Giornata mondiale del malato: samaritani sempre, mai da soli
Oggi la Chiesa celebra la 34ª Giornata. Nel suo messaggio Leone XIV ricorda la dimensione sociale del “farsi prossimo”

«La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro». È il tema della 34ª Giornata mondiale del malato, che la Chiesa cattolica celebra ogni anno l’11 febbraio, memoria della Beata Vergine di Lourdes. Come i suoi predecessori, anche Leone XIV ha scelto il tema e dedicato un messaggio alla Giornata, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992. Una riflessione, quella di Prevost, per chiamare ogni fedele e ogni comunità a non rinunciare mai alla «dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale» della vita cristiana, «che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti». Un invito a farsi prossimo di chi soffre, «seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita», scrive Leone XIV. Che nel suo messaggio chiede di non trascurare la «dimensione sociale» della compassione e della cura degli ammalati, superando «il mero impegno individuale».
La Giornata 2026 viene solennemente celebrata in un luogo particolarmente caro a Leone XIV: la diocesi di Chiclayo, in Perù, dove Prevost è stato missionario e vescovo. Per l’occasione, il Papa ha nominato suo inviato speciale il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. La visita a tre ospedali e la partecipazione a un incontro con i vescovi e i delegati della Pastorale della salute delle Conferenze episcopali dell’America Latina e dei Caraibi, lunedì 9 febbraio: questi i primi appuntamenti nell’agenda di Czerny, che oggi, mercoledì 1 febbraio, alle 9 (ora locale) presiede la Messa nel Santuario di Nuestra Señora de la Paz, concelebrata (fra gli altri) dal nunzio in Perù, l’arcivescovo Paolo Rocco Gualtieri, e dal vescovo di Chiclayo, Edinson Edgardo Farfán Córdova. Anche il Papa, da Roma, si unisce alla preghiera. Accade oggi alle 12,15 alla Grotta di Lourdes, nei Giardini Vaticani, con l’omaggio orante all’Immacolata in occasione della Giornata del malato. Giornata per la quale il Dicastero per lo Sviluppo umano integrale e l’Ufficio nazionale Cei per la Pastorale della salute mettono a disposizione, nei rispettivi siti, schede e sussidi liturgici e teologico-pastorali – mentre la Penitenzieria Apostolica ha concesso l’indulgenza plenaria. Tornando al Papa: «In Italia, mezzo milione di persone vivono in condizioni di povertà sanitaria. È possibile aiutarle – si legge nel profilo X di Leone XIV – donando un farmaco in farmacia dal 10 al 16 febbraio, durante le Giornate di raccolta del Farmaco di Banco Farmaceutico. I medicinali raccolti saranno consegnati a più di duemila realtà caritative e assistenziali in tutta Italia, che li distribuiranno a chi ne ha bisogno».
Martina Gabbiani, scoprire Dio e l’amore nel male inguaribile
Domenica 1° ottobre 2023 un gruppo di ragazzi di Gioventù Studentesca, provenienti da Lecco, da Milano e dalla Brianza, è in cammino verso l’antico monastero di San Pietro al Monte, nel territorio di Civate (Lecco). Tra di loro c’è Martina Gabbiani, di Carate Brianza (Monza), che per due volte è sopravvissuta a delicatissimi interventi chirurgici per rimuovere o almeno ridurre il glioma, ossia il tumore al cervello, che le è stato diagnosticato l’11 febbraio di quello stesso anno. Ormai si muove in carrozzina: per questo, lungo la salita, i più robusti tra i ragazzi si alternano nel trasportarla, a volte anche in braccio, perché il sentiero è sassoso. Grazie a un professore, si realizza un’idea: far passare sotto la carrozzina una lunga striscia elastica, per distribuire meglio il peso sugli accompagnatori. È un’immagine che rimane nella memoria degli amici di Martina, ma anche in una fotografia che la ritrae mentre ride, portata di peso lungo la salita.
Nella sua vita, durata sedici anni, Martina – nata il 9 agosto 2007 – ha incontrato tanti che, come il buon samaritano, le hanno mostrato un amore gratuito e senza condizioni. Anzitutto i suoi genitori, Silvia e Diego, da sempre membri di Comunione e Liberazione, e sua sorella minore Cecilia. Quindi i compagni di classe al liceo linguistico per le relazioni internazionali dell’Istituto Europeo Marcello Candia di Seregno, e molti dei suoi professori: grazie a loro, le è stata riservata un’aula speciale, dove poteva andare a riposare se non riusciva più a seguire le lezioni.
Anche da malata, Martina è restata sé stessa, con il suo amore per la musica, per la danza classica, per i trattamenti di bellezza. Le testimonianze contenute nel libro Martina. Hai risvegliato molti cuori, edito da Ares e firmato da Anna Ballarino e Anna Grillo, restituiscono la sua immagine ad ampio raggio, senza nascondere le resistenze che a volte lei viveva nei confronti dell’educazione che le era stata impartita. Nei suoi ultimi dieci mesi, però, ha riconosciuto quello che il 29 settembre 2023, nell’ora di religione, ha raccontato ai compagni: «Prima credevo perché me lo dicevano i miei genitori, adesso con la malattia credo perché ho fatto esperienza della presenza di Dio».
A guidarla alla scoperta di questa presenza è stato anche don Vincent Nagle, della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo, cappellano della Fondazione “Maddalena Grassi” di Milano, invitato a casa Gabbiani nel mese di luglio 2023. Nel corso dei loro colloqui, la ragazza si è aperta gradualmente, fino a esplodere, il 12 dicembre 2023, quindici giorni prima di morire: «Adesso vedo quanto sono amata, quanto mi amate, l’amore è al centro della mia vita». Don Nagle, nell’omelia del funerale di Martina, ammette di non aver annotato subito le parole precise, ma commenta: «Capiva di dover ringraziare Dio per la sua malattia perché in questo modo ha scoperto la vita, ha scoperto l’amore».
Damiano Caravello: «Il dolore? Fa paura. Ma puoi rinascere»
«L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare». Queste parole del messaggio di papa Leone XIV per la 34ª Giornata mondiale del malato trovano quasi un parallelo in quanto scrisse, dalla sua camera d’ospedale, il giovane Damiano Caravello, stilando il proprio testamento spirituale: «Sprechiamo la vita a rincorrere l’amore, a succhiarlo dove non c’è, io ho avuto la Grazia, il dono grande di poterlo incontrare e di viverlo nonostante me».
Damiano è nato con una rara patologia del fegato, l’atresia biliare, ma a lungo ha fatto finta che non ci fosse. Dopo una colangite dovuta a un’insolazione, a diciott’anni, ha riconosciuto di non essere padrone della sua vita. Due sono stati gli aiuti principali che ha ricevuto: i corsi del Servizio Orientamento Giovani di Assisi e l’amicizia con suor Silvia, monaca clarissa di Carpi, che convive ancora oggi con il diabete; l’incontro con lei è avvenuto grazie a padre Vito D’Amato, diventato suo padre spirituale. Con questi nuovi stimoli, Damiano si è fatto incontro agli altri scegliendo la politica come servizio, anche nel ruolo di consigliere comunale nella sua città, Noale (precisamente, viveva nella frazione di Briana). Suo riferimento principale era il venerabile Giorgio La Pira, di cui aveva seguito le orme anche come aspirante dei Missionari della Regalità.
Nel 2020, in piena pandemia, è stato messo in lista per il trapianto di fegato. Questo momento tanto temuto è stato per lui occasione di vivere una maggiore intimità con il Signore: «A chi non ha capito o visto o avuto la grazia di vivere ciò, direi che sì, la sofferenza, il male e il dolore fanno veramente paura e sono veri, non ti risparmiano, ma davvero ti permettono di rinascere e vedere l’Amore vero del Padre per il Figlio, alimentato dallo Spirito Santo», ha scritto alle monache di Carpi, l’8 luglio 2020.
Tramite e-mail, messaggi, post su Facebook ha raccontato il percorso verso il trapianto, con l’intenzione di condividere la Grazia della Vita Nuova, come la definisce anche nel suo diario. Seppur intubato, lacerato nel fisico, prostrato dalle operazioni, è stato immagine dell’Amore di Cristo per chi gli stava vicino. In tutto questo si sentiva circondato dalla Chiesa e sostenuto dall’intercessione di molti santi, sia riconosciuti, sia “della porta accanto”.
Damiano ha esalato l’ultimo respiro il 7 agosto 2020, a ventinove anni, a causa delle complicanze dopo il trapianto. Suo fratello Francesco Caravello, insieme all’amica Antonella Galiano, ha dato alle stampe per San Paolo Da sempre ti ho pensato. Storia di Damiano Caravello, per continuare a “mettere in circolo l’Amore”, come lui aveva scritto nel testamento spirituale riecheggiando un famoso brano di Luciano Ligabue, tra i suoi cantanti preferiti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






