A Como il premio di produttività voluto dal sindaco ha fatto arrabbiare i sindacati

di Enrica Lattanzi, Como
Lo sciopero delle organizzazioni dei lavoratori ha provocato l'ironia del primo cittadino comasco, Rapinese: «È un diritto, ma domani alle 8 tutti in ufficio». Il nodo del contendere resta il mancato accordo sulla distribuzione degli aumenti, che privilegiano pochi dirigenti a fronte del resto della macchina comunale
February 11, 2026
A Como il premio di produttività voluto dal sindaco ha fatto arrabbiare i sindacati
Il sindaco di Como, Alessandro Rapinese / Ansa
«Scioperare è un diritto. Giovedì mattina, però, tutti in ufficio, puntuali, alle 8.00, perché i cittadini spendono 30 milioni di euro l'anno per i dipendenti comunali». Nelle parole del sindaco di Como, Alessandro Rapinese, si concentra il clima che ha accompagnato, mercoledì, lo sciopero del personale di Palazzo Cernezzi: una mobilitazione che, tra fischietti, magliette con la scritta “179K” e lo slogan «non puoi fare il bomber senza una squadra», ha reso evidente il confronto in atto fra amministrazione e lavoratori.
Al centro della protesta vi è il mancato accordo sulla distribuzione del premio di produttività di circa 179mila euro (i “179K” delle magliette), risorse bloccate da due mesi dopo il mancato accordo tra giunta e sindacati. La proposta dell’amministrazione prevedeva una ripartizione che ha suscitato forti perplessità: a 22 dipendenti con incarichi di elevata qualificazione sarebbero andati oltre 1.800 euro lordi ciascuno, mentre agli altri 600 dipendenti comunali sarebbero stati destinati poco meno di 100 euro lordi a testa.
Una differenza ritenuta «inaccettabile» dalle organizzazioni sindacali, che hanno chiesto criteri più equilibrati e condivisi. Il mancato accordo ha portato alla revoca delle delibere con cui era stata stabilita la ripartizione e al congelamento degli aumenti per tutti. Il sindaco Rapinese difende la scelta sostenendo la necessità di valorizzare le figure di alta qualificazione, che al Comune di Como – secondo la sua posizione – percepirebbero retribuzioni inferiori rispetto ad analoghe professionalità assunte in altri enti locali con un numero inferiore di abitanti. Un intervento ritenuto funzionale a rendere più competitivo Palazzo Cernezzi e a trattenere competenze considerate strategiche. Una lettura che non ha convinto del tutto i rappresentanti dei lavoratori, i quali chiedono che il riconoscimento economico non si traduca in un divario troppo marcato all’interno degli uffici, suggerendo di destinare alle alte professionalità il 40% dei 179mila euro e il 60% agli altri dipendenti.
Oltre alla questione economica, i lavoratori sollecitano un cambio di metodo, chiedendo un dialogo che possa rafforzare il senso di appartenenza al Comune, crei un rapporto di fiducia reciproca, evitando decisioni imposte dall’alto. Il richiamo al “fare squadra” è diventato uno degli elementi centrali della mobilitazione. L’obiettivo era sollecitare una ripartizione del premio produttività che valorizzi l’intero personale comunale. Più in generale, però, la richiesta è che si riconosca il contributo dei diversi settori dell’ente, che, a tutti i livelli, si confrontano con crescenti carichi di lavoro e organico da rafforzare.
In attesa degli esiti dello sciopero, sono tanti i tavoli di dibattito che stanno animando il confronto fra sindaco e città: dalla riorganizzazione scolastica alle nuove tariffe dei parcheggi, dallo stop al taglio dei ciliegi di XX settembre (tutelati da vincolo paesaggistico) fino al ricorso presentato, nelle ultime ore, sul progetto del nuovo stadio.

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