La spinta del Governo sui piani di riarmo: programmati 3,5 miliardi di spesa in più
A dicembre il dicastero di Guido Crosetto ha trasmesso alle commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato 14 ulteriori programmi di spesa, dal valore complessivo di 5,3 miliardi di euro.

Con il Parlamento che si accapigliava sulla legge di Bilancio, silenziosamente nelle scorse settimane è entrato intanto nel vivo il piano di spesa militare dell’Italia. A dicembre il dicastero di Guido Crosetto ha trasmesso alle commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato ben 14 ulteriori programmi di spesa, dal valore complessivo di 5,3 miliardi di euro. Un’accelerazione netta, che ha portato in poche settimane da 60 a 74 i programmi attivi in legislatura, per un importo complessivo di oltre 60 miliardi di euro, 25 dei quali già impegnati. A fare sempre più la parte del leone l’acquisto di sistemi d’armi, che secondo gli analisti dell’osservatorio Milex rappresenta ormai il 40% della spesa militare italiana presa nel suo complesso.
Andare dentro gli ultimi 14 “programmi” messi (metaforicamente) in rampa di lancio fa capire in modo concreto quale indirizzo sta prendendo la Difesa italiana. Vanno spacchettati in due diversi invii al Parlamento. L’ultimo, quello prenatalizio, ha 7 programmi dal valore di 1 miliardo. Si tratta sì di prosecuzioni di programmi già in essere di potenziamento delle forze terrestri dell’Esercito, ma in due casi prevede rilevanti incrementi della spesa complessiva. Il primo caso riguarda la terza fase di acquisizione dei mini-droni prodotti da Leonardo, il cui importo sale da 290 a 356 milioni. Il secondo caso riguarda la prosecuzione delle acquisizioni di batterie anti-aeree “Grifo” prodotte dal consorzio europeo Mbda composto da Leonardo, Airbus (Francia) e Bae systems (Gran Bretagna): all’inizio del 2022 la spesa totale prevista era di 456 milioni, si è saliti con l’ultimo aggiornamento a 842 milioni.
Anche il precedente pacchetto da 7 programmi, trasmesso alle commissioni a inizio dicembre, è indicativo della tendenza assunta dalla difesa italiana. Ben 2,44 miliardi sino al 2039 sono in ballo per l’ammodernamento di otto fregate, con Leonardo e Fincantieri protagoniste. Un miliardo circa nel complesso viene destinato ai sottomarini già in servizio e in costruzione. Più di 200 milioni vengono indirizzati alla portaerei Trieste per consentirle l’imbarco degli F-35 a decollo verticale e per installare sulle navi della Marina radar e cannoni elettronici anti-droni prodotti dalla britannica Blighter. L’Aeronautica invece si rivolge per 578 milioni alle americane General atomics e Lockheed Martin per altri 6 droni Reaper e relativi armamenti di missili e bombe. L’Esercito si rivolge a Iveco per nuovi robot “ruotati” e all’americana Polaris, nonché alla statunitense Zero, per mettere nei capannoni quad, fuoristrada, motoslitte e moto da cross elettriche adatte a varie aree d’intervento.
La gran mole di risorse riversata in contratti a commesse a favore di aziende pubbliche e private, nazionali ed estere, alimenta nuovi interrogativi della società civile circa la trasparenza dei processi decisionali e del monitoraggio delle spese, con la richiesta di un maggior ruolo del Parlamento.
Ma ciò che impressiona è che si è appena all’inizio di un percorso di lievitazione delle spese militari. Il bilancio del ministero della Difesa per il 2026 è di circa 32 miliardi e 300 milioni di euro, con una crescita netta di 1,1 miliardi, il 3,5%, rispetto alle previsioni di spesa per il 2025. E nel triennio il maggior onere per il bilancio dello Stato è di oltre 3,5 miliardi. Per capire la spesa militare “pura”, si sottraggono però alcune voci come quelle relativi al lavoro dei Carabinieri sul territorio, e se ne aggiungono altre “esterne”. In particolare, fanno riflettere i numeri che provengono dal dicastero delle Imprese e del Made in Italy. Gli interventi in materia di difesa nazionale del ministero retto da Adolfo Urso valgono poco meno di 9,2 miliardi di euro, come dettagliato anche da Il Sole 24 Ore. In sostanza, un impegno economico paragonabile a quello profuso per tutto il resto dell’industria “non bellica”. Il “togli e metti” in ogni caso fa salire la spesa militare diretta per il 2026 – è ancora Milex a fare la sintesi – a 34 miliardi di euro, nuovo record storico.
Come detto però è solo l’inizio. Nel Documento programmatico di finanza pubblica l’Italia assume l’impegno, nel triennio 2026-2028, ad aumentare le spese per Difesa dal 2% al 2,5% del Pil, nell’ambito del percorso verso il 3,5% (più 1,5% in sicurezza) concordato con la Nato con scadenza 2035. Roma ha inoltre chiesto l’accesso ai prestiti Safe dell’Unione Europea per un totale di quasi 15 miliardi di euro. Ma sul riarmo le carte il Governo le girerà definitivamente solo tra qualche mese, quando diventerà ufficiale l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Da quel momento l’esecutivo potrà chiedere anche l’accesso alla clausola di salvaguardia europea, che consente di spendere in difesa sino all’1,5% del Pil (in quattro anni) in deroga al Patto di stabilità. Corrispondono a 33 miliardi di euro. Le valutazioni saranno anche politiche, considerando che quando il Governo dovrà scegliere mancheranno una manciata di mesi alle nuove elezioni politiche nazionali.
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