Metastasio e Naumann, la Via Crucis è un lungo cammino di speranza
domenica 5 aprile 2009
Il testo della Passione di Gesù Cristo è dovuto al genio drammaturgico di Pietro Metastasio (1698-1782) e ricopre un posto di assoluto rilievo all'interno della produzione del letterato italiano; venne infatti scritto nel 1730 come biglietto da visita in seguito alla fresca nomina a «Poeta Cesareo» presso la Corte Imperiale di Vienna, carica che mantenne per 52 anni, fino alla morte. Il poema divenne subito uno dei libretti maggiormente amati e frequentati da alcuni tra i più illustri compositori settecenteschi: autori come Caldara, Jommelli, Paisiello, Myslivecek e Salieri non seppero infatti resistere all'impeto dirompente del linguaggio teatrale e dell'azione scenica metastasiana.
Alla guida dell'Orchestra di Padova e del Veneto, del coro La Stagione Armonica e di un non sempre convincente quartetto di cantanti solisti, il direttore Sergio Balestracci ci invita invece alla riscoperta di uno sconosciuto adattamento musicale della Passione di Metastasio: quello approntato dal tedesco Johann Gottlieb Naumann (1741-1801), a lungo attivo tra la Cappella di Corte a Dresda e le maggiori istituzioni teatrali italiane (due cd pubblicati da Cpo e distribuiti da Sound and Music).
La sua trasposizione sul pentagramma ricalca fedelmente lo spirito e il taglio narrativo originale con cui vengono ricostruite le estreme, drammatiche vicende della vita terrena del Salvatore. Al termine di una breve ma compiuta Sinfonia, il sipario si alza su un lungo monologo di Pietro che, in lacrime e divorato dal rimorso per il suo triplice rinnegamento, è del tutto ignaro di cosa sia accaduto a Gesù in seguito alla cattura sul Monte degli Ulivi; saranno dunque gli amici " Maria Maddalena, l'apostolo Giovanni e Giuseppe d'Arimatea " a raccontargli passo dopo passo le sofferenze patite dall'amato Maestro durante le stazioni della "via crucis". L'oratorio si snoda lungo un cammino di ideale riscatto, in cui il dolore e lo smarrimento provati di fronte al «delitto della sconsiderata umanità» lasciano progressivamente spazio a sentimenti di sempre più evidente positività, come testimonia il coro finale («Santa Speme tu sei ministra all'alme nostre») che proclama la certezza della Resurrezione: fonte di consolazione eterna anche per il peggiore dei peccatori.
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