“La città ideale”, quando il talk è giramondo e sostenibile
Copenaghen e il CopenHill raccontano, a La città ideale su Rai 3, come sostenibilità e qualità della vita possano diventare spettacolo e modello urbano.

Un termovalorizzatore con il tetto trasformato in pista da sci e incastonata sulla facciata la parete da arrampicata più alta del mondo. Succede a Copenaghen, in Danimarca, alla centrale di CopenHill, che trasforma i rifiuti in energia pulita e la struttura stessa in una montagna artificiale, un luogo di vita e di sport per un’esperienza urbana unica raccontata e sperimentata all’interno de La città ideale (il sabato in prima serata su Rai 3) con il conduttore Massimiliano Ossini (nonché coautore con Paola Miletich, Cristiano Strambi e Vladimiro Polchi) che ha scalato gli ottanta metri della rammentata parete per godersi il panorama del Mar Baltico e della capitale danese e dimostrare, come vuole la natura stessa del programma di Rai Cultura, che è ancora possibile rendere più sostenibili le nostre città.
Sotto forma di talk show, con ospiti in studio e il contributo di reportage realizzati dallo stesso Ossini, La città ideale, con la regia di Fabrizio Guttuso Alaimo, cerca sotto casa e in giro per il mondo esempi virtuosi per migliorare la qualità della vita. Ecco allora che Riccardo Iacona, uno degli ospiti dell’ultima puntata, si fa promotore della mobilità in bicicletta, «che può cambiare le sorti del mondo». Confortato in questo dal neurologo Piero Barbanti, che parla della bici come «strumento di libertà, fuga, sogno, con cui si riabilita tutto a cominciare dal cervello».
Ma ecco anche la stessa Copenaghen spesso considerata una delle città più vivibili e felici al mondo, un laboratorio urbano dove mobilità ciclabile, turismo sostenibile, benessere, cibo biologico e lotta allo spreco sono diventati scelte strutturali, dimostrando come le grandi sfide ambientali possano diventare opportunità. Il programma, che nelle puntate precedenti ha raccontato altre città come Singapore ed Helsinki, parla di urbanistica, qualità della vita e futuro delle nostre città in modo accessibile, senza tecnicismi, con un approccio multidisciplinare, ma anche con un occhio all’intrattenimento.
Non a caso tra gli ospiti ci sono sempre personaggi dello spettacolo. Sabato scorso, negli studi «Dear - Fabrizio Frizzi», assieme ai rammentati Iacona e Petreni, oltre ad Andrea Segrè e Paolo Mieli, c’erano Renzo Arbore, Nina Zilli e Giusy Buscemi. Con Arbore in particolare, che è di per sé garanzia di spettacolo, è stata ripercorsa parte della sua eccezionale carriera non mancando un riferimento a Quelli della notte e alla mitica sigla che persino i difensori di Alì Agca, stando al racconto dello stesso Arbore, si misero a cantare durante il processo all’attentatore di Giovanni Paolo II perché qualcuno inavvertitamente pronunciò «la notte no». In quanto alla città ideale per il popolare showmen non poteva che essere Napoli, nonostante lui sia nato a Foggia e che la scelta sia sicuramente dettata dall’affetto più che dalla sostenibilità.
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