Capolavori sacri del Novecento secolo di fede e di inquietudine
domenica 14 maggio 2006
Ci vuole una buona dose di coraggio per impaginare un programma come quello che l'Atlanta Symphony Orchestra Chamber Chorus e il suo direttore Norman Mackenzie hanno scelto per il loro nuovo cd (pubblicato da Telarc e distribuito da Sound and Music). Muovendosi al di fuori di qualsiasi logica di mercato, in un terreno artisticamente "minato", la compagine corale statunitense ha deciso infatti di dedicarsi a un ambito musicale ancora oggi vittima di pregiudizi culturali e interpretativi, difficile da definire e legato a uno dei capitoli più controversi della storia dell'umanità: quello che riguarda il repertorio di carattere sacro del secolo scorso, in cui arte e fede, musica e liturgia, agnosticismo e senso religioso si sono intrecciati tra loro seguendo percorsi creativi non sempre facile da indagare e da comprendere. Il punto di partenza dell'album è rappresentato dal mottetto O sacrum convivium di Olivier Messiaen (1908-1992), luminosa celebrazione sonora attraverso la quale il grande compositore francese ha rivolto il suo umile e devoto tributo al mistero eucaristico del "banchetto celeste". Con il brano Song for Athene, salito all'onore delle cronache in occasione della sua esecuzione durante i funerali della principessa Diana, si entra invece nell'universo mistico di John Tavener (classe 1944), che ha assemblato per l'occasione una selezione di testi derivati dall'Amleto di Shakespeare e dall'Ufficio per i defunti secondo la tradizione liturgica greco-ortodossa. Alla serenità elegiaca della Messa in sol minore dell'inglese Ralph Vaughan Williams (1872-1958) fanno invece da contraltare da un lato l'arcaico linguaggio dei Quatre Motets sur des thèmes grégorien con cui il francese Maurice Duruflé (1902-1986) ha inteso rendere omaggio all'austera spiritualità d'epoca medievale, dall'altro l'immediatezza espressiva dei Four Motets, opera giovanile dell'americano Aaron Copland (1900-1990). Piccoli e grandi capolavori che rivelano in filigrana il disagio, l'inquietudine e la spasmodica ricerca di significato da parte di artisti che hanno individuato nella centralità del messaggio religioso una risposta unitaria di fronte alla disgregazione e alla parcellizzazione che ancora oggi va caratterizzando le proposte delle più recenti avanguardie musicali.
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