Vladyslav, l’ucraino dello skeleton squalificato per il casco della pace e della memoria

Heraskevych espulso perché ha continuato a indossare il casco con i volti degli atleti morti in guerra nonostante la diffida del Cio, che gli aveva concesso il lutto al braccio
February 12, 2026
Vladyslav, l’ucraino dello skeleton squalificato per il casco della pace e della memoria
Vladyslav Heraskevych con il contestato casco dedicato alle vittime della guerra / Ansa / Daniel Dal Zennaro
La follia bellica di questo mondo in perenne conflitto, anche con sé stesso, non conosce tregue e quindi non risparmia niente e nessuno, neppure Milano Cortina 2026. Domanda: si può essere squalificati perché “portatori di pace” e perché si ricorda a quel mondo, governato dall’odiosa oligarchia dittatoriale, le tante, troppe vittime della guerra? Purtroppo sì, si può. E’ accaduto e la vittima, in questo caso solo sportiva, è il portabandiera dell’Ucraina, il 27enne campione dello skeleton  Vladyslav Heraskevych. Galeotto è stato il suo casco in cui prima del via dei Giochi ha fatto stampare le foto ricordo di quelle vittime ucraine dello sport. Piccoli e grandi eroi dimenticati, giovanissimi e meno giovani atleti, allenatori, che sono caduti sotto le bombe o al fronte, perché costretti a combattere nel conflitto russo-ucraino che non conosce tregua. Quel casco è un semplice gesto di solidarietà umana per una Olimpiade che in fondo al suo cuore Vladyslav sta vivendo come i “Giochi della memoria”. Ma il Cio conosce solo la memoria degli albi d’oro dei campioni e dei record, e quell’albo poi viene subito dopo il registro dei conti del business del gigantismo olimpico. Lo sport che si proclama universale ha le sue regole rigide e molto miopi, quasi di ghiaccio, come la pista dello skeleton e quelle rimandano a una norma imperativa, la n.50 della Carta olimpica che condanna l’ucraino all’espulsione dai Giochi. Quella regola sarebbe stata infranta, in quanto vieta “manifestazioni o propaganda nei siti di gara”. Il buon Vladyslav dunque va punito ed estromesso con foglio di via, perché reo di manifesta volontà di esprimere dolore per la morte di innocenti, per di più “appartenenti al grande mondo olimpico”, fa notare l’espulso. Si è macchiato Heraskevych per aver rivendicato il sangue dei vinti: durante le sessioni di allenamento dei giorni scorsi (8, 9 e 10 febbraio) quel casco lo ha indossato e mostrato con orgoglio, dopo aver strappato il miglior tempo, in mondovisione. Il Cio schiuma rabbioso perché all’atleta ucraino era stata concessa la possibilità di manifestare il suo lutto indossando la fascia nera al braccio, come abbiamo raccontato QUI. Ma per Heraskevych quella fascia nera deve essere sembrata troppo piccola rispetto al vuoto enorme che hanno lasciato quaggiù quegli atleti del suo Paese, alcuni dei quali avrebbero anche potuto partecipare a Milano Cortina. Il Comitato olimpico ucraino non ci sta, difende lo skeletonista e passa all’attacco: “La decisione del Cio su questo tema è una sorta di circo”. Pronto il ricorso al Tas, perché per Vladyslav ora c’è in gioco solo la “difesa dei nostri diritti” che chiede di poter gareggiare e di farlo con il suo casco della memoria perché solo con quello sente veramente di  “rendere omaggio a giovani che hanno fatto parte della famiglia olimpica. Oggi sono con me alle Olimpiadi. Voglio mostrare al mondo quanto grandi siano i sacrifici in Ucraina e ricordare che la guerra è terribile!”. Ennesima domanda: come si può escludere dai Giochi un uomo che lancia un messaggio del genere? Quello di Heraskevych è un atto di civiltà che non merita l’esclusione e quindi l’immediata riammissione in gara. Il suo è un appello disperato e poetico, che fa venire tornare alla memoria San Martino del Carso, quella struggente poesia di Giuseppe Ungaretti mandata a memoria a scuola che recita: “Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto. Ma nel cuore nessuna croce manca È il mio cuore il paese più straziato”. Versi che da Milano Cortina 2026 postiamo per i posteri con sotto la foto del casco di Vladyslav Heraskevych, campione anche di pacifismo e di memoria condivisa.

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