Sempre più over50 tra i rider: in strada per integrare un reddito insufficiente

Sono italiani espulsi dal mercato del lavoro ma anche pensionati poveri che fanno le consegne in auto
February 11, 2026
Sempre più over50 tra i rider: in strada per integrare un reddito insufficiente
In aumento anche gli over50 tra i rider che ogni giorno consegnano pasti nelle città italiane/ ANSA
Hanno perso il lavoro o ne hanno uno sotto-pagato, o ancora sono andati in pensione ma non riescono ad arrivare alla fine del mese. Tra i trentamila rider che ogni giorno sfrecciano sulle strade delle nostre città, per consegnare pasti a domicilio per pochi euro a consegna, non ci solo giovani stranieri in condizioni di difficoltà estrema magari arrivati da poco in Italia. Ci sono anche tante persone di mezza età, in genere italiane, più raramente immigrati di lungo corso, costretti a sottostare alle regole opache degli algoritmi e a lavorare a cottimo per pochi euro a consegna. Una tendenza iniziata dopo la pandemia che si è rafforzata negli ultimi anni come evidenziano i sindacati.
«Il bacino di lavoratori delle piattaforme è variegato e ci sono anche molti over50 che per necessità decidono di mettersi in strada» sottolinea Daniel Zanda, segretario generale della Felsa-Cisl. Più che una scelta è un ripiego dopo un licenziamento o il fallimento di piccole attività in proprio. Sembra una soluzione facile, per via dell’accesso immediato, ma può rivelarsi molto faticosa per chi non è più giovanissimo. Il rapporto della Nidil Cgil sulla condizione dei rider prova a quantificare gli over50: sono il 12,7% del campione che ha risposto al questionario di 41 domande distribuito in diverse città. Il 9,8% ha un’età compresa tra i 50 e i 59 anni, un altro 2,9% supera i sessanta. La presenza di italiani in sella alle due ruote per consegnare pasti è confermata dal numero di infortuni denunciati: il 16,4% del totale. «Si tratta di persone espulse dal mercato del lavoro - spiega Roberta Turi segretaria nazionale Nidil-Cgil - ma anche di lavoratori che hanno uno stipendio risicato, magari un part-time, e hanno bisogno di arrotondare. Ci sono anche tanti pensionati che viaggiano in auto, ricordo a Brindisi un pensionato povero che aveva tanti buchi contributivi che lavorava con la moglie facendo consegne». Per Riccardo Mancuso, tra i fondatori della rete Rider per i diritti e membro del Gig workes congress negli ultimi anni ci sono stati parecchi cambiamenti. «Gli italiani si sono spostati in prevalenza su Just Eat che è l’unica piattaforma che assume sia pure con contratti part-time e quindi ha un posizionamento migliore. Le altre realtà a partire da Glovo assoldano sempre più spesso lavoratori che arrivano da aree particolarmente disagiate, soprattutto dal Pakistan. Non conoscono l’italiano e le norme e non sono per nulla sindacalizzati, anzi lavorano in competizione tra di loro» racconta Mancuso. A Bologna – che insieme a Torino è stata la prima città in cui si è creata una mobilitazione pro-rider - proprio contro Glovo è stato indetto qualche settimana fa uno sciopero di tre giorni per denunciare il progressivo impoverimento dei già miseri guadagni. «Purtroppo le azioni sindacali lasciano il tempo che trovano, l’unico modo per farsi ascoltare è fare una class action o bloccare i centri di prenotazione come abbiamo fatto a Bologna, allora qualcosa si ottiene».
Il vero nodo è la totale assenza di trasparenza sulle modalità con le quali vengono assegnate le consegne e i compensi. Il ranking che assegnava ad ogni rider un punteggio in base alla sua disponibilità, velocità e puntualità è stato eliminato solo ufficialmente, ma continua a ricattare i lavoratori. Proprio per questo secondo i sindacati di base gli over50 spesso utilizzano account intestati ai figli (l’algoritmo “penalizza” l’età ci spiega Riccardo da Milano che preferisce mantenere l’anonimato), si muovono in auto, in coppia per fare prima, e preferiscono le consegne serali perché c’è meno traffico.
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