Primavera 2025 - Un leone a san Pietro

Il testo attraversa il lutto per Francesco e la commozione per l’elezione di Leone XIV, tra il senso di vuoto di Roma senza Papa e la certezza che, nonostante tutto, la Chiesa continua
March 26, 2026
Dopo la Messa di Pasqua Francesco, inaspettatamente, aveva fatto il giro di piazza San Pietro sulla sua auto. Me ne ero meravigliata: tanto malato, eppure ancora salutava i fedeli. Ho capito il giorno dopo. Francesco aveva voluto passare un'ultima volta dentro il Colonnato, e abbracciare la piazza, e abbracciare Roma: sotto a quel sole di aprile, che la rende di una bellezza indescrivibile.
Francesco se n’era andato. Il lutto, e l’ansia che mi prende quando il Soglio di Pietro è vuoto. Roma senza Papa mi inquieta. Qualcosa, un fulcro che manca. Come quando morì Giovanni Paolo II, a tarda sera, e Roma palpitava di dolore mentre i romani accorrevano, nel tocco scuro delle campane a morto. E, al funerale, mentre Ratzinger celebrava, le pagine della Scrittura mosse dal vento, come sfogliate da un’invisibile presenza.
Quando Benedetto XVI lasciò, che colpo al cuore. Non me ne capacitavo. Ma poi, il sorridente «Buona sera!» di Bergoglio a Roma e al mondo, da San Pietro. La Chiesa continua sempre. Fumata bianca dal comignolo della Sistina, l’8 maggio. La visibile commozione sul viso di Prevost che si affaccia sulla piazza me lo ha reso subito caro. E che bel nome. C’era bisogno, di un Leone. Non abbiate paura, ci disse Giovanni Paolo II con la sua voce tonante. Non abbiate paura, la Chiesa continua.

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