Meloni chiama Machado: senza Maduro speranza per il Venezuela

Telefonata tra la premier e la leader dell'opposizione venezuelana. I distinguo di Salvini («diplomazia è strada maestra») e l'ira delle opposizioni. Attesa per Tajani alle Camere
January 5, 2026
Meloni chiama Machado: senza Maduro speranza per il Venezuela
Nuove frizioni Meloni-Salvini dopo l'intervento militare Usa in Venezuela
Da una parte Giorgia Meloni. Dall'altra María Corina Machado, il capo dell'opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace. È una telefonata sul futuro del Venezuela. Sulle prospettive di una transizione pacifica e democratica a Caracas. C'è sintonia tra le due donne. Machado che già si è confrontata con il presidente francese Emmanuel Macron e Giorgio Meloni "regalano" un'analisi condivisa: ora si potrà respirare un'aria nuova e in Venezuela si potrà tornare a godere dei «principi base della democrazia e dello Stato di diritto». La telefonata con Machado (recentemente liquidata da Trump per la possibile guida del Paese) testimonia la vicinanza dell'Italia al popolo venezuelano e l'attenzione per gli sviluppi del caso. Palazzo Chigi osserva le mosse Usa e fa i conti con i distinguo interni. Il sì di Meloni a Trump («L'intervento Usa in Venezuela è legittimo») fa discutere. Elly Schlein, il capo del Pd, non ci sta e dopo due ore di vertice con la segreteria del partito mette nero su bianco il suo no a Trump: «L'azione militare in Venezuela configura un'aggressione a uno Stato sovrano che viola palesemente il diritto internazionale. La nostra Costituzione è chiara: ripudia la guerra come strumento per regolare le controversie». In Italia divampa il dibattito politico. Matteo Salvini rompe il silenzio. E in poche righe pubblicate su Instagram esprime un punto di vista con sfumature diverse rispetto alla linea ufficiale del governo. «Nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo - premette Salvini -. Detto questo, per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro». Dopo che l'esecutivo ha definito «legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza», Salvini cita le parole «illuminanti» del Papa e sostanzialmente fa sua la richiesta di «garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto». Mentre sale l'attesa per l'informativa del ministro degli Esteri Antonio Tajani in Parlamento (in Senato la capigruppo per calendarizzarla è già prevista per l'8 dicembre, alla Camera non è ancora stata convocata), le opposizioni attaccano a testa bassa. «Cosa Meloni farà quando gli Usa dirigeranno le loro attenzioni sulla Groenlandia, che appartiene alla Danimarca, uno stato europeo?», incalza Giuseppe Conte. Il leader del M5s stigmatizza la «subalternità agli Usa» del nostro governo e avverte: «Oggi siamo più indifesi e vulnerabili» perché «ci stiamo avvicinando al far west mondiale». Durissimo anche Nicola Fratoianni di Avs: «Provo sincera pena e anche imbarazzo nei confronti della presidente del consiglio Meloni, che si è dichiarata favorevole all'autodifesa degli Stati Uniti dagli attacchi del narcotraffico. Verranno in Parlamento per mentire in faccia al popolo italiano?». Forza Italia rispedisce le critiche al mittente: «Siamo sempre stati dalla parte della libertà ed esprimiamo grande soddisfazione perché un'altra dittatura è crollata», afferma Maurizio Gasparri che a sua volta punta il dito contro la sinistra che «si mobilita a scendere in piazza per difendere Hamas, il dittatore venezuelano Maduro ed altri personaggi di questa natura»

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