A Ferrara i 500 sfollati del Grattacielo rischiano di non trovare casa
A un mese dall'incendio nel palazzo, in centinaia vivono nell'ansia. Caritas: «Lavorano in Italia da anni, ma non hanno un tetto per i costi eccessivi e i pregiudizi»

Questione solo privata o che riguarda l’intera comunità? A Ferrara il dibattito è acceso e riguarda oltre 500 persone – fra cui anziani e malati – che dal 10 gennaio vivono nell’ansia di non sapere se potranno tornare nelle loro case o invece dovranno trovarsi una nuova sistemazione in una città che con l’“invasione” negli ultimi anni degli studenti fuori sede ha visto andare alle stelle i prezzi degli affitti.
È esplosa, infatti, la questione riguardante il Grattacielo, zona nord-ovest di Ferrara, a due passi dalla stazione dei treni. La costruzione inaugurata nel 1958, alta 76 metri, è composta da due torri (le torri A e B) con ognuna 22 piani più una piccola (torre C). In totale 200 appartamenti, diversi negozi e la Biblioteca Popolare Giardino nel “corpo aggiunto” al pian terreno.

La notte tra il 10 e l’11 gennaio si è sviluppato un incendio alla base della Torre B, con le fiamme partite da un quadro elettrico e propagatesi ad alcuni locali commerciali. Circa 200 le persone evacuate, 20 gli intossicati. Solo una parte degli sfollati ha potuto trovare accoglienza da amici e parenti mentre una settantina di loro sono stati accolti al vicino Palapalestre, dove il Comune ha permesso loro di rimanere una settimana. Dopo la quale, buona parte (40 maschi adulti) sono stati accolti nelle aule che l’Associazione Viale K dedica a doposcuola, scuola d’italiano e corsi di formazione (attività ora alla Biblioteca Popolare Giardino). Solo 13 invece le persone collocate in strutture pubbliche. Dieci giorni dopo, un’ordinanza impone la chiusura anche delle altre due torri: ed è qui che, con ancor più forza, dall’incendio fisico si prospetta un incendio sociale senza precedenti. L’ultimatum per lo sgombero, inizialmente fissato dal Comune al 5 febbraio, è stato rimandato di alcuni giorni, ma rimane l’enorme emergenza sociale e abitativa, di cui si sta facendo carico la rete solidale composta da singoli e associazioni guidate da “Cittadini del Mondo”. Fra questi la Caritas, che con la sua Unità di Strada si è da subito attivata e – prima nei locali di Viale K adibiti all’accoglienza, poi nei locali della Biblioteca Popolare Giardino (ora, però, anch’essa “avvisata” dal Comune che dev’essere evacuata) – ha creato punti di ascolto per gli sfollati, fornendo loro informazioni, intermediazione con i servizi sociali, beni di prima necessità. Una delle referenti dell’Unità di strada Caritas, Silvia Imbesi, ci spiega: «Si tratta di persone che vivono in Italia da molti anni, con situazioni abitative regolari. Quasi tutti hanno un lavoro, soprattutto a tempo indeterminato, e la possibilità economica di sostenere un affitto: il problema è che non riescono a trovare casa a causa dei costi degli affitti inaccessibili e per i pregiudizi nei confronti delle persone straniere».

A confermarci questo è Raffaele Rinaldi di Viale K: «I quaranta sfollati che ospitiamo sono di 12 nazionalità diverse, perlopiù maliani, gambiani e senegalesi. Sette di loro sono proprietari del loro appartamento. Lavorano tutti, molti di loro all’Interporto di Bologna». E la cena gliela distribuiscono i giovani scout di Agesci. «Due uomini, uno con due figli e l’altro con tre, si sono rivolti a me perché nei prossimi giorni dovranno lasciare l’appartamento e non sanno dove andare. Nemmeno lo Sportello Sociale del Comune li aiuta».
Il futuro è molto incerto: ancora da fissare la scadenza per sgomberare gli appartamenti, a fine mese il TAR valuterà il ricorso contro l’ordinanza comunale. Per chi ha mutui, paga l’affitto, per le bollette e i rinnovi dei permessi di soggiorno, bisognerà considerare l’emergenzialità della situazione. E per completare i lavori per adeguare l’antincendio ci vogliono 4milioni di euro (comprese le morosità di una minoranza di inquilini). La rete solidale a Ferrara è forte e unita, e le istituzioni devono assumersi fin da ora le loro responsabilità. Nei giorni scorsi, un sit in ha accompagnato l’incontro di alcuni sfollati col Prefetto, il quale ha convocato per ieri (mercoledì 4 febbraio) un Tavolo con Sindaco, Regione, Acer, Ausl, banche, questore, vescovo, sindacati, associazioni di categoria e di volontariato. Ma già si ragiona sul futuro del Grattacielo e dell’area. A tal proposito abbiamo interpellato due esperti. Il primo è Romeo Farinella, docente di Urbanistica all’Università di Ferrara: «Serve attivare una regia pubblica per la gestione dell’emergenza e per l’avvio di un processo di rigenerazione, oltre a un patrimonio abitativo utilizzabile in situazioni di emergenza. Ed è necessario un sistema efficiente di credito pubblico». Alfredo Alietti, invece, è docente di Sociologia urbana a UniFe: «Bisognerà stabilire percorsi differenziati secondo i bisogni delle famiglie sfollate per recuperare la normalità alloggiativa, in particolare per anziani e famiglie con minori. E bisognerà valorizzare maggiormente il ruolo delle associazioni solidali che alimentano circuiti virtuosi».
Parole positive e propositive per prevenire ulteriori possibili “incendi”.
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