La resistenza Usa contro l'oblio statistico climatico di Trump
Come in moderna rivisitazione del romanzo di Bradbury, Fahrenheit 451, associazioni e volontari hanno preservato trilioni di byte sul clima che l'Amministrazione voleva cancellare
Quando il presidente Donald Trump si insediò alla Casa Bianca, poco più di un anno fa, dichiarò che avrebbe azzerato le politiche sul clima dell’Amministrazione precedente. E così è stato. L’ultimo atto di questa vistosissima inversione a «U» è avvenuto proprio la scorsa settimana quando il tycoon ha annunciato la revoca della regolamentazione alla base di tutte le politiche federali volte a ridurre le emissioni dei gas che causano il riscaldamento globale. Tra i primi ci fu invece la cancellazione delle statistiche sul cambiamento climatico messe a disposizione del pubblico e della comunità scientifica delle agenzi statunitensi. Via tutto.
Siti come quello dell’Enviromental Protection Agency o del Bureau of Land Management sono stati ripuliti di tutti i preziosi database che avevano preso forma negli anni precedenti. Chiuso, per esempio, il Greenhouse Gas Reporting Program dell’Epa che teneva il conto delle emissioni di Co2 prodotte da almeno 8mila impianti industriali. Smantellato il sistema di monitoraggio dei disastri meteorologici e climatici della National Oceanic and Atmospheric Administration. Oscurato anche il database sulla giustizia climatica, il Climate and Economic Justice Screening Tool, che permetteva di valutare i rischi ambientali ed economici di una comunità, unendo dati su inquinamento, acque reflue, asma e reddito. Il colpo di spugna fu dettato, queste le motivazioni ufficiali, dalle «priorità in evoluzione dell’Amministrazione«, dai «cambiamenti del personale» e dalla volontà di porre fine a presunte «discriminazioni» legate alle iniziative sulla diversità.
Mentre avveniva tutto questo, cominciava a prendere forma un grande rete informale di resistenza: "pirati" dall’animo ambientalista determinati a preservare quanti più dati possibile dall’oblio statistico di Trump.
Perché i dati sull’ambiente sono importanti? È difficile tenere il conto delle decisioni che dipendono dai numeri: sicurezza dell’acqua potabile, permessi edilizi, ricerca scientifica, cause legali, salute pubblica. Prezioso è ogni singolo indicatore. I database di monitoraggio dei pipistrelli, per esempio, sono utili in agricoltura per il controllo naturale dei parassiti. Gli indici sullo stato di salute della vegetazione sono usati per quantificare la siccità. I tracciati delle boe oceaniche servono a garantire rotte di navigazione sicure all’avvicinarsi di forti perturbazioni. Il tracciamento della vulnerabilità delle comunità ai disastri naturali è funzionale al calcolo delle polizze assicurative. Ogni numero ha la sua importanza: non averli fa molta differenza.
È questo il motivo che ha innescato la resistenza di associazioni e volontari. La coalizione Public Environmental Data Partners ha cominciato a organizzarsi appena è stata certificata la vittoria di Trump alle elezioni del 2024. L’America aveva avuto un assaggio dell’oblio statistico del tycoon già durante il suo primo mandato. Muoversi in anticipo, con l’archiviazione preventiva dei dati allora disponibili, ha consentito di guadagnare un certo margine di vantaggio. Più di 311.000 dataset sul clima estratti dal sito data.gov sono stati archiviati su una piattaforma creata dal Library Innovation Lab di Harvard. Il Times segnala un’organizzazione informale, composta in prevalenza da donne, che è riuscita a effettuare il backup di quasi 710 terabyte (trilioni di byte) di dati climatici, per lo più storici, estratti dagli archivi della rete Smithsonian. Una parte di questi tornerà ad essere accessibile al pubblico nei prossimi mesi.
Dopo aver messo i dati in sicurezza, i «partigiani» della lotta contro l’oblio statistico, interpreti di una moderna rivisitazione del romanzo distopico di Bradbury, Fahrenheit 451, si sono preoccupati di renderli di nuovo condivisibili. È così che le griglie per lo screening sulla giustizia ambientale sono state ripristinate in modo indipendente. Il sito Climate.gov è stato duplicato da una nuova startup.
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