono a scavare nella psicologia dei personaggi, nelle loro ferite e nelle loro scelte difficili, sviscerando temi che la serie sviluppa solo in parte. In Mare fuori #Confessioni manca però quel barlume di speranza, grazie soprattutto agli educatori, che s’intravede nella serie all’interno di un microcosmo dove risulta particolarmente labile il confine tra bene e male, ma dove nessuno dei ragazzi è violento di per sé. Tutti sono vittime dell’ambiente esterno in cui sono cresciuti, compreso quello familiare con genitori malavitosi o anche solo incapaci di un rapporto con i figli. Intanto si lavora al progetto per altre due stagioni: in cantiere la settima e l’ottava.
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