domenica 4 gennaio 2004
Se a bruciapelo si dovesse chiedere agli appassionati di "cose antiche" quali siano il compositore e l'opera musicale più famosa del Medioevo è probabile che la maggior parte delle risposte riguardi i nomi di Guillaume de Machaut (ca. 1300-1377) e della sua Messe de Nostre Dame. La geniale e poliedrica figura dell'artista francese ha ricoperto una posizione di assoluto rilievo nel panorama culturale, politico e sociale dell'epoca; ancora in vita, Machaut veniva infatti celebrato nella duplice veste di poeta raffinato e musico originale, e di conseguenza conteso dai più influenti sovrani d'Europa. Proprio dai colti ed esclusivi ambienti di corte prende spunto l'edizione discografica integrale dei Mottetti realizzata dal gruppo vocale e strumentale Musica Nova (2 cd pubblicati da Zig Zag e distribuiti da Jupiter). I ventitré brani che Machaut ha consacrato alla suprema forma compositiva del mottetto spaziano dalla semplice monodia ai pezzi a due, tre o quattro voci (ognuna impegnata in un testo differente, in lingua latina e francese); lavori in cui si riflette l'eleganza di un'arte a tratti sospinta verso livelli d'astrazione altamente cerebrali, ricca di richiami e rimandi al ricercato universo espressivo e letterario delle lirica cortese. Uomo evidentemente avvezzo alle vicende "del secolo", Machaut era comunque canonico prebendario nella grande cattedrale di Reims, dedicata a Nostra Signora; e proprio alla Vergine Maria è intitolata quella Messe de Nostre Dame che riveste un ruolo di fondamentale importanza nel repertorio musicale di carattere religioso, trattandosi infatti della prima messa polifonica in assoluto interamente concepita da un solo autore, comprendente ogni singola sezione dell'Ordinarium Missae (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei, con l'aggiunta dell'Ite Missa est). Un capolavoro riproposto nella convincente lettura offerta dall'ensemble Obsidienne diretto da Emmanuel Bonnardot (cd pubblicato da Calliope e distribuito da Ducale), in cui il misurato intreccio delle trame vocali e l'intima spiritualità dell'opera liturgica vengono provocatoriamente affiancati a rote, estampide e a ogni sorta di danza medievale, in una continua e suggestiva alternanza tra registro sacro e profano.
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