domenica 14 gennaio 2018
Ricchezza appannata dai tagli produttivi e dai mercati, quella degli agrumi italiani rischia adesso un tracollo dal quale difficilmente si potrà riprendere in tempi brevi. Per questo, al capezzale dell'agrumicoltura nazionale sono accorsi tutti. E qualche risultato è arrivato.
Dal "Tavolo agrumi" riunito presso il ministero delle Politiche Agricole, sono arrivati i fondi per il ritiro di circa 4500 tonnellate di arance oltre che dieci milioni di euro per la creazione di un fondo agrumicolo che, nell'intenzione di tutti, dovrebbe agire più dal punto di vista strutturale. L'obiettivo generale è stato sintetizzato dal sottosegretario Giuseppe Castiglione: «Dobbiamo restituire competitività al comparto agrumicolo attraverso un approccio realmente integrato e capace di utilizzare tutte le risorse a disposizione per gli imprenditori agrumicoli». Intenzioni lodevoli, che adesso occorre mettere in pratica attraverso, per esempio, la creazione del catastato agrumicolo, la messa a disposizione di piante indenni da malattie devastanti, il rafforzamento delle esportazioni, un miglior collegamento con i canali commerciali e in particolare quelli della grande distribuzione.
In attesa dei risultati, che ovviamente non potranno arrivare tutti e subito, rimane una situazione che molti definiscono ormai drammatica e devastante. Secondo Coldiretti, «una pianta di arance su tre (31%) è stata tagliata negli ultimi quindici anni, ma si sono anche verificati il dimezzamento dei limoni (-50%) e una riduzione del 18% delle piante di clementine e mandarini». Detto in altri termini, negli ultimi 15 anni sarebbero andati persi 60mila ettari di agrumi e ne sono rimasti 124mila, dei quali 30mila in Calabria e 71mila in Sicilia. Alla base di tutto c'è un mercato avaro con prezzi che non riescono neanche a coprire i costi di raccolta a causa della concorrenza (sleale secondo i coltivatori), dei prodotti importati dall'estero, in una situazione di dumping economico, sociale ed ambientale.
Da tutto questo, come si è detto, è scattata la corsa a fare qualcosa. Con misure che sono state accolte discretamente dai produttori, ma che non sono sufficienti stando a Confagricoltura e Cia-Agricoltori italiani (che chiedono interventi più decisi), mentre Alleanza delle cooperative agroalimentari ha dato un giudizio più positivo. Il settore, ha spiegato Confagricoltura, con «quotazioni in forte e continua flessione, la produzione che registra -30% e con problematiche fitosanitarie, ha bisogno di un piano di intervento in grado di promuovere e concentrare l'offerta di agrumi italiani e di sostenere la riduzione dei costi di produzione». Qualcosa c'è già, adesso occorre andare avanti.
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