«Troppi adolescenti a rischio, va fermata anche la nicotina sintetica»
Secondo l’Istituto superiore di sanità la sigaretta elettronica è oggi il prodotto più diffuso tra i giovani italiani e rappresenta un rischio concreto di dipendenza. Sui due fronti, l’allarme dell’Oms e quello, opposto, del comparto del tabacco italiano

La battaglia contro quel mostro, che uccide metà di quelli che finiscono nelle sue grinfie, comincia a dare i suoi frutti: parliamo del fumo e delle politiche di contrasto alla dipendenza che stanno colpendo sensibilmente il consumo. La quota di fumatori a livello globale è passata dal 29% del 2005 al 24% attuale. Tuttavia, il tabacco causa ancora oltre 1,2 milioni di morti ogni anno solo in Europa, area leader mondiale nel consumo di prodotti che contengono questa sostanza. Il suo consumo è la prima causa di morbilità e mortalità prevenibile anche in Italia, dove causa circa 70mila morti l’anno, il 25% dei quali ha un’età tra i 35 e i 65 anni. In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, che si è celebrata ieri, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha messo in guardia su queste minacce già conosciute, che si sommano a quelle nuove, sempre più diffuse tra i giovani.
Il tabagismo, nel 2024, ha contribuito a 420mila morti oncologiche in Europa, 55mila delle quali in Italia, e a 885mila nuove diagnosi, di cui 130mila nel nostro Paese. L’Oms, però, quest’anno denuncia in particolare i rischi legati a dispositivi di nuova generazione. A livello globale circa 40 milioni di ragazzi tra i 13 e i 15 anni fanno uso di prodotti contenenti tabacco. A crescere è soprattutto l’uso di sigarette elettroniche, appunto, e di bustine di nicotina, con una prevalenza in Europa del 14,3% tra gli adolescenti, la più alta a livello mondiale. Ma l’uso di questi dispositivi aumenta di quasi tre volte la possibilità che si inizi a fumare le sigarette tradizionali. Restano dunque «importanti lacune normative», ha spiegato l’Organizzazione, che esorta alla necessità di «smascherare le strategie dell’industria della nicotina per attrarre nuovi consumatori, soprattutto adolescenti». L’Oms tira ancora una volta le orecchie ai governi: pochi Paesi vietano tutti gli aromi delle e-cigarette e alcuni non impongono limiti di età per la vendita. Per questo la campagna 2026 si concentra sul raggiungimento di tre obiettivi: denunciare l’impiego di nuove forme di nicotina, come quella sintetica; rafforzare le restrizioni su promozione di aromi, pubblicità e confezioni dei prodotti; fornire strumenti per riconoscere le strategie di marketing dell’industria.
La Ue come sta rispondendo? A fine maggio la Commissione ha avviato una consultazione pubblica, che si protrarrà fino al 14 agosto 2026, per raccogliere opinioni, proposte e commenti da parte di cittadini, organizzazioni e imprese. La consultazione, che si unisce alla possibilità di presentare contributi, è avviata in vista di una revisione della Direttiva Ue sui prodotti e di quella sulla pubblicità del tabacco. Anche le ultime valutazioni della Commissione hanno infatti riconosciuto le lacune nella legislazione per quanto riguarda la diffusione delle sigarette elettroniche, dei prodotti a tabacco riscaldato e delle bustine di nicotina, che introducono nuove problematiche per la salute pubblica. «Sebbene questi prodotti possano apparire moderni, di tendenza o meno dannosi, la realtà è chiara. Rappresentano un rischio concreto di dipendenza da nicotina», ha commentato in merito il commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, ricordando che «la revisione delle norme Ue sul controllo del tabacco è fondamentale per raggiungere l’obiettivo di una generazione libera dal tabacco e dalla nicotina entro il 2040». Se da una parte, come rileva la Commissione, l’armonizzazione delle norme Ue ha migliorato il funzionamento del mercato interno e quindi il contrasto al fenomeno, dall’altra i Paesi fanno già fughe in avanti, o indietro, in ordine sparso. La Francia, per esempio, ha imposto il divieto a vendita, importazione, possesso e uso delle bustine aromatizzate che si mettono sotto il labbro e rilasciano nicotina. Una decisione che ha fatto infuriare la Svezia, dove le bustine di nicotina sono ormai un’alternativa molto diffusa allo snus, la tradizionale bustina di tabacco in polvere.
In Italia, invece, dove in quattro anni è quasi raddoppiato l’uso della sigaretta elettronica e di prodotti a tabacco riscaldato non bruciato, secondo l’Istituto Superiore di Sanità la sigaretta elettronica è oggi il prodotto più diffuso tra i giovani: nei primi mesi del 2026 il 37,1% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni dichiara di aver utilizzato almeno un prodotto contenente nicotina o tabacco nel mese precedente. Una proposta di legge d’iniziativa popolare, che ha raccolto già 50mila firme, punta a un rincaro di 5 euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina proprio per scoraggiarne il consumo. Ma mentre tutti questi cittadini chiedono all’Italia e alla Ue di fare di più, sulla possibile revisione delle direttive il comparto del tabacco, riunito al tavolo permanente dell’Emilia-Romagna, ha espresso forte preoccupazione per le eventuali ricadute sulla filiera italiana dei prodotti innovativi del settore e ha chiesto un intervento urgente del Governo italiano nelle istituzioni europee. Quasi la totalità delle esportazioni italiane di prodotti da tabacco lavorati di nuova generazione fa capo infatti al polo industriale in questa regione.
L’Italia, come l’Europa, si trova insomma ancora costretta a scegliere tra dare più respiro ai bilanci delle sue imprese o ai polmoni dei suoi cittadini. Vedremo cosa verrà fuori dalla consultazione dopo Ferragosto, ma intanto i nostri adolescenti e le loro famiglie dovranno continuare a cavarsela da soli contro prodotti che sono ancora troppo accattivanti e diffusi tra i giovani.
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