Luglio 2022 - Una bambina, a Milano
La morte di Diana resta una ferita che supera la cronaca: una bambina lasciata sola fino all’agonia, nel silenzio degli adulti e della città. Una storia che interroga tutti, tra dolore, responsabilità e impotenza.
Diana aveva 18 mesi. Sua madre Alessia era partita per un week end con l’amante, ma poi era rimasta lontana sei giorni. Incapace di intendere? Forse. La storia di questa donna è un romanzo nero: padre violento, abusi sessuali da bambina, amori disastrosi, prostituzione, poi quella figlia non si sa di chi, partorita nel bagno di un nuovo amante, nel 2021. Prematura, reni malati, portata in ospedale dal convivente. Nessuno dei Servizi Sociali del Comune si accorge di una bambina partorita in un bagno, arrivata in ospedale senza la mamma?
Il 14 luglio di un’estate bollente Diana viene lasciata sola in casa, a Ponte Lambro. Con due biberon. Sa camminare appena. Sei giorni e sei notti senza nessuno, nel caldo torrido. I biberon finiscono subito. Diana cerca perfino di mangiare il suo pannolino. Possibile, che in sei giorni non pianga? Possibile che nessuno senta? Io non capisco, perché un angelo sia stato fatto passare per l’inferno. Diana muore fra il 18 e il 20 luglio, dopo un’atroce agonia. “La nostra città dovrebbe essere diversa”, scrive l’arcivescovo Delpini.
Milano non proclama per Diana il lutto cittadino. Penso ancora a quella bambina. Mi sono domandata: io, dov’ero. Avessi saputo, sarei corsa, ovunque fossi stata. Ho chiesto a Dio: e tu, dov’eri? Mentre un agnello moriva solo, adagio, nella orgogliosa Milano.
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