L'Hilliard Ensemble alla riscoperta dei brani in latino invisi a Enrico VIII
domenica 26 ottobre 2008
Il 1534 rappresentò per l'Inghilterra e per la storia dell'intera Europa un anno di decisiva importanza: con l'Atto di Supremazia, re Enrico VIII vide infatti confermata dal Parlamento la Chiesa di Stato anglicana. Una svolta di enorme portata, che ebbe forti ripercussioni su tutti gli aspetti della vita del Paese, non ultimo quello della produzione artistica e musicale in particolare. Lungo tutto il corso del XVI secolo l'apparato liturgico inglese dovette infatti subire le conseguenze delle devastazioni che, a fasi alterne, accompagnarono i diversi mutamenti politici e confessionali: tra le luci e le ombre dei cambiamenti dottrinali che portarono all'abolizione di testi e melodie considerate forme devozionali obsolete se non esecrabili, alla dissoluzione del culto monastico e alla soppressione di prestigiose compagini corali, all'abbandono o addirittura alla distruzione di codici che avevano fino ad allora costituito l'ossatura quotidiana della pratica religiosa.
È questo l'ambito principale di riferimento a cui attinge il disco Audivi Vocem (pubblicato da ECM e distribuito da Ducale) dedicato al repertorio sacro in lingua latina ad opera di compositori di alto profilo come Thomas Tallis (c. 1505-1585), Christopher Tye (c. 1505-1572) e John Sheppard (c. 1515-1558), che hanno vissuto durante gli anni bui dei regni di Edoardo VI, Maria I Tudor ed Elisabetta I; brani di grande suggestione che è impossibile decontestualizzare dal periodo storico in cui sono nati, dal fardello di dolore, incertezza e dal clima di oscuro terrore di un'epoca di persecuzioni ed esecuzioni sommarie, loculi sotterranei e cerimonie eucaristiche celebrate in gran segreto.
A dir poco inappuntabile la prova del gruppo Hilliard Ensemble, blasonata formazione inglese ormai da decenni in cima all'olimpo del panorama musicale internazionale, arrivando addirittura a definire uno stile interpretativo e un "suono" tanto originali quanto inconfondibili; il marchio d'eccellenza di una interpretazione che pone al centro l'essenza stessa della voce, il più puro degli strumenti, imperfetto per definizione, ma proprio per questo ancora più autentico e sincero nel tentativo di rivolgere al Signore una domanda di pace e serenità che nasce dal profondo del cuore.
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