domenica 19 febbraio 2017
Si potrebbe definire una vicenda di campanili frizzanti quella che probabilmente contrapporrà il Consorzio dell'Asti con quello del Prosecco. Piemontesi contro veneti a causa dell'idea di produrre un nuovo vino – l'Asti Secco –, che i secondi temono possa fare concorrenza alle etichette già esistenti. Non si tratta di semplici gelosie enologiche: in gioco potrebbe esserci una fetta milionaria di mercato che in tempi difficili come questi fa comunque gola a tutti.
L'Asti Secco è in effetti già più che un'idea. In questi giorni l'assessore all'Agricoltura del Piemonte ha annunciato che il disciplinare della nuova Doc Asti tipologia Secco è stato approvato dalla Commissione tecnica del ministero dell'Agricoltura. È il primo passo reale verso il via libera definitivo per questa nuova etichetta. Avviato quindi un cammino che i piemontesi sperano breve e che ha fatto agitare seriamente i veneti. Che naturalmente hanno messo le mani avanti e fatto rilevare come la Commissione tecnica abbia probabilmente proposto degli emendamenti al testo del disciplinare presentato dal Consorzio dell'Asti. Obiettivo per i veneti è quello di arrivare a «soluzioni coerenti con l'impianto normativo vigente». Un modo elegante per dire che il nuovo vino non deve fare concorrenza con il glorioso Prosecco. I veneti tuttavia sono gente pratica (come d'altra parte i piemontesi), e per ora hanno concluso spiegando che «al di là di tutto non resta che attendere di verificare come il nuovo disciplinare dell'Asti verrà declinato ed eventualmente applicato». Dopo di che si agirà «nei modi e nei tempi che la normativa prevede».
Schieramento di forze in campo, insomma, per una guerra delle bollicine di campanile che presto potrebbe scoppiare e che ha comunque una causa ben chiara. La richiesta di modifica del disciplinare della Docg Asti è nata dalle difficoltà di mercato dello spumante dolce, scaturite a loro volta dalla ricerca dei consumatori di
spumanti con minore tenore zuccherino. Volontà più che legittima, quella dei piemontesi, di trovare nuovi spazi. Così come lo è quella dei Veneti di difendere le proprie posizioni di mercato. Il timore, infatti, è quello che l'Asti Secco generi confusione
nel consumatore e crei ulteriori guai al Prosecco già sotto attacco dall'estero (pare si contino già 400 imitazioni).
Tutto è ancora da vedere, ma c'è da pensare che, in attesa degli sviluppi, i produttori vitivinicoli dell'est e dell'ovest della pianura Padana stiano allineando le bottiglie per future offensive commerciali e studiando le carte per possibili azioni battaglie in tribunale. In gioco c'è un mercato più che milionario che forse però dovrebbe essere affrontato in modo diverso da entrambe le parti.
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