Un parroco brasiliano e una «comunità di formazione» a cui abbonarsi
Un giovane sacerdote commenta la Scrittura, le feste liturgiche o i santi del giorno e pubblica sequenze di brevi testi esplicativi su immagini fisse, tratte dal patrimonio dell’arte sacra dell’Occidente; nei reel compare in chiesa o in canonica, ma anche seduto in auto o all’aria aperta
Il giovane padre Matheus Muniz de Aquino è parroco di São José a Beira Rio, quartiere Recreio dos Bandeirantes di Rio de Janeiro, da quando la parrocchia è nata, nel novembre del 2021. In un podcast del 2023 racconta della mamma che lo concepì a 15 anni, della Provvidenza che evitò l’aborto e di una vocazione avvertita sin da bambino. Un anno prima aveva avuto risalto sul web (rimbalzando fino in Italia) il fatto, raccontato da altri sui social, che, grazie alla talare che indossava, nell’atrio di un cinema uno spettatore gli avesse chiesto (e immediatamente ottenuto) di essere confessato. Oltre a fare il parroco Matheus Aquino, che ha studiato filosofia, storia antica e storia medievale e che i media brasiliani non esitano a etichettare, politicamente, come un conservatore, è presente in forze sui social media. È titolare, con piccoli numeri, di un canale YouTube e di una pagina Facebook, e con grandi numeri di un account Instagram. Qui conta 381mila follower: in base ai dati degli anni precedenti si può stimare che esso stia crescendo al ritmo di 6mila follower al mese. Se commenta la Scrittura, le feste liturgiche o i santi del giorno pubblica sequenze di brevi testi esplicativi su immagini fisse, tratte dal patrimonio dell’arte sacra dell’Occidente; nei reel compare in chiesa o in canonica, ma anche seduto in auto o all’aria aperta.

Per farsi un’idea dei suoi contenuti si può vedere un post di fine novembre scorso (344mila visualizzazioni) in cui suggerisce i libri che un cattolico deve leggere a seconda del momento che sta attraversando: la Bibbia e il Catechismo almeno una volta nella vita, nonché “L’Imitazione di Cristo”; all’inizio del cammino di fede il “Catechismo maggiore” di Pio X; in un momento di prova “La divinizzazione della sofferenza” di A. Tanquerey (1854-1932); in tema mariano il “Trattato della vera devozione a Maria” di san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) o “Le glorie di Maria” di sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787).
Ma ciò che ultimamente caratterizza l’attività di Matheus Aquino nell’ambiente digitale è l’offerta di corsi a pagamento tramite il suo sito, che dal luglio 2025 non si chiama più “Padre Matheus Aquino” ma “Familia Padre Matheus Aquino”. Una «comunità di formazione», qualificata appunto come «famiglia», alla quale è invitato a partecipare chi «sta cercando di conoscere un po’ meglio la sua fede» a fronte di un «mondo in cui si ascoltano molte voci», «tutti hanno un’opinione» e tanti «si sentono smarriti» (cito dal video di presentazione). Le lezioni, tenute anche da altri autori e regolarmente aggiornate, comprendono temi come la direzione spirituale e il miglioramento della vita sacramentale, ma anche il lavoro psicologico su sé stessi e l’educazione dei figli. La formula commerciale è semplice: un unico abbonamento consente di «entrare nella comunità» e fruire di tutti i contenuti al costo di 49,90 real al mese, pari a circa 100 euro all’anno. Il tempo dirà se l’iniziativa avrà avuto i necessari riscontri; certo è che essa conferma, come ho scritto di recente qui su “Avvenire”, che prima o poi un missionario digitale è chiamato a scegliere: o rinunciare a questa missione, troppo dispendiosa in termini di tempo e risorse, o trasformarla in un’impresa editoriale, il che comporta dedicarcisi a tempo pieno o quasi, dotarsi di competenze, collaboratori e dispositivi professionali e trovare i modi (donazioni, abbonamenti, pubblicità diretta o indiretta) per finanziarla.
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