Burraco, maghi del ghiaccio e tradimenti: l'altra faccia delle Olimpiadi
A Cortina la medaglia che piace di più è quella del gossip, e il protagonista per un giorno è il water man. Dentro i Giochi c'è anche questo

Diario dai Giochi/6.
Uno è vestito completamente di bianco per mimetizzarsi sul ghiaccio. Ha lui pure i pattini, ma non fa la gara, la riprende. Direttamente in pista con una telecamera munita di cappottino color neve. Solo durante le fasi di riscaldamento, certo. Ma è un mestiere difficile. E rischioso, perché può intralciare l’atleta di turno se gli va troppo vicino. Soprattutto è un mestiere invisibile: quando racconterà ai suoi nipoti che ha fatto un’Olimpiade, se va bene gli risponderanno con una pernacchia. Eppure è vero.
Un altro è il mago del ghiaccio della pista di curling di Cortina. Camminando all’indietro a piccoli passettini sparge acqua sulla pista pompandola da un serbatoio che si porta sulla schiena tipo zaino. Leggerlo non è come vederlo, ma un’Olimpiade necessita di qualche sforzo di fantasia. Lui si chiama Mark Callan, è scozzese, e ha 61 anni. Ruolo ufficiale: water man. Che detto così non è elegantissimo e fa pensare ad altro, ma è diventato un personaggio dei social da quando mentre fa il responsabile dello sviluppo del ghiaccio (Development Officier ad Head of Ice Services: esiste anche questo, credetemi) i media manager dell’Olimpiade gli hanno creato un video con il sottofondo della musica di Michael Jackson trasformandolo in un viralissimo Moonwalk.
L’altra faccia dei Giochi insomma è quella di chi ci lavora dentro. Che vedono in pochi. Certamente non le signore di Cortina, che nei salotti degli hotel in questi giorni organizzano combattutissimi tornei di burraco. Pensa com’è la vita, uno immagina di venire nella perla delle Dolomiti e fare lo struscio tra champagne, dame impellicciate e gioiellose, e invece trova simpatiche pensionate, tutt’altro che disposte a cambiare le loro abitudini solo perché gli è arrivata l’Olimpiade in tinello.
In realtà, fin qui ho divagato perché non ero convinto di passare a quella che, per i fanatici del gossip almeno, è diventata la vera notizia di giornata. La vicenda cioè dell’atleta norvegese Sturla Holm Laegreid che nel corso di un’intervista televisiva subito dopo aver vinto la medaglia di bronzo nel biathlon, ha confessato in diretta di aver tradito la fidanzata una settimana prima della gara. E di essere molto pentito per questo. Il suddetto spera ora nel di lei perdono, visto che – dice - è la persona più importante della sua vita.
Una vicenda che ha assorbito le discussioni sotto i podi, forse a dimostrazione che sopra non c’era granchè. Al punto da far interrompere anche uno dei tornei di burraco perché la signora Pina era infuriata e solidale con la fidanzata tradita, e avanti come se nulla fosse ad attaccare re sotto gli assi non si poteva certo andare.
Ma al di là delle preferenze personali e della valutazione del peso delle notizie, resta il fatto che una confessione pubblica di corna olimpiche non l’avevamo mai sentita. E che il ragazzone norvegese ha scoperchiato un bidone delicato: la sovrapposizione tra sfera privata e pubblica in un contesto alieno ai sentimenti e ai comportamenti personali. Un episodio che mostra quanto sia complesso gestire emozioni di cuore in contesti ad alta pressione, e quanto la notorietà amplifichi le conseguenze di scelte private. Ma soprattutto è un promemoria del fatto che, anche nel successo sportivo, gli atleti restano persone con fragilità e conflitti interiori tali da non resistere alla tentazione di esporsi in mondovisione. Magari anche solo per far soffiare più forte sul vento del perdono.
Nel dubbio, noi facciamo un altro giro. La Pina si è calmata, è sera, i Giochi hanno chiuso per oggi, e io devo ancora scrivere un pezzo (quello serio) per il giornale. Dia le carte signora, che è tardi. Grazie.
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