Mediaset riscopre ancora l’uovo d’oro di “Colombo”
Rete 4 e Top Crime ripropongono la domenica episodi lontani di Columbo, e la prova è che il tenente dimesso di Peter Falk e la sua indagine “a rovescio” reggono ancora grazie a dettagli, psicologia e ironia.

Della serie «usato sicuro» o se si vuole «gallina vecchia fa buon brodo». In ogni caso suscita curiosità il fatto che due diverse emittenti, Rete 4 e Top Crime, sia pure appartenenti alla stessa proprietà, Mediaset, abbiano in programma la domenica, rispettivamente all’ora di pranzo e in prima serata, un episodio di stagioni diverse di Colombo, la mitica serie tv statunitense interpretata da Peter Falk nelle vesti, più esattamente nell’impermeabile sgualcito, dello svagato, ma perspicace tenente della Squadra omicidi della Polizia di Los Angeles, che riesce a risolvere tutti i casi, anche i più complicati, armato di matite spuntate e taccuini riposti nella tasca sbagliata, con tra le dite un mozzicone di sigaro che lo aiuto a ragionare. Domenica scorsa Rete 4 ha proposto «L’ultimo scaccomatto», del 1973, appartenente alla seconda stagione (un altro episodio l’ha proposto anche ieri pomeriggio), mentre Top Crime ha pescato nella decima e ultima stagione mandando in onda «Scandali a Hollywood» del 1998. Abbiamo avuto così la possibilità di vedere un Peter Falk invecchiare nel ruolo di un investigatore che invece rimane uguale a se stesso, distratto e trasandato, con l’aria sorniona, capace di calma olimpica e di battute pungenti, con continui riferimenti a una moglie che non si vede mai.
Immutabile anche la struttura, che ribalta le regole del giallo con un preambolo iniziale (che con i ritmi televisivi attuali appare un po’ lungo) in cui si conoscono la vittima, l’assassino, le dinamiche dell’omicidio e le soluzioni per nascondere il responsabile. Per cui tutta la parte successiva serve per raccontare come Colombo arriva alla soluzione del caso e a trovare le prove che quasi mai corrispondono a quelle
più evidenti. Un dettaglio minimo, un gesto inconsueto lo insospettiscono. Dopo di che comincia a tessere una tela intorno all’assassino, incalzandolo con riflessioni ad alta voce e domande all’apparenza sconclusionate. In qualche modo lo perseguita, mentre l’omicida, ingannato dall’aspetto dimesso di Colombo, tende in genere a sottovalutarne l’abilità, assumendo inizialmente nei suoi confronti un atteggiamento di condiscendenza e falsa cortesia.
A livello di scrittura e di interpretazione la serie regge il tempo che passa. Certe soluzioni tecniche (come il falso movimento delle auto con la cosiddetta proiezione posteriore, ovvero le immagini che scorrono dietro) fanno sorridere, ma l’umanissimo personaggio costruito da Peter Falk funziona anche dopo mezzo secolo e con lui una sceneggiatura che non prevede particolare azione e colpi di scena, che trasforma l’indagine in una sorta di partita a scacchi, un po’ come quella dell’episodio citato, affidandosi allo scavo psicologico e a una buona dose d’ironia, determinando un modo elegante di fare tv che si finisce per apprezzare oggi ancor più che in passato.
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