Le parole di Leone XIV: «Serve una Chiesa missionaria per guarire il mondo in guerra»

di Agnese Palmucci, Roma
Durante l'udienza con i partecipanti all'Assemblea generale delle Pontificie opere missionarie, il Papa ha ribadito il «servizio inestimabile» delle quattro Pom per la diffusione del Vangelo nel mondo.
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June 1, 2026
Le parole di Leone XIV: «Serve una Chiesa missionaria per guarire il mondo in guerra»
Leone XIV durante l'udienza con i partecipanti all'Assemblea generale delle Pontificie opere missionarie / Vatican Media
È sempre più urgente una Chiesa «missionaria», per «la guarigione del nostro mondo, così pieno di tensioni, conflitti e guerre». Così stamattina Leone XIV si è rivolto in udienza ai partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie opere missionarie, sottolineando il loro impegno «essenziale» nell’«importante compito» dell’evangelizzazione. Le quattro Pom, affidate al Dicastero per l’Evangelizzazione (Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari), «rendono un servizio inestimabile alla missione della Chiesa di annunciare Cristo, Principe della Pace», ha proseguito il Papa.
L’incontro è stato anche l’occasione per ricordare il centenario dell’istituzione, su richiesta della Pontificia società per la Propagazione della fede a papa Pio XI, della Giornata missionaria mondiale, fissata per ogni penultima domenica dell’anno. Un giorno che, come ha messo in risalto il Papa, da cento anni «è dedicato alla preghiera, alla riflessione e al sostegno della missione evangelizzatrice della Chiesa», in modo particolare «nelle zone dove l’annuncio del Vangelo è appena agli inizi o dove la Chiesa è ancora giovane». In questo è coinvolta la comunità cattolica globale, e i cristiani sono invitati a «pregare e a offrire sacrifici spirituali e materiali per gli sforzi missionari», con il fine ulteriore, ha aggiunto il Pontefice, «di ricordare alle persone delle Chiese più antiche» e consolidate, «quanto sia importante che anche loro si uniscano allo spirito missionario» della comunità cristiana. In più il tema di quest’anno, “Uno in Cristo, uniti nella missione”, richiede «un rinnovamento missionario nella Chiesa negli anni a venire».
Proprio grazie ai fondi raccolti durante le Giornate mondiali missionarie, ha continuato a sottolineare Leone XIV nella Sala Clementina, la Pontificia società per la Propagazione della fede «è in grado di fornire l’aiuto necessario alle oltre 1.130 circoscrizioni ecclesiastiche» che dipendono dal Dicastero per l’Evangelizzazione, «per aiutarle a realizzare le infrastrutture ecclesiastiche necessarie e sostenere diverse iniziative missionarie». In più «sostengono l’amministrazione di cinque collegi a Roma per la formazione permanente di sacerdoti e di donne e uomini consacrati» che arrivano da ogni parte del mondo per studiare. Sempre nell’anno corrente, poi, ha evidenziato il Papa, ricorre il 110° anniversario di fondazione della quarta Pom, l’Unione missionaria pontificia, da parte del beato Paolo Manna, «descritta da San Paolo VI come l’”anima” delle altre Opere missionarie» e destinata proprio alla diffusione dello spirito missionario. «Incoraggio tutti a partecipare alla sua missione di promuovere tra tutti i battezzati una spiritualità missionaria sempre più fervente e un impegno più profondo nella missione universale di evangelizzazione», ha specificato.
Proprio a questo proposito, Prevost ha citato anche la prossima beatificazione, il 24 settembre a Saint Louis, nel Missouri, del venerabile arcivescovo Fulton J. Sheen, «illustre direttore nazionale delle Pontificie opere missionarie negli Stati Uniti d'America», testimone di fede e speranza attraverso «i mezzi di comunicazione radiofonici e televisivi».
Poi ancora il riferimento alla Pontificia opera missionaria dell’infanzia, che «svolge una missione particolarmente preziosa, portando la luce della fede e la consolazione della carità cristiana ai bambini di tutto il mondo, specialmente nelle regioni afflitte dall’odio e dalla violenza». E, infine, la Pontificia opera missionaria di San Pietro Apostolo, «che promuove e sostiene la formazione del clero indigeno e dei religiosi consacrati nei territori di prima evangelizzazione», senza il sostegno della quale, ha ribadito il Papa, in molti luoghi «i seminaristi e i novizi non disporrebbero dei mezzi necessari per la loro formazione umana, spirituale e pastorale».

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