Abbazia di Viboldone, da 850 anni preghiera e fraternità alle porte di Milano

di Lorenzo Rosoli, Viboldone (Milano)
Una storia che inizia nel 1176 con gli Umiliati. Poi verranno gli Olivetani. E nel 1772 la soppressione. Nel 1941 la rinascita con l'arrivo delle monache benedettine. Che nel 2025 hanno ospitato 1.300 persone. «Così, noi contemplative, siamo Chiesa in uscita»
February 10, 2026
Abbazia di Viboldone, da 850 anni preghiera e fraternità alle porte di Milano
La chiesa dell'abbazia di Viboldone, antica comunità monastica che sorge nella campagna di San Giuliano Milanese, pochi chilometri a sud di Milano / foto LRos
Un luogo di preghiera. Di relazioni fraterne. Di ospitalità. Di ascolto della Parola di Dio. E di ascolto delle parole che sgorgano dalla vita delle donne e degli uomini del nostro tempo. Un luogo che – alle porte di Milano – offre la risposta di un’umanità rigenerata dal Vangelo a tutti gli assetati di pace, verità, amicizia. Ecco identità e missione della comunità monastica delle Benedettine di Viboldone. Che in questo 2026 ricorda e celebra l’intrecciarsi di tre anniversari.
Il primo: gli 850 anni della fondazione dell’abbazia di Viboldone, sorta come “domus” e chiesa degli Umiliati. Il secondo: i novant’anni dalla nascita della comunità monastica benedettina, costituitasi nel 1936 attorno a madre Margherita Marchi (1901-1956) con le suore provenienti da Montefiolo e dalle catacombe di Priscilla in Roma. Quindi: gli 85 anni del loro arrivo a Viboldone – borgo rurale sito nelle campagne di San Giuliano Milanese – avvenuto il 1° maggio 1941, in piena Seconda guerra mondiale. E c’è poi un quarto anniversario: i sessant’anni del riconoscimento di aggregazione ricevuto dalla Confederazione Benedettina nel marzo 1966.
È grazie alle Benedettine, alla loro comunità che unisce vita contemplativa, lavoro, ospitalità, che questa storia antica si rinnova per farsi incontro alle donne e agli uomini d’oggi. Tutto comincia il 4 febbraio 1176 quando il prevosto di San Giuliano stipula un atto di cessione di terreni della Pieve di San Giuliano Martire a favore degli Umiliati – movimento religioso fiorito in Lombardia a partire dal XII secolo, che propugna il ritorno a una vita povera e fraterna tutta secondo il Vangelo – perché possano edificare la loro dimora e una chiesa intitolata a San Pietro. L’atto è stipulato alla presenza dell’arcidiacono Uberto Crivelli, il futuro papa Urbano III. Quella che si apre così, è una storia scandita in quattro fasi: gli Umiliati, presenti fino al 1571 quando vengono soppressi da Pio V; gli Olivetani, dal 1581 al 1772, anno della soppressione decretata dal governo austriaco; i circa 170 anni di messa all’asta dei terreni e di abbandono dell’abbazia; nel 1941, infine, l’arrivo delle monache benedettine nell’abbazia – la cui chiesa, con gli straordinari affreschi trecenteschi, è un gioiello dell’arte e dell’architettura medievale (che è possibile apprezzare grazie alle visite organizzate dagli “Amici di Viboldone”).
Il Giudizio Universale della chiesa dell'abbazia di Viboldone. Molti elementi stilistici accomunano il Maestro del 1349 con Giusto de’ Menabuoi, cui gli studiosi unanimemente assegnano l’esecuzione della grande scena, scoperta nel 1898 e restaurata più volte / foto viboldone.com
Il Giudizio Universale della chiesa dell'abbazia di Viboldone. Molti elementi stilistici accomunano il Maestro del 1349 con Giusto de’ Menabuoi, cui gli studiosi unanimemente assegnano l’esecuzione della grande scena, scoperta nel 1898 e restaurata più volte / foto viboldone.com

L’abbadessa: vita contemplativa, lavoro e ospitalità, così siamo Chiesa in uscita

Ma se questo non è solo uno scrigno di remote memorie ma una casa di “pietre vive”, è grazie anzitutto alle monache. «Seguiamo la regola di san Benedetto, Ora et labora – racconta madre Annamaria Pettoni, abbadessa dal 2019, quando è stata eletta e chiamata a succedere a madre Maria Ignazia Angelini –. Oggi siamo diciassette. E la nostra età media è piuttosto elevata. Ma grazie all’aiuto di personale esterno e dei volontari, possiamo portare avanti alcune attività lavorative. Anzitutto il laboratorio di restauro del libro antico, che ha affiancato l’attività della tipografia. C’è inoltre l’ospitalità, che nel 2025 ha portato da noi ben 1.300 persone». Le richieste di ospitalità, spiega, «riguardano soprattutto i fine settimana e i tempi forti di Avvento e Quaresima, che molti vogliono vivere condividendo con noi liturgia e preghiera. E non mancano pellegrini che percorrono a piedi la “Strada dei Monaci”. Ospitiamo persone e gruppi che cercano un luogo per la preghiera, l’ascolto, il confronto. A volte raccogliamo situazioni di difficoltà, di umanità ferita».
Ecco: cosa muove i vostri ospiti? «Il desiderio di pace, la ricerca del senso della vita, di quello che è vero ed essenziale, della Parola e del Pane che davvero possono sfamare nel cammino dei giorni, in questo tempo in cui siamo perennemente connessi e travolti dall’inessenziale – risponde l’abbadessa –. Cosa possiamo offrire loro? La prima e fondamentale forma di ospitalità avviene con la Liturgia delle Ore e la celebrazione eucaristica. La Parola di Dio e il Pane di vita sono una realtà più grande di qualsiasi cosa noi possiamo dire o fare. La presenza di queste persone – riconosce infine madre Pettoni – è una provocazione positiva per la nostra comunità, per la nostra vocazione di contemplative, per la nostra vita fraterna che, attraverso l’ospitalità e l’ascolto, può essere davvero – come ha chiesto papa Francesco – Chiesa in uscita».
Il laboratorio di restauro del libro antico di Viboldone / foto benedettinisublacensicassinesi.org
Il laboratorio di restauro del libro antico di Viboldone / foto benedettinisublacensicassinesi.org

Le celebrazioni per l’anniversario. Il vescovo Agnesi: qui impariamo ad ascoltare col cuore

«Ritrovare se stessi, immersi in un mistero più grande. Imparare ad ascoltare col cuore. Pregare insieme. Per diventare, sempre più, fratelli e sorelle. Nell’affidamento alla misericordia di Dio». Ecco, nelle parole del vescovo Franco Agnesi, vicario generale dell’arcidiocesi di Milano, l’esperienza che la comunità monastica delle Benedettine di Viboldone rende possibile a quanti condividono – nella preghiera e nell’Eucaristia, nelle esperienze di ascolto, dialogo, ospitalità – il loro cammino. Con la Messa presieduta da Agnesi nella chiesa di Viboldone, si è aperto sabato 7 febbraio 2026 il percorso organizzato per gli 850 anni di fondazione dell’abbazia. Un itinerario che offre iniziative molteplici. Come, il 9 maggio, l’incontro dedicato al tema della presenza monastica nella Chiesa d’oggi con gli interventi dell’abate di Montserrat Manuel Gash, dell’abate di Montecassino Luca Fallica, della storica e saggista Mariangela Maraviglia e del teologo Pierangelo Sequeri. Il 26, 27 e 28 novembre ecco il convegno curato dall’Università Cattolica sulla storia e l’arte a Viboldone alla metà del XIV secolo con Maria Pia Alberzoni, Stefania Buganza e Guido Cariboni. «Qui si incontrano la nostra fame di Gesù, il desiderio di pace e di luce per le scelte fondamentali della vita, e la compassione di Gesù che si fa incontro a noi grazie alla preghiera e all’ospitalità delle sorelle», ha detto in omelia Agnesi, la cui presenza alla celebrazione d’apertura testimonia il forte legame fra Chiesa ambrosiana e comunità benedettina. «Chiediamo a Dio lo stesso dono che chiese per sé il giovane Salomone: un cuore docile, saggio, intelligente, un cuore capace di ascoltare. Come raccomanda il cammino ecclesiale della sinodalità». Dopo la Messa, ecco don Luca Violoni, prevosto di San Giuliano Milanese e responsabile della comunità pastorale “San Paolo VI”, tenere una comunicazione dedicata all’atto di fondazione del 4 febbraio 1176. Dalla storia di questa comunità, ha sottolineato, viene un messaggio che può illuminare, in particolare, il futuro del borgo di Viboldone, da anni disabitato: «Per essere generativi ci vuole fame di Vangelo e capacità di sognare e agire insieme, Chiesa e istituzioni civili».

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