La maratona tv di “The paper”, finto giornalismo ma crisi vera

The Paper (spin-off di The Office) è un mockumentary che, tra grottesco e nostalgia, satirizza la crisi del giornalismo di carta.
January 27, 2026
La maratona tv di “The paper”, finto giornalismo ma crisi vera
«Nel 2005, una troupe di documentaristi ha iniziato a filmare una cartiera di Scranton, in Pennsylvania. Hanno seguito gli impiegati di un normale ufficio destreggiarsi tra le nuove regole di comportamento sul posto di lavoro e quelle della vita di tutti i giorni. Vent’anni dopo, sono tornati». Questa è la didascalia iniziale di The Paper, la serie tv statunitense ideata da Greg Daniels e Michael Koman da ieri in onda su Sky e in streaming su Now con tutti e dieci gli episodi per una maratona che si è conclusa a notte fonda.
La didascalia in questione è semplicemente la conferma che The Paper deriva da The Office (tra l’altro disponibile anch’essa su Sky con tutte le sue nove stagioni), che racconta, appunto, delle disavventure dei dipendenti dell’azienda cartiera Dunder Mifflin con sede a Scranton, in Pennsylvania. Questa volta, riprendendo la storia originale, la troupe, che aveva documentato la vita nell’azienda che produce anche carta igienica, è salita al settimo piano dove ha sede la redazione del «Toledo Truth Teller», un giornale locale dal futuro molto incerto per il cui disperato tentativo di rilancio viene assunto un nuovo caporedattore che alle prese con le scarse finanze del giornale si affida ad improbabili giornalisti volontari pescati tra i vari dipendenti.
Ne viene fuori una sgangherata redazione che dà vita a un microcosmo umano di personaggi dai tratti esasperati, che riflettono comunque piccolezze, manie e tic di molti, ma anche i loro sogni. Così facendo, con sguardo ironico e cinico, la serie offre una satira efficace e grottesca sulla crisi del giornalismo tradizionale. La stessa sigla mostra amaramente come i giornali di carta possano oggi servire per incartare il pesce, farci cappellini o pulirci i
vetri. Ma la vera caratteristica di questa serie, come di quella da cui deriva, è il cosiddetto mockumentary, un genere cinematografico e televisivo che imita lo stile e le convenzioni del documentario per raccontare con apparente realismo eventi immaginari per cui i protagonisti parlano spesso alla telecamera, commentano le situazioni, mentre la telecamera a sua volta li segue, spesso condotta a mano, nello sviluppo della vicenda di fantasia, concentrandosi su contenuti di carattere comico-paradossale caratteristici delle sit-com.
C’è anche un po’ di nostalgia per la mitica e antiquata rotativa in opposizione al mondo del web e dei social che alla deontologia ha anteposto il clickbait, di fatto il marketing. Nel cast spicca Sabrina Impacciatore nel ruolo di Esmeralda, caporedattrice eccentrica e manipolatrice che dopo essere stata retrocessa all’arrivo del nuovo caporedattore cerca in tutti i modi di sabotarlo. Protagonista con lei è appunto Domhnall Gleeson nei panni di Ned, il nuovo caporedattore dall’aria svagata e al tempo stesso dall’entusiasmo contagioso per il buon vecchio giornalismo su carta.

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