Tutti i feriti di Crans-Montana ricoverati al Niguarda sono fuori dal pericolo di vita

L'annuncio dell'assessore lombardo al Welfare Guido Bertolaso. Lunedì è stata dimessa anche la signora di 55 anni ricoverata per le conseguenze dell'incendio, che da Ginevra ha scelto di tornare a Milano per le medicazioni «per gratitudine»
February 10, 2026
Il Centro Grandi Ustioni dell'ospedale Niguarda di Milano
Il Centro Grandi Ustioni dell'ospedale Niguarda di Milano
I feriti del rogo di Capodanno al Constellation di Crans-Montana ricoverati negli ospedali milanesi sono oggi tutti «fuori imminente pericolo di vita». È l’aggiornamento più incoraggiante dall’inizio della tragedia, arrivato dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, a margine della seduta odierna del Consiglio regionale. Una formula prudente, quella scelta dall’assessore, che tiene conto della fragilità clinica dei grandi ustionati e del rischio, sempre presente, di complicanze infettive, ma che certifica un passaggio decisivo nella traiettoria delle cure. Al Niguarda, tutti i ragazzi inizialmente ricoverati in terapia intensiva sono stati trasferiti nel reparto grandi ustioni; lo stesso percorso attende Lorenzo, il giovane seguito al Policlinico di Milano, che nelle prossime ore completerà un’ultima medicazione prima del rientro al centro specializzato. «Ci vorrà ancora parecchio tempo per alcuni di loro – ha spiegato Bertolaso – ma siamo molto soddisfatti del cammino clinico compiuto fino a oggi». Un terzo dei pazienti accolti nei primi giorni di gennaio è già stato dimesso.
Tra questi, anche la donna italo-svizzera di 55 anni, rientrata a Ginevra dopo la dimissione di lunedì. Una scelta, la sua, che ha colpito lo stesso assessore: le medicazioni continuerà a farle a Milano, «un segnale di gratitudine e di rispetto per i servizi che le abbiamo garantito». Analoga la decisione della veterinaria riminese di 29 anni, già tornata in Emilia-Romagna, che ha annunciato di voler rientrare periodicamente nel capoluogo lombardo per i controlli. Un riconoscimento silenzioso ma eloquente alla qualità della presa in carico sanitaria. Bertolaso ha ricordato anche la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Niguarda lo scorso 2 febbraio. «È stata importantissima – ha sottolineato – per i ragazzi e per le loro famiglie: sentire la vicinanza del massimo rappresentante delle istituzioni ha avuto un valore umano enorme, di conforto e di incoraggiamento».

L'inchiesta e le nuove scoperte: «Il Comune di Crans sapeva»

Mentre sul fronte clinico si registra un lento ma costante miglioramento, l’inchiesta giudiziaria in Svizzera continua ad allargare il suo perimetro, facendo emergere responsabilità istituzionali sempre più difficili da eludere. Davanti ai magistrati di Sion, Ken Jacquemoud, responsabile comunale della sicurezza pubblica di Crans-Montana dal 2017 al 2024, ha ammesso che i controlli di sicurezza al Constellation e in altri locali della località sciistica non venivano effettuati da tempo. Le ragioni addotte parlano di gravi difficoltà organizzative: carenza di personale, mancanza di risorse e il blocco di un software fondamentale per le procedure ispettive, messo fuori servizio dopo l’arresto del titolare della società fornitrice, accusato di aver minacciato la diffusione di dati sensibili sul darknet. Jacquemoud, indagato insieme all’attuale responsabile Christophe Balet, ha spiegato di essere stato l’ultimo ispettore a visitare il Constellation nel 2019, giudicando allora il locale conforme alle norme: «Per legge non ero tenuto a verificare la schiuma fonoassorbente, ma solo i materiali da costruzione», ha dichiarato. Una difesa che, tuttavia, non cancella il dato politico-amministrativo: i vertici comunali non potevano non sapere che il sistema dei controlli procedeva da anni a rilento.
Alla luce delle deposizioni, appare sempre meno credibile lo stupore manifestato dal sindaco Nicolas Féraud il 6 gennaio, quando aveva sostenuto che dal 2020 al 2025 non vi fossero state ispezioni nel locale teatro della strage. «Il Consiglio comunale ne ha preso conoscenza solo consultando i documenti consegnati alla procura», aveva affermato allora. Una versione che oggi scricchiola, sotto il peso degli atti e delle testimonianze. Il coinvolgimento istituzionale potrebbe estendersi ulteriormente, arrivando a toccare anche il Cantone. I legali di alcune vittime, tra cui l’avvocato Fabrizio Ventimiglia – che assiste, insieme a Pierluca Degni, Sofia Donadio, una delle ragazze ferite e ricoverate al Niguarda – hanno chiesto alle procuratrici di Sion di indagare anche sulla gestione dei soccorsi, definita «certamente deficitaria». Secondo la difesa, i ritardi nelle cure specialistiche avrebbero aggravato le lesioni: le sostanze tossiche inalate sarebbero rimaste a lungo nei polmoni e nei bronchi, mentre le ustioni avrebbero continuato ad agire per ore prima di essere adeguatamente trattate. Resta critico, intanto, il quadro clinico della quindicenne Elsa Rubino, l’unica ferita italiana rimasta in Svizzera, ricoverata all’ospedale di Zurigo. Nei giorni scorsi è stata sottoposta a un nuovo e lungo intervento chirurgico; al momento non è previsto il suo trasferimento in Italia.
A Sion si apre una settimana decisiva anche sul piano giudiziario. Mercoledì sarà nuovamente ascoltato Jacques Moretti, proprietario del Constellation, e il giorno seguente toccherà alla moglie, Jessica Maric, entrambi indagati. Giovedì, davanti al palazzo dell’interrogatorio, una decina di familiari delle vittime attenderà la donna. «Vogliamo che ci guardi negli occhi e capisca cos’ha fatto ai nostri figli», ha detto ai media svizzeri Michel Pidoux, padre di Tristan, morto a 17 anni. In serata è prevista una manifestazione in memoria delle vittime: un gesto collettivo di lutto e di richiesta di verità, mentre la giustizia prova a ricostruire, pezzo dopo pezzo, la catena di omissioni che ha preceduto la notte più nera di Crans-Montana.

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