Così il cambiamento climatico minaccia il futuro delle Olimpiadi invernali

A Cortina 41 giorni di gelo in meno all’anno e 3,6°C in più rispetto alle ultime Olimpiadi ospitate nel 1956
February 12, 2026
Ci saranno ancora poche Olimpiadi invernali. Ne sono convinti gli scienziati che studiano gli effetti del cambiamento climatico. Si chiama “Winter Olympics in a warming world” (Olimpiadi invernali in un mondo caldo, ndr) la nuova analisi di Climate Central, l’organizzazione non profit che riunisce un gruppo indipendente di scienziati, che esamina come l’aumento delle temperature, il calo dell’affidabilità della neve e la crescente dipendenza dalla neve artificiale stiano incidendo sulla sicurezza, l’equità e la sostenibilità a lungo termine degli sport invernali all’aperto. L’analisi mostra che il cambiamento climatico sta rimodellando le condizioni necessarie per le competizioni invernali.
«Nei 70 anni trascorsi da quando Cortina ha ospitato per la prima volta i Giochi Invernali nel 1956, le temperature di febbraio nella città dell’Italia settentrionale sono aumentate di 3,6°C» spiegano i ricercatori. Queste tendenze al riscaldamento hanno portato a 41 giorni di gelo in meno all’anno. Ma non succede solo a Cortina d’Ampezzo, nel Bellunese. «Le temperature medie di febbraio nelle ultime 19 città ospitanti delle Olimpiadi Invernali sono aumentate di 2,7°C tra il 1950 e il 2021» aggiungono i ricercatori. Quando i primi Giochi olimpici invernali si tennero a Chamonix, in Francia, nel 1924, tutti i 16 eventi si svolsero all'aperto.
Gli studi mostrano anche che la profondità media della neve a Cortina (sempre nel mese di febbraio, preso naturalmente ad esempio proprio per il mese di svolgimento delle Olimpiadi) è diminuita, a causa del riscaldamento provocato dal cambiamento climatico, di circa 15 centimetri nel periodo 1971–2019. «I Giochi del 2026 richiederanno oltre 2,3 milioni di metri cubi di neve artificiale per sopperire alla carenza» sostengono gli scienziati.
Uno studio ha inoltre rilevato che, su 93 potenziali città ospitanti, in futuro (poche decine di anni, ndr) solo 52 avrebbero condizioni affidabili per le Olimpiadi Invernali. Negli anni 2050, a causa dell’aumento delle temperature legato al cambiamento climatico, meno città saranno in grado di ospitare i giochi olimpici invernali. E le prospettive sono ancora più gravi per le Paralimpiadi, che si tengono solitamente a marzo: con solo 22 (su 93) luoghi affidabili rispetto al clima negli anni 2050.
«Non credo che riusciremo a vedere le Olimpiadi Invernali nello Utah nel 2034» rivela l’ex sindaco di Salt Lake City Rocky Anderson. I XXVII Giochi olimpici invernali (dopo quelli francesi del 2030 nelle Alpi Francesi) ufficialmente noti come Salt Lake City–Utah 2034, si terranno nello Stato dello Utah, negli Stati Uniti, dal 10 al 26 febbraio 2034. L'assegnazione ufficiale da parte del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) è avvenuta il 24 luglio 2024 durante la 142ª sessione a Parigi.
In molti stanno già pensando di provare ad anticipare le date. Non più a febbraio ma a gennaio. Gli inverni, dall’Europa all’America e all’Asia, stanno diventando sempre più corti, e sempre più caldi. Un altro studio di Daniel Scott, ricercatore all’Università di Waterloo in Canada, e di Robert Steiger del MCI – Management Center di Innsbruck – analizza come il cambiamento climatico andrà a cambiare ll settore degli sport invernali nei prossimi 25 anni. In base alle stime sulle ridotte precipitazioni nevose e sulle temperature più alte, con la traiettoria attuale, nello scenario in cui le emissioni continueranno ad aumentare, la stagione sciistica perderà circa 60 giorni di durata. Si tratta di ben due mesi. Se invece riusciamo a ridurre le nostre emissioni, perderemo “solo” tra i 14 e i 33 giorni entro il 2050.

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