«Pronto a fare come a Modena». Il ragazzo fermato per terrorismo e la pista del "white jihad"

Per gli inquirenti dell'antiterrorismo il 21enne di Vimercate poteva progettare un'azione eversiva, dopo aver pubblicato «post inneggianti al martirio». Lui si è difeso così: «Non è proselitismo, ma divulgazione». L'inchiesta è un filone di quella sul movimento eversivo di estrema destra, che mette insieme suprematisti bianchi e fondamentalisti islamici
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June 1, 2026
«Pronto a fare come a Modena». Il ragazzo fermato per terrorismo e la pista del "white jihad"
L'attentato di Modena dello scorso maggio, che il giovane fermato avrebbe detto di voler replicare/ Ansa
Zakaria Ben Haddi, un ragazzo di 21 anni di origini marocchine, di Vimercate, in Brianza, è stato fermato su richiesta della Procura di Milano per l’ipotesi di reato di «terrorismo internazionale». Il fermo, chiesto dal pm Alessando Gobbis, è stato motivato da «diversi post inneggianti al martirio» che sono stati pubblicati il 30 maggio scorso che hanno fatto ritenere agli inquirenti «verosimile una sua immediata ed estemporanea attivazione». Il giovane, si legge nelle carte dell’accusa, avrebbe pubblicato in particolare «contenuti apologetici di attentati terroristici compiuti dallo Stato Islamico in danno dei cristiani e più in generale contro l’occidente e di aperta esaltazione e incitamento al martirio, con, di recente, un riferimento al tragico evento delittuoso occorso nella a Modena il 15 maggio 2026». Un rimando, quest’ultimo, alla vicenda di Salim El Koudri, il 31enne che ha investito sette persone nella città emiliana accusato di strage e lesioni (ma al quale non è stata contestata l’ipotesi di avere agito per terrorismo). Secondo le indagini della Digos di Milano, sezione antiterrorismo, ci sono «gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato dalle quali è emerso che sui profili Instagram e Tiktok, Zakaria Ben Haddi all’esito di una pericolosa accelerazione della propria spirale di radicalizzazione ideologico-religiosa ha palesato la propria disponibilità al martirio, pubblicando post e commenti che facevano ritenere la concreta intenzione a una reale attivazione violenta, peraltro nella consapevolezza di essere in procinto di lasciare l’Italia essendo stato trovato in possesso di un biglietto aereo per il Marocco per la data del 9 giugno».
«Volevo solo fare divulgazione sullo Stato Islamico postando anche dei video su Modena. Il rientro in Marocco? Dovevo tornare nel mio Paese un esame», così si è difeso invece Zakaria Ben Haddi, davanti alla gip Rossana Mongiardo, giudice che deciderà oggi sulla convalida del fermo del 21enne. Ben Haddi aveva scritto: «Impossibile fare un colpo di Stato nella situazione attuale» commentando la riflessione di un altro utente che aveva affermato: «Comunque per poter fare una sovversione e quindi un colpo di Stato ci servono molte più persone, organizzate e non sparse e che tutti seguano la stessa idea o simile». L’indagato aveva anche pubblicato la foto di un bambino con carnagione chiara e occhi azzurri col commento: «Chiaramente è superiore a te» in risposta all’interlocutore che lo aveva criticato scrivendo: «Tu sei africano, non sei superiore a nessuno».
L’attuale inchiesta può considerarsi il seguito di quella sul movimento eversivo di estrema destra «Terza Posizione», che aveva evidenziato la presenza della "white jihad", ovvero la saldatura e la rete (si tratta interamente di proselitismo su Internet) che lega giovani neonazisti, suprematisti bianchi, ed estremisti islamici jihadisti. Lo scorso aprile, nell’ambito di quell’inchiesta era stato arrestato (ai domiciliari) un 19enne italo albanese di Pavia e c’erano stati quindici indagati di cui nove minorenni. Dalle perquisizioni e dal monitoraggio delle chat su Telegram era emerso un campionario di fasci, aquile, croci celtiche, asce bipenni, rune dell’artiglio del lupo, saluti romani, discorsi di Hitler, un «Mein Kampf» nel telefonino e un audio di Mussolini sul «problema razziale» montato su un discorso della premier Giorgia Meloni, considerata «un burattino» nelle mani della «lobby sionista e globalista», nonché, in ultima analisi, una traditrice. Non va certo meglio a Elly Schlein, accostata alla massoneria. E poi un video jihadista con un jihadista con la maschera del teschio che inneggia al Bataclan e all'Isis. Venivano esaltati stragisti come Brenton Tarrant, (51 morti, 89 feriti a Christchurch, in Nuova Zelanda nel marzo 2019) e gli autori della strage del Bataclan. Sono stati trovati video e messaggi della “white jihad”, l'ibridazione ideologica appunto tra gli elementi di propaganda dell’estrema destra radicale neonazista e quelli riconducibili al terrorismo di matrice jihadista, accomunati sempre dall’antisemitismo. E ancora: i dodici raggi, il sole nero, una piramide con le categorie da odiare (nella loro testa, considerati invece «quelli che opprimono»). Al vertice «i giudei», ovviamente, seguiti dai «transessuali», dai «non bianchi gay», e infine dai «non bianchi» etero, i meno peggio tutto sommato, perché «loro», i neri, «almeno li puoi schiavizzare». E infine la mano che stringe il martello con l’artiglio del lupo sullo sfondo, l’emblema di «Terza Posizione», fondato da Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi alla fine degli anni settanta.

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