La mina Vannacci ha costretto il governo a porre la fiducia sul decreto Ucraina

di Matteo Marcelli, Roma
Il primo segnale della neonata forza politica "Futuro nazionale": subito stop all'invio di armi a Kiev. Nella stessa direzione le proposte che dividono l'opposizione, presentate da M5s e Avs. In maggioranza, occhi puntati sulla Lega per possibili defezioni al voto dopo lo strappo del generale
February 10, 2026
La mina Vannacci ha costretto il governo a porre la fiducia sul decreto Ucraina
Il generale Vannacci a Modena in un incontro con i suoi sostenitori / Fotogramma
La maggioranza prova a disinnescare la prima mina Vannacci ponendo la fiducia al decreto Ucraina, in arrivo oggi alla Camera. Un tentativo di scongiurare nuove defezioni e impedire che qualcuno, specie nella Lega, possa alla fine votare l’emendamento dei tre “futuristi” per lo stop all’invio di armi a Kiev. La strategia non sfugge alle opposizioni, che accusano il Governo di voler nascondere le fratture interne al centrodestra, anche se le cose non vanno molto meglio nel “campo largo”, dilaniato da due proposte di modifica di M5s e Avs che vanno nella stessa direzione di quella presentata dagli uomini dell’ex generale.
La pattuglia vannacciana prende atto della decisione sulla fiducia, che però ribalta a suo favore rappresentandola come una «prima vittoria di Futuro nazionale». Edoardo Ziello lo dice apertamente e chiama in causa il suo ex segretario Matteo Salvini: «Ha paura del voto e scappa dalle proprie responsabilità». È proprio il vicepremier, afferma l’ex leghista, ad aver chiesto di porre la fiducia «con il solo fine di impedire la votazione del nostro emendamento». Questo però non cambia la situazione, perché Salvini, ricorda ancora Ziello, non potrà evitare il voto sui tre ordini del giorno presentati da ciascun nuovo membro di Futuro nazionale (gli altri sono Rossano Sasso, ex Lega, e l’ex FdI Emanuele Pozzolo), «che contengono lo stesso impegno dell'emendamento». Ziello confida anche che il voto finale sul decreto stesso possa riservare altre sorprese e relega il tentativo della maggioranza a una «tatticuccia fallimentare», pensata da chi ora dovrà assumersi «di fronte alla nazione» la responsabilità «di aver impedito la votazione di un emendamento che contiene ciò che vuole la maggioranza degli italiani».
Vannacci, novello presidente del suo movimento, osserva lo scacchiere da fuori e attende con fiducia di veder crescere le adesioni al progetto. Nella Lega milita ancora quel Domenico Furgiuele che non ha mai nascosto il suo feeling col generale e chissà che il dl Ucraina non gli dia il coraggio di fare il passo decisivo. Nel frattempo, l’eurodeputato trova anche il modo di replicare al ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, per le sue accuse sul cambio di casacca: «Predica bene e razzola male – attacca –. Quando c'è da accogliere nel proprio gruppo chi proviene da altrove non storce il naso, anzi, si dimostra di bocca buona».
Da FdI, come anche da FI, nessuno ha voglia di commentare le accuse dell’opposizione sulla fiducia. Ma nel “campo largo” la lotta intestina si consuma alla luce del giorno. E non c’è solo il solito Carlo Calenda a lanciare anatemi contro Avs e M5s provocando Elly Schlein e Matteo Renzi («Continuerete a fingervi morti? Io vado in Ucraina il 21, venite con me?»). Perché anche diversi big del Pd si fanno sentire. «Leggo di emendamenti e ordini del giorno di nostri “alleati” e vannacciani contro la difesa dell'Ucraina, in aula in settimana. Mi chiedo con quale coraggio, quale coscienza. Provo orrore», scrive sui social il senatore Filippo Sensi e Pina Picierno gli dà manforte: «Ennesima pagina vergognosa e preoccupante per il nostro Paese. Possibile che un pezzo del campo largo abbia le stesse posizioni di Vannacci?».
Il M5s però non ci sta e fonti vicine al presidente Giuseppe Conte fanno sapere che i loro emendamenti sono in linea con la posizione espressa dai pentastellati nei mesi scorsi e che non possono, quindi, essere presi come una legittimazione chi «mira a un restyling della propria immagine su Kiev e pacifismo dopo 4 anni di legislatura passati a votare la linea Meloni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA