Lo scoop: i paramilitari che insanguinano il Sudan si addestrano in Etiopia
La Reuters documenta l'esistenza di un campo segreto per migliaia di combattenti delle Forze di supporto rapido. «Finanziato dagli Emirati Arabi Uniti»

Dopo tanti sospetti, ora c’è la prova. Secondo un’inchiesta dell’agenzia Reuters,, ricca di immagini satellitari, fonti locali e documenti, l’Etiopia sarebbe coinvolta nella guerra in Sudan. Infatti ospiterebbe a 30 km dal confine sudanese un campo segreto destinato all'addestramento di migliaia di combattenti delle Forze di supporto rapido (Rsf), il gruppo paramilitare impegnato nella guerra civile contro l’esercito e accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Il sito si trova nella regione occidentale etiope del Benishangul-Gumuz. Se la natura del campo fosse confermata, si tratterebbe della prima prova diretta del coinvolgimento di Addis Abeba nel conflitto. Uno scoop che provoca qualche imbarazzo alla vigilia del viaggio della premier italiana Giorgia Meloni in Etiopia per fare il tagliando al Piano Mattei. L’Etiopia è uno dei partner prioritari dell’Italia per cooperazione e commercio nell’area subsahariana.
Secondo quanto riferito alla Reuters da otto fonti, tra cui un alto funzionario governativo etiope, la costruzione della struttura sarebbe stata finanziata dagli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero fornito anche istruttori militari e supporto logistico. La ricostruzione trova riscontro in una nota interna dei servizi di sicurezza etiopi e in un cablogramma diplomatico ottenuto dalla Reuters, sebbene il ministero degli Esteri degli Emirati abbia negato qualsiasi partecipazione al conflitto o alle ostilità. Le immagini satellitari, fornite da società specializzate, mostrano un'intensificazione delle attività da ottobre 2025, con la costruzione di tende e strutture in metallo in un'area precedentemente boschiva nel distretto di Menge. Secondo i documenti citati dall'inchiesta, a inizio gennaio circa 4.300 combattenti delle Rsf stavano svolgendo addestramento militare nel sito, la cui capacità arriva fino a 10 mila unità. Probabilmente sono miliziani preparati ad attaccare dall’altra parte del confine il Blue Nile State prendendo alle spalle le postazioni dell’esercito di Khartum. Né il governo etiope né il portavoce delle Rsf hanno risposto alle richieste di commento della Reuters. L'inchiesta evidenzia inoltre lavori di ampliamento nell’aeroporto di Asosa, distante circa 50 chilometri dal campo, dove sarebbero in corso opere per ospitare droni da combattimento. Dall’aeroporto, secondo esperti militari, potrebbero decollare i rifornimenti per i paramilitari in Sudan.
L’inchiesta conferma i forti legami tra Abu Dhabi e il governo del primo ministro etiope Abiy Ahmed, suggellati da aiuti e investimenti per circa tre miliardi di dollari promessi poco dopo il suo insediamento nel 2018. Immagini satellitari e i video postati sul social X da siti specializzati nelle settimane scorse avevano già documentato l’arrivo nel porto di Berbera, nella regione secessionista del Somaliland, infrastruttura gestita dalla società emiratina Dp Port, di navi cargo i cui carichi venivano trasportati verso l’Etiopia da colonne di tir. Gli analisti ipotizzavano che contenessero armi e droni diretti in Sudan, probabilmente la destinazione era il campo segreto.
L’inchiesta prova la partecipazione al conflitto di altri stati, coinvolgimento che ha reso possibile il prolungamento della guerra scoppiata nell’aprile 2023 fino ad oggi, provocando la crisi umanitaria più grave del pianeta. Quanto agli Emirati, avrebbero arruolato 300 mercenari colombiani per combattere con le Rsf non solo sul campo, ma anche per guidare i droni sempre più protagonisti del conflitto. Nell’elenco degli alleati delle Rsf, che puntano a conquistare il Sudan e più realisticamente a dichiarare la secessione della zona occidentale che controllano, ci sono stati appoggiati da Dubai come Sud Sudan, Ciad, Repubblica Centrafricana, la Libia del generale Haftar oltre al Somaliland. Alleati dell’esercito sudanese, cui vendono armi e offrono sostegno militare, sono l’Arabia Saudita ormai in aperto conflitto con gli emiratini, Egitto, Turchia ef Eritrea.
Il campo segreto situato a circa 100 chilometri dalla Grande Diga della Rinascita Etiope (Gerd) sul Nilo, solleva preoccupazioni diplomatiche per la sicurezza dell'infrastruttura idroelettrica più grande dell'Africa, nel mirino da anni di Egitto e Sudan che temono riduzioni dei flussi del Nilo preziosi per l’agricoltura. Diventa sempre più concreto il rischio che il conflitto sudanese destabilizzi il Corno d'Africa.
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