Il «finlandese volante» che inseguiva il meglio
mercoledì 6 febbraio 2019
È volato via, a soli 55 anni, un atleta straordinario e un uomo controverso. Si chiamava Matti Nykänen. Se il suo nome non vi dice nulla dovete sapere che un Paese intero, la Finlandia, è sprofondato nella disperazione e nel cordoglio. Il curriculum sportivo di Matti Nykänen si riassume in fretta: 4 medaglie d'oro ai Giochi Olimpici e 6 ai Mondiali. Semplicemente il più grande di tutti i tempi nel salto dal trampolino con gli sci.
In Finlandia Matti era una leggenda perché capace di rappresentare perfettamente le due facce di quel Paese meraviglioso. Se l'atleta, ha fatto sognare e volare, sopra ai suoi sci, milioni di Finlandesi, l'uomo ha tormentato senza tregua la propria vita. Cronici problemi di alcolismo, manifestatisi già negli ultimi anni di carriera, hanno segnato tutte le sue "seconde vite", fatte di un tentativo come cantante di musica pop (farà sorridere, ma la Finlandia impazzisce per il karaoke e ci provano in tanti), una brevissima carriera politica, il lavoro come spogliarellista in un casinò e soprattutto tanti guai giudiziari. Dopo aver pugnalato un amico, da ubriaco durante una rissa, venne condannato per tentato omicidio. Da lì in poi una serie di aggressioni lo portarono dentro e fuori dal carcere. Tentò di ricostruirsi un'immagine pubblica presentando una trasmissione televisiva sulla cucina, fino al ferimento della sua ennesima moglie il giorno di Natale del 2009. Il Paese che passa da ventiquattr'ore di luce al giorno a mesi di buio perenne e freddo glaciale era inesorabilmente innamorato di quest'atleta bello e maledetto, tanto da mettersi in fila per vedere un film intitolato semplicemente Matti, che ne raccontava le gesta non solo sportive. Identificazione collettiva, dicevo e non perché il popolo finlandese sia incline alla violenza, ci mancherebbe altro. Ho vissuto per sei anni in Finlandia e il mio amore per quella terra è sconfinato, ma questo alternarsi di luce e buio, riflesso di un'innegabile meteoropatia, è un tratto tipico della psicologia finlandese. Gente che sa illuminarsi e poi improvvisamente spegnersi. Un popolo che sa essere perfetto e che poi affoga squallidamente se stesso, dentro ai fiumi di alcol che scorrono nel weekend. Persone che amano la natura, la vita all'aria aperta, che praticano lo sport in modo attivo e poi soccombono di fronte a vere e proprie pandemie di problemi cardiovascolari e diabete, spesso causate dall'uso eccessivo di alcol. Una nazione che primeggia nelle classifiche di istruzione e di qualità della vita, ma che staziona anche in cima alla classifica dei suicidi. La Finlandia è un Paese di contraddizioni, di estremi che si sfiorano, di tanto bianco, tanto nero e pochissime sfumature. Questa identificazione così intensa, fino al dolore di questi giorni, con un uomo che ha interpretato, contemporaneamente, il ruolo dell'eroe e quello del cavaliere nero è affascinante. Coloro che hanno visto il bellissimo film Eddie The Eagle, hanno conosciuto Matti Nykänen. Eddie Edwards, il saltatore principiante britannico che riuscì goffamente a partecipare ai Giochi Olimpici di Calgary grazie al suo coraggio e alla sua follia, lo incontra nell'ascensore che porta in cima al trampolino di 90 metri. Chissà se è mai successo davvero, ma in quella scena Nykänen, il numero uno di sempre del salto con gli sci, dice a Edwards, il saltatore più sconclusionato della storia olimpica: «Tu ed io siamo come due lancette di un orologio, all'una e alle undici. Sembriamo lontanissimi e invece siamo così vicini. Vincere, perdere e tutta quella roba è per gente piccola. La gente come noi è fatta solo per realizzare il proprio meglio».
The Flying Finn (Il Finlandese volante) ci è riuscito a metà e probabilmente sei milioni di connazionali lo hanno amato e lo piangono anche per questo.
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