Il biologico piace. Nel 2017 è cresciuto del 10%. Balzo di carne, olio e uova
domenica 9 settembre 2018
Oltre 5 miliardi di fatturato al consumo, il 25% della produzione in mano alle cooperative, circa 64mila aziende coinvolte, quasi due milioni di ettari coltivati. Non c'è che dire, l'agricoltura condotta con tecniche biologiche (cioè più attente all'ambiente di quelle tradizionali), continua a collezionare successi, ne è orgogliosa e guarda avanti per continuare a crescere. Tutto basato sull'attenzione degli italiani verso la salubrità dell'alimentazione ma anche sulla corretta applicazione delle regole.
L'occasione per fare il punto della situazione di un comparto di nicchia ma comunque miliardario, è arrivata come ogni anno con il Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è svolto a Bologna. Fra i padiglioni della manifestazione, i numeri circolati pare non lascino spazio a molti dubbi. Nel 2017 la crescita del mercato è stata pari al 10%, da gennaio 2018 ad oggi, secondo Ismea, l'aumento è già stato del 6,5%. Guardando al mercato al dettaglio, stando a Coldiretti, nel 2018 il consumo dovrebbe crescere almeno del 10,5%. A fare la parte del leone la carne con +34%, le uova con +19,2% e l'olio extravergine di oliva con +13,8%. Ma anche l'ortofrutta pare vada alla grande. Alleanza delle Cooperative agroalimentari (insieme ad Assobio e Nomisma), ha indicato in 400 milioni di euro il giro d'affari solo di quest'ultimo comparto. Mentre sempre dalla cooperazione arriva almeno un quarto dell'intera produzione biologica. Si tratta di imprese cooperative agroalimentari che hanno visto consolidare negli ultimi anni la loro quota di mercato sia agricola (con picchi del 30-40%) che trasformata. Numeri importanti quindi, che potrebbero ancora crescere. E che fanno, con ragione, parlare la Coldiretti del biologico come uno dei primati dell'agricoltura italiana in Europa e nel mondo. Mentre c'è chi (come Cia a Anabio), vede nelle tecniche biologiche la via del rilancio di produzioni particolari come quella dell'olio di oliva.
Biologico a tutto campo, quindi. E in effetti qualcuno ci ha già provato. Basta pensare all'accordo di filiera raggiunto da Coldiretti, Consorzi agrari d'Italia, Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) e Gruppo Casillo per la fornitura di 300 milioni di chili di grano duro biologico destinato alla pasta e 300 milioni di grano tenero all'anno per la panificazione. Un modello di intesa che potrebbe essere esteso ad altri prodotti e che potrebbe provare a risolvere il problema di fondo degli alimenti biologici: ancora comunque ridotti ad una nicchia di mercato (che pure diventa sempre più ampia), con prezzi più elevati spesso della media e quindi per una categoria di consumatori che non è la maggioranza.
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