Nel «Credo» di Penderecki la fede e il cammino del popolo polacco
domenica 13 febbraio 2011
Dura cinquanta minuti il Credo di Krzysztof Penderecki. Un tempo simbolicamente dilatato per conferire veste musicale al testo della professione della fede cattolica che normalmente richiede poco più di cento secondi quando viene recitato durante la liturgia eucaristica domenicale; un tempo espanso quasi a dismisura, che apre spazi di riflessione e meditazione sul peso specifico che ogni singola parola ricopre all'interno delle nove sezioni in cui si articola la partitura (ultimata nel 1998).
Il compositore polacco (classe 1933) procede come se si trattasse di un racconto vero e proprio, enunciato attraverso i punti cardine della religione cristiana; di una narrazione chiamata a rappresentare l'intero popolo dei fedeli, ma anche la dimensione più intima di chi, come l'autore, è cresciuto all'ombra del regime comunista filo-sovietico e ha vissuto in prima persona il clima di terrore dell'era post-staliniana, tra repressioni e persecuzioni, per poi conoscere il cammino di riscatto verso la luce della libertà intrapreso grazie all'apporto decisivo della Chiesa e di chi la fede è riuscita a testimoniarla con l'esempio della propria esistenza (come non ricordare qui le straordinarie figure del cardinale Wyszynski, del beato Popieluszko o di Papa Wojtyla?).
In tal senso, mantenendo intatto l'impianto generale del testo sacro, il musicista è intervenuto con alcune aggiunte (tratte dall'inno Pange lingua, dai Libri dei Salmi e dell'Apocalisse) con l'intento quasi di personalizzare nel profondo un'opera attraversata da forti contrasti, sempre in bilico tra l'immediatezza del suo messaggio confessionale e la drammaticità dei richiami ideali alle vicende della storia. Ed è proprio nel difficile bilanciamento tra questi elementi costitutivi che poggia la lettura del Credo offerta da Antoni Wit " già allievo nella classe di composizione dello stesso Penderecki " dal Coro e dall'Orchestra Filarmonica di Varsavia, affiancati da un quintetto di cantanti solisti polacchi (cd pubblicato da Naxos e distribuito da Ducale): un cast di interpreti interamente "autoctono", dunque, a conferma di un'autenticità e un vigore che sembrano garantire attendibilità artistica e una totale immedesimazione con la prospettiva originaria dell'autore.
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