"La Famiglia Esule": il dipinto in Vaticano che parla del dramma di Gaza

Presentata nei giorni scorsi l’opera destinata al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano. L'immagine è frutto del lavoro di Alessandro Fantera, Francesco Lisbona, Milena Naldi e Pierluigi Cervellati
February 11, 2026
Alessandro Fantera, La famiglia esule, olio su tela
Alessandro Fantera, La famiglia esule, olio su tela
Un racconto di fede, dolore e speranza attraversa la nuova opera di Alessandro Fantera, La Famiglia Esule, presentata al Palazzo di San Callisto in Vaticano nelle scorse settimane, a conclusione dell’Anno Santo. Il dipinto, un olio su tela di 200x120 centimetri, è stato realizzato per il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e nasce da un progetto condiviso con lo scrittore Francesco Lisbona – curatore dell’artista –, con la critica d’arte Milena Naldi e con l’architetto Pierluigi Cervellati. L’opera propone una rilettura forte e attuale della fuga in Egitto, collocando simbolicamente la Sacra Famiglia nel contesto della Striscia di Gaza. Una scelta che, come sottolineano le fonti, rinnova l’iconografia tradizionale: nella storia dell’arte le rappresentazioni privilegiano spesso il momento del riposo, mentre qui Fantera porta al centro della scena la drammaticità del viaggio, il movimento, la precarietà. Il dipinto si radica nel presente e invita a leggere l’esperienza degli esuli come chiave interpretativa del nostro tempo. Volti e gesti sono definiti con rigore, restituendo le emozioni di Maria, Giuseppe e delle figure che accompagnano il cammino attraverso una terra ferita. La luce sottolinea nodi simbolici e spirituali, trasformando il paesaggio in uno spazio meditativo in cui la memoria biblica incontra le ferite del mondo contemporaneo.
La presentazione dell’opera si è svolta alla presenza del cardinale Michael Czerny SJ, prefetto del Dicastero, assieme ai sottosegretari, il cardinale Fabio Baggio e monsignor Jozef Barlaš. Il cardinale Czerny ha espresso profonda stima per il progetto, riconoscendone la consonanza con la missione del Dicastero e la forza simbolica con cui interpreta i temi dell’accoglienza, della speranza e dello sradicamento. In segno di gratitudine, ha donato all’artista una piccola immagine devozionale della Sacra Famiglia in fuga verso l’Egitto, disegno realizzato da sua nonna negli anni Trenta. Durante l’incontro, Fantera e Lisbona hanno ricordato il lungo percorso creativo che ha condotto all’opera, sviluppato a Bologna e nutrito da un intenso dialogo tra arte, spiritualità e responsabilità civile. L’opera si configura anche come una preghiera per tutti gli esuli, in continuità con la visione ecclesiale che invita a riconoscere nei migranti non un problema ma un volto, una storia, una domanda di fraternità. «Coloro che in passato hanno accolto una famiglia in fuga, oggi vengono a loro volta accolti», hanno spiegato i curatori. La Famiglia Esule si colloca così tra le testimonianze artistiche che, nel solco del Giubileo e del magistero recente, invitano a tenere lo sguardo puntato sulle ferite del mondo senza perdere la luce della speranza. Un ponte tra passato e presente, tra memoria evangelica e attualità, che rafforza il legame tra arte e servizio alla dignità umana.

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