Sogno o realtà? La bussola di Amleto nel mondo dell’IA
La risposta può e deve basarsi sulla rivalutazione dell’umano, del suo agire consapevole per il tramite di sensi, emozioni, sentimenti, pensieri

«Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia». Così Amleto si rivolge a Orazio, dopo aver parlato con lo spettro del padre, attribuendo alla realtà cose più misteriose e inspiegabili di quelle che la filosofia e la razionalità possano concepire. Uno spettro che parla, un sogno, un incubo spiegano il mondo meglio della logica, della scienza aristotelica?
Viviamo immersi in una realtà tecnologica che supera la nostra comprensione immediata: macchine che parlano, che creano immagini e filmati, androidi e ginoidi che ballano, corrono, operano agevolmente nel mondo fisico. Ci appaiono come fantasmi venuti dal futuro, dotati di potenti menti aliene. Quando interagiamo con loro ci chiediamo se stiamo sognando a occhi aperti e, riflettendo sul futuro che ci aspetta, siamo sopraffatti dall’inquietudine.
I sogni nascono nella mente senza il controllo diretto ed esplicito della coscienza. Servono per riorganizzare gli stimoli ricevuti durante il giorno, per eliminare tutto ciò che non serve alla nostra sopravvivenza. Con i sogni emergono emozioni nascoste, paure che non abbiamo la forza o la volontà di rivelare neanche a noi stessi. Nell’Interpretazione dei sogni, Freud sostiene che sognare non sia un’attività casuale ma un linguaggio simbolico che rivela ciò che la coscienza censura. Per questo, l’analisi dei sogni può far scoprire verità nascoste su desideri e identità.
Trattare la nostra percezione della realtà tecnologica come un sogno significa non solo agire senza il supporto della coscienza, ma ignorare e forzare proprio ciò che ci spiegherebbe in maniera razionale. Molti credono che in questo modo le macchine svelino una natura maligna e pericolosa, manifestando la capacità e la volontà di prendere il sopravvento sulla specie umana. Per costoro non sono necessarie evidenze fattuali, perché fanno notare che nei sogni è possibile volare e fare cose inumane e impossibili. Il sogno diventa così un oracolo, che con parole e immagini incomprensibili svela segreti arcani.
I sogni degli androidi di Philip K. Dick, nel suo romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, hanno una natura diversa da quelli degli umani. I replicanti aspirano a una vita autentica e sono ossessionati dal desiderio di diventare umani. Sognano addirittura, e nei sogni, la natura meccanica svanisce per dare spazio a una realtà che dà senso ai ricordi, alle esperienze cablate nei loro cervelli artificiali. La coscienza artificiale di cui sono dotati perde forza per far emergere sensazioni vere, che nella fase onirica assumono significati reali, umani.
Nell’anno 2025 di Nostro Signore, diventato l’anno 4 dell’intelligenza artificiale generativa, abbiamo assistito a una grande accelerazione tecnologica. 800 milioni di persone usano regolarmente ChatGPT, e tanti altri chatbot simili. Ci parlano per avere informazioni, suggerimenti, spiegazioni, ma anche per interagire con entità che ascoltano senza mai stancarsi o rimproverare. Non si tratta di sogni, ma di esperienze reali, concrete, spesso utili.
Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa ha riaperto vecchie ferite relative al ruolo della tecnologia e dai rischi che derivano dalla sua adozione. Tornano alla mente la rivoluzione industriale e il luddismo, la costruzione della bomba atomica e il movimento Pugwash. Sono scesi in campo filosofi, sociologi, psicologi ma anche storici e letterati, che hanno riscoperto e commentato un’ampia letteratura in cui miti, leggende e teorie parlano del rapporto tra l’uomo e le macchine. Gli scienziati, invece, per spiegare il funzionamento delle macchine hanno dato un forte impulso alle neuroscienze e alla psicologia. Tutto questo fermento può essere letto da due prospettive diverse: convinzione e contraddizione. La convinzione della forza della ragione e del suo inarrestabile progresso contiene al suo interno una rigidità che attribuisce forza alle idee, ma che rischia di rimanere chiusa e riluttante al confronto. La contraddizione è un segnale dell’interruzione della coerenza apparente di un sistema e rappresenta il punto di partenza per rompere schemi e convenzioni, per trovare nuovi punti di equilibrio epistemici. Amleto, invocando lo spettro del padre dà invece spazio alle cose che in terra e in cielo non esistono razionalmente. Il dubbio amletico potrebbe diventare anche per noi la bussola che guida il nostro viaggio terreno?
Come dobbiamo muoverci? Come possiamo evitare la trappola della realtà senza cadere nell’inganno dei sogni? La risposta può e deve basarsi sulla rivalutazione dell’umano, del suo agire consapevole in una realtà conosciuta non per sentito dire ma per il tramite dei sensi, della traduzione dei segnali esterni in emozioni, sentimenti, pensieri. Turing si chiese se le macchine potessero pensare per poi rifugiarsi nella più concreta richiesta di farle parlare, di accettare che il loro comportamento fosse un’indicazione indiretta della capacità di pensare. Adesso sappiamo che tutto ciò non basta, che le macchine possono parlare utilizzando approcci probabilistici, supportati da specifiche tecniche di rinforzo e allineamento. Se le macchine sognano senza coscienza, noi umani dobbiamo pensare senza vincoli e pregiudizi, per evitare che la realtà diventi incomprensibile e che i sogni si trasformino in incubi.
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