“Studio Battaglia”, filosofia del diritto
giovedì 24 marzo 2022
C'è tanta roba nello Studio Battaglia, la serie di Rai 1 in onda il martedì in prima serata. Nella sostanza è una saga familiare con una madre e tre figlie, più un padre che torna dopo averle a suo tempo abbandonate. Il vero problema è che tre di loro, madre e due figlie, donne in carriera, sono tutte avvocate divorziste (le Battaglia), mentre la quarta, l'altra figlia, che non vuol sapere del mestiere di famiglia, è alle prese con il matrimonio. Se non bastasse, le avvocate si trovano tra loro professionalmente una contro l'altra (sorella contro sorella, sorella contro madre…) dopo che la sorella maggiore ha abbandonato lo studio della madre. Ma guarda caso c'è anche il marito di una delle figlie che fa il bioeticista e si trova a fare il consulente della parte avversa all'assistita dalla moglie. Senza parlare delle varie questioni amorose, che comprendono triangoli, coinvolgono cognati e sfiorano un prete. Ma se anche questo non fosse sufficiente, entrano nella fiction temi d'attualità in materia di diritto di famiglia, unioni civili, accordi di riservatezza, tutela dell'immagine, diffamazione, famiglie omogenitoriali, congelamento degli embrioni. Sullo sfondo della Milano del Centro direzionale con i suoi grattacieli e le pareti di cristallo, il racconto di Studio Battaglia (scritto da Lisa Nur Sultan ispirandosi alla serie britannica The split e diretto da Simone Spada) intreccia un lungo caso orizzontale (la separazione di un ricco uomo d'affari) a numerosi casi di puntata che riguardano i temi accennati. Davvero tanto, sicuramente troppo, ma è un vizio che sta diventando comune ad alcune delle ultime fiction Rai, che non riescono più a trovare una storia lineare forte, con protagonista un personaggio carismatico, e si affidano a intrecci sempre più ingarbugliati.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: