Un adolescente su 3 "parla" con i chatbot: ecco tutti i rischi

Nel Safer Internet Day, l'allarme di Telefono Azzurro, Università Cattolica, Terre des Hommes e Wind: frequente la dipendenza da strumenti digitali
February 10, 2026
Un adolescente su 3 "parla" con i chatbot: ecco tutti i rischi
Una giovane in contatto con il mondo attraverso il suo smartphone
Alla sicurezza dei nostri figli su Internet, di cui ci occupiamo in questo articolo, è dedicato l'ultimo numero di “Sofia”, la newsletter di Avvenire per la famiglia.
«Dopo i social network, anche i chatbot basati su Intelligenza Artificiale sono ormai entrati nella quotidianità degli adolescenti. Sono strumenti con potenzialità significative, ma senza regole, competenze e responsabilità condivise possono diventare dannosi», spiega ad Avvenire Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, commentando i risultati dell’indagine promossa dalla onlus in collaborazione con Ipsos Doxa. Secondo i dati raccolti su ragazzi tra i 12 e i 18 anni e diffusi in vista del Safer Internet Day, che ricorre oggi, un adolescente su tre utilizza chatbot IA. «La dipendenza da strumenti digitali è diventata molto frequente, soprattutto nelle persone più fragili. Diventa un processo di semplificazione della vita, dell’esercizio di scelte e della propria fantasia, che dobbiamo evitare. La battaglia sul pensiero critico è fondamentale», continua il professore.

Rischi e responsabilità

Secondo l’indagine, anche il 40% dei ragazzi segnala tra i rischi una possibile riduzione del pensiero critico. Tuttavia, il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è alto: il 58% dei rispondenti assegna un punteggio superiore a sette in una scala da uno a 10. «Questi nuovi modelli di relazione che si costruiscono molto precocemente tra un bambino o un adolescente e il mondo digitale lo fanno entrare a contatto con contenuti e quindi aspetti cognitivi forti, emotivamente coinvolgenti, molto complessi. È un ecosistema che li trasforma, perché i codici di riferimento non sono più solo quelli del rapporto empatico, il contesto in cui vivono va ben oltre la rete educativa e familiare e le mura di casa», aggiunge. Di fronte a questo scenario, bisogna agire su più fronti: «La responsabilità è di tanti soggetti, non solo degli adulti in famiglia, ma nelle istituzioni, nella scuola, nelle aziende». La ricerca, per esempio, mette in evidenza l’uso di strumenti di tutela dei minori come il parental control, «ma bisogna fare formazione perché gli adulti capiscano come adeguarlo alle diverse fasce d’età invece di usarlo solo per i più piccoli e per aiutarli a stare dietro ai loro bambini, che corrono veloci dentro gli scenari digitali. Allo stesso tempo l’age assurance (la verifica dell’età) non può essere un divieto fino a 16 anni e poi liberi tutti. Il tema è accompagnare la crescita perché i ragazzi diventino adulti consapevoli». Per il neuropsichiatra infantile «dobbiamo riuscire a capire che questa è un’emergenza su cui dobbiamo intervenire, non con delle dichiarazioni astratte, ma con un impegno costante che segui l’evoluzione costante delle tecnologie».

Differenze di genere

Una forte preoccupazione per la perdita di competenze e l’aumento della pigrizia per la delega dei compiti a ChatGPT sono alcuni dei punti emersi anche nell’ultimo report di EU Kids Online, la rete europea di ricerca multidisciplinare che studia le trasformazioni dell’uso di internet e delle tecnologie digitali da parte di bambini e adolescenti. In Italia, tra i ragazzi di 9-16 anni sentiti è rilevante poi la differenza di genere nell’uso dell’IA: solo il 23% delle bambine e adolescenti italiane contro il 36% dei coetanei maschi. «L’IA è accessibile e facile da usare. Eppure, emergono divari, soprattutto di genere e età, che riproducono le differenze fra maschi e femmine già osservate rispetto all’uso di internet. Le differenze di genere potrebbero tradursi in diseguaglianze nei benefici e nei rischi dell’IA», commenta Giovanna Mascheroni, vice-coordinatrice della rete e coordinatrice del team di ricerca italiano di EU Kids Online, presso OssCom-Centro di Ricerca sui Media e la Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Strumenti legali

L’IA è usata principalmente come supporto all’apprendimento, ma non solo. Un giovane under 26 su due per un problema sentimentale, di salute fisica o mentale ha chiesto aiuto a un’intelligenza artificiale: è quanto emerge invece dall’ultimo rapporto sulla sicurezza nel web realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo. «Il mondo online che diventa rifugio è però lo stesso che viene percepito come un luogo ostile dal 66% dei ragazzi», ci spiega Marisa Marraffino, avvocata esperta di media digitali che collabora con Terre des Hommes. Secondo il 59% dei ragazzi il rischio principale è il revenge porn, la condivisione non consensuale di immagini intime. La quasi totalità sa di poter denunciare e chiedere la rimozione del contenuto se venisse condiviso senza il loro consenso, ma emerge minor consapevolezza se si parla di condivisione di immagini modificate da altri: «Nonostante la legge sul Deep Fake dell’ottobre 2025 abbia introdotto tutele specifiche c’è ancora poca consapevolezza sugli strumenti di tutela a disposizione. Ma le lacune dei ragazzi riflettono quelle degli adulti che dovrebbero educarli».

Formazione e ruolo dei privati

È proprio nel tentativo di rispondere a queste lacune che si stanno diffondendo sempre più iniziative di formazione. Una di queste ce la racconta Federica Manzoni, direttrice Sustainability & Quality Certification di Wind Tre, azienda che oggi a Roma presenta dati, riflessioni e testimonianze legate al programma NeoConnessi, «impegnato da otto anni nell’educare bambini, genitori e insegnanti su un uso positivo e sicuro degli strumenti digitali». NeoConnessi, spiega Manzoni, fornisce alle scuole primarie strumenti e risorse, come kit che gli insegnanti possono usare in classe per affrontare gli argomenti legati alla sicurezza in rete. Per i genitori c'è poi neoconnessi.it, piattaforma digitale con corsi e consigli pratici: «A questo adesso si aggiunge il canale Instagram, uno spazio di dialogo per accompagnare le famiglie». La valutazione di impatto del progetto ne evidenzia l’efficacia: «Nei bambini, per esempio, è migliorata l’attenzione rispetto al tema dello screen time. L’80% dei genitori coinvolti nel programma ha introdotto o migliorato l’uso del parental control, mentre il 98% dei docenti si sente più preparato ad affrontare il tema del digitale in classe». Questi risultati confermano che anche i privati possono fare la propria parte. «Come azienda che mette in comunicazione le persone, siamo molto consapevoli dell’importanza di un uso sicuro del digitale, soprattutto per le categorie più vulnerabili. Finora abbiamo raggiunto due milioni di famiglie e i risultati ottenuti ci dicono che è la direzione giusta», conclude Manzoni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA