Per salvaguardare le foreste è necessario ascoltare il loro respiro

Due tecnologie stanno rivoluzionando il modo con cui si studiano le foreste: sono il Lidar e le Eddy Covariance Flux Towers. Permettono di studiare luoghi ancora misteriosi, come il parco nazionale dell’Odzala-Kokoua
January 29, 2026
Per salvaguardare le foreste è necessario ascoltare il loro respiro
Sono partiti con lo stesso spirito degli antichi esploratori. Sanno che potrebbero scoprire qualcosa di nuovo e dirompente. Diversi gruppi di scienziati e ricercatori si stanno inoltrando tra gli alberi del parco nazionale dell’Odzala-Kokoua, in Repubblica del Congo, la seconda foresta tropicale più estesa al mondo e considerata il «Polmone d’Africa». Lì, ci sono porzioni di parco che non sono mai state esplorate da scienziati. «È eccitante perché quasi tutto quello che stiamo trovando è inedito» ha spiegato un ricercatore dell’Università di Harvard al giornale Economist. Le spedizioni vengono portate avanti soprattutto con due finalità: ricerca e protezione del territorio. La foresta dell’Odzala-Kokoua è uno dei serbatoi di carbonio più preziosi di tutto il pianeta. Trattiene, cioè, grandi quantità di CO₂, evitando che questa venga rilasciata nell’aria. Una caratteristica che oggi è minacciata perché attorno alla foresta ruotano interessi su legno, risorse minerarie, petrolio. Si disbosca per questi motivi, o per liberare spazio da destinare a nuove coltivazioni. 
A differenza degli esploratori del passato, i ricercatori oggi utilizzano aerei, droni e strumenti avanzati. Due tecnologie, in particolare, stanno facendo la differenza nello studio di boschi e foreste: sono il Lidar e le Eddy Covariance Flux Towers. Per capire il loro funzionamento, chiediamo aiuto a Chiara Torresan e Francesco Mazzenga, due ricercatori che usano questi strumenti in Italia. Entrambi lavorano per l’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. «Il Lidar è una tecnologia che permette di ottenere una rappresentazione tridimensionale di uno o più oggetti. Funziona come un radar, ma invece di usare onde radio impiega impulsi di luce laser rapidissimi che emette verso ciò che ha intorno. Il sensore misura il tempo impiegato dalla luce per tornare indietro dopo aver colpito un oggetto. Da questo calcolo si ottiene una misurazione delle distanze tra gli oggetti e gli stessi sensori. Combinando il Lidar con un Gps e con sensori di movimento, si possono registrare la posizione, la forma e le dimensioni di tutto ciò che viene scansito» spiega Torresan. «Nel caso delle foreste, il Lidar permette di misurare l’altezza degli alberi, il diametro del fusto, le dimensioni della chioma, e stimarne altre, come il volume, la biomassa e la quantità di carbonio stoccato». Ottenere questi dati è possibile mettendo il sensore su un mezzo terrestre, un drone, un aereo o anche un satellite. È come essere dentro la foresta, senza doverci però mettere piede. Le Eddy Covariance Flux Towers, invece, misurano i continui scambi di gas ed energia tra ecosistemi e atmosfera. Sono sistemi particolarmente utili per capire quanto carbonio una foresta sia effettivamente in grado di trattenere. «L’aria si muove attraverso piccoli vortici, chiamati eddies in inglese: quando questi trasportano verso l’alto aria ricca di CO₂ rilasciata dalla respirazione dell’ecosistema, i sensori delle Eddy covariance flux tower registrano un flusso positivo; quando invece l’aria discende e la CO₂ viene assorbita dalla fotosintesi, il flusso è negativo. Questo permette di ricostruire nel tempo il bilancio del carbonio» racconta Mazzenga. Di fatto, gli studiosi  riescono a studiare un aspetto particolare: il respiro di intere porzioni di aree boschive. «Si può immaginare la foresta come un grande polmone e la torre come un sensore che misura ciò che entra ed esce: una sorta di “spirometria” dell’ecosistema». Ed è esattamente questa operazione che i ricercatori stanno portando avanti anche nel parco nazionale dell’Odzala-Kokoua. Usando le due tecnologie, insieme, gli scienziati riescono a osservare i processi invisibili che avvengono, continuamente, tra il suolo, gli alberi, l’atmosfera circostante. Secondo alcune stime, la foresta in Repubblica del Congo riesce ad assorbire ogni anno una quantità di anidride carbonica simile a quella emessa nello stesso periodo da un Paese industrializzato come la Germania, che è decima al mondo per inquinamento emesso. I ricercatori sperano che continuare a studiare la foresta possa contribuire a preservarla il più possibile.

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