Nel nuovo bilancio dell'Ue per l'agricoltura ipotesi di tagli anche del 30%
domenica 3 dicembre 2017
Il succo della questione è sempre lo stesso: i soldi sono pochi, quindi occorre risparmiare. Principio di base anche per l'Europa. Quello dei tagli di bilancio è però un metodo che non tutti approvano. Anzi, quando si parla di sicurezza alimentare, la levata di scudi è pressoché generale. E con buona parte di ragione.
L'ultima occasione per parlare di politica agricola comune e bilanci risicati è arrivata con la presentazione delle prime ipotesi di studio sul bilancio comunitario dopo il 2020. Per l'agricoltura (e non solo), si delineano all'orizzonte tagli che vanno dal 15 al 30% a seconda delle ipotesi. Troppo per gli addetti ai lavori. Coldiretti non ha perso tempo è ha parlato di tagli «insostenibili per le imprese e per i cittadini europei». Le idee di risparmio sono così state respinte al mittente da chi, ha sottolineato sempre Coldiretti, nel 90% dei casi sostiene «la politica agricola a livello comunitario per il ruolo determinante per l'ambiente, il territorio e salute secondo la Consultazione pubblica promossa dalla stessa Commissione europea». Le ragioni dei coltivatori diretti sono semplici: garantire un equo tenore di vita per gli agricoltori è un'esigenza fondamentale per la maggioranza dei cittadini (88%). A patto che si parli di veri imprenditori dei campi e non di chi sfrutta posizioni di rendita. Da qui la richiesta: «Occorre rafforzare tutte le misure che escludono la "rendita" e premiano chi vive di agricoltura». Tutto senza dimenticare il sostegno alle produzioni di cui è possibile eseguire la tracciabilità dell'origine. Non tagliare risorse, quindi, ma anzi dare più protezione a chi fa dell'agricoltura una vocazione d'impresa e di vita. Una posizione che tutto sommato il sistema agricolo condivide. Anche se con alcuni distinguo. Di obiettivi condivisi parla per esempio Agrinsieme (il coordinamento delle organizzazioni Cia agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza cooperative agroalimentari), che però punta il dito sul «rischio di una progressiva rinazionalizzazione della PAC» e sul pericolo di discriminazioni fra aziende diverse. Guarda poi ai grandi traguardi da raggiungere Paolo De Castro (ex ministro agricolo italiano e adesso primo vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento Ue), che spiega: «Semplificazione, rafforzamento delle politiche per la gestione dei rischi, misure per i giovani continuano ad essere in testa alla lista degli obiettivi e il concetto di flessibilità è la leva per accompagnarli».
Ma la discussione è solo all'inizio. Il tempo per le polemiche e per l'affinamento delle posizioni c'è tutto.
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