Meno Usa, più Europa: il baricentro della Nato si sta spostando

L’Italia assumerà la guida delle forze congiunte di Napoli. A Londra andrà il controllo di Norfolk. Cosa c'è dietro le cessioni di Washington
February 11, 2026
Meno Usa, più Europa: il baricentro della Nato si sta spostando
L'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della Nato
È l'ennesimo segnale, inequivocabile, del ridimensionamento del ruolo statunitense nella difesa europea. Nel breve volgere di qualche mese, Washington cederà all'Italia e alla Gran Bretagna la responsabilità di due comandi operativi permanenti della Nato, di livello d'armata, responsabili della pianificazione e della guida di missioni interalleate in caso di crisi o conflitti.  Il nostro Paese assumerà il comando delle forze congiunte (Jfc) di Napoli, puntello del fianco sud dell'alleanza, mentre Londra avrà il compito non agevole di comandare il Jfc di Norfolk, che presidia il fianco nord dello spazio euroatlantico ed è il perno della fruibilità delle vie di comunicazione marittima fra gli Stati Uniti e il Vecchio continente. Alle forze statunitensi competerà invece la primazia sul vertice tattico della catena marittima alleata: il Marcom della città portuale britannica di Northwood. Un ufficiale tedesco è già a capo del terzo comando operativo permanente, basato a Brunssum, nei Paesi Bassi, competente per la difesa del fianco orientale, un ruolo cogestito presto con un generale polacco.
«Gli alleati hanno concordato una ridistribuzione delle responsabilità degli alti ufficiali all'interno della struttura di comando della Nato» ha dichiarato ieri l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della Nato, lesto nell'aggiungere che «gli alleati europei, compresi i nuovi membri della Nato, svolgeranno un ruolo più importante nella leadership militare dell'Alleanza», assumendo posizioni apicali in tutti e tre i comandi congiunti. Della nuova postura militare statunitense, tutta incentrata sulla difesa del continente americano, dell'emisfero occidentale e dell'invulnerabilità dell'Indopacifico trasudano i documenti recenti dell'amministrazione statunitense in tema di politica estera, sicurezza e difesa. E dei piani in itinere per la Nato si parlerà domani a Bruxelles, in una riunione dei ministri della Difesa interalleati, cui non presenzierà il numero uno del Pentagono, Pete Hegseth, ma il capo della politica dello stesso Dipartimento, Elbridge Colby, definita da Matthew Whitaker, ambasciatore statunitense presso la Nato, come la figura ideale per parlare del ruolo statunitense in Europa e prefigurare il formato a venire delle forze americane, pianificando eventuali capacità da fornire e assetti invece rimpatriabili, assegnabili a teatri maggiormente prioritari.
«Non vogliamo smantellare la Nato», rassicura Whitaker, ma Trump ha sempre chiarito che spetterà agli europei farsi carico del fardello militare convenzionale a difesa del continente, assicurando sostegno di capacità abilitanti. L'anno scorso, fonti di stampa d'oltreatlantico avevano ventilato la possibilità che Trump volesse abdicare contemporaneamente al ruolo settantennale di Saceur, di generali statunitensi come numeri uno del comando supremo delle forze alleate in Europa: quel Saceur che Whitaker vedrebbe un giorno più o meno lontano ricoperto da un ufficiale tedesco, per una Nato più europea e meno Usa. Sarebbe una rivoluzione copernicana rispetto agli anni di Bill Clinton alla Casa Bianca e ai paletti fissati da Madeleine Albright, sua segretaria di Stato, recisamente avversa ai disegni militar-autonomistici europei e al disallineamento transatlantico, oggi quanto mai reale nelle politiche trumpiane.

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