Un giovane religioso festeggia su Facebook il 50° di sacerdozio
domenica 5 febbraio 2017
Nella XXI Giornata mondiale della vita consacrata, alla quale papa Francesco ha dedicato un'incisiva omelia durante la Messa in San Pietro, padre Ottavio Raimondo, comboniano, per lungo tempo capace e creativo direttore dell'Editrice missionaria italiana, ha festeggiato i 50 anni di sacerdozio in cattedrale a Bari. Ma anche su Facebook ( tinyurl.com/j3lls7k ). Già questo merita di essere sottolineato: chi non frequenta i social network, e segnatamente il più forte di essi, tende ancora a pensarli come prevalente o esclusivo strumento di comunicazione tra giovani, ma chi li usa (sono ormai 30 milioni gli iscritti a Facebook in Italia), oltre che chi li studia, sa che le cose stanno ben diversamente.
Come molti suoi confratelli, padre Raimondo ha una sensibilità comunicativa tutta particolare, lo si vede anche in Rete. Mi muovo un po' sul suo profilo e scopro: che ha 2.203 amici, non trovati tutti d'un botto ma aggiuntisi anno dopo anno con un'impressionante regolarità; che pubblica quotidianamente almeno un post contenente, a oggi, un minicommento al Vangelo del giorno; che offre di sé informazioni scarne ma precise: «Sono prete missionario!». Scopro anche che si era iscritto a Facebook già nel 2006 (!) ma che vi è stabilmente attivo "solo" dalla fine del 2008.
Vengo al suo messaggio social per il 50° di sacerdozio, che raccoglie naturalmente una messe di like e di commenti proporzionata alla solennità biografica dell'evento. Racconta di aver chiesto al suo Signore, dopo essersi inginocchiato «lodando e benedicendo», che gli faccia due regali: «5 vocazioni alla vita religiosa e sacerdotale, vocazioni che siano donne e uomini fuori di sé», e «5 bei matrimoni: 5 famiglie nuove dove l'amore si possa tagliare a fette». A parte l'immediatezza di quell'essere religiosi «fuori di sé» e famiglie dove l'amore si taglia «a fette», come non cogliere una precisa sintonia con il prossimo Sinodo dei vescovi, che si occuperà non solo di giovani in genere, ma del discernimento di «tutte» le loro possibili vocazioni?
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