Bruno (ovvero del web e dei figli sconosciuti)
di Sofia
Da Anguillara al cyberbullismo: l'ultimo numero della newsletter “Sofia” racconta di quando i genitori si trovano davanti a cose più grandi di loro

“Sofia” è la newsletter di Avvenire dedicata alla famiglia. Esce ogni due domeniche e vuole offrirti uno sguardo profondo ma leggero su quel luogo complicato, fragile, bellissimo che è la vita familiare. Ci trovi notizie, segnalazioni, curiosità, più spesso storie, testimonianze, riflessioni. Molte adatte a te, molte ai tuoi figli, piccoli e più grandicelli. Se non sei ancora iscritto, fallo subito: procedi con il login, poi vai nella sezione “newsletter” del nostro sito e clicca su Sofia. Bastano due minuti.
Numero #9| 1.2.2026
«Avete fatto un mostro per figlio e lo avete coperto, vergogna». «Colpa vostra, nessuna pietà». «Possibile che questa madre non si sia accorta di nulla?». Se non le avevi lette, queste sono alcune delle frasi che sono state rivolte sui social network ai genitori di Claudio Carlomagno, l’uomo che ha ucciso la moglie ad Anguillara. Si chiamavano Maria e Pasquale: si sono uccisi insieme nella loro villetta perché quella vergogna e quel senso di colpa non riuscivano a sopportarli.
Non è la prima volta che la gogna dei cosiddetti “leoni da tastiera” – non una specie aliena, ma gente normale come noi – si scatena contro le famiglie dei protagonisti di fatti di cronaca: è successo coi genitori di Filippo Turetta, per restare sui femminicidi; è successo con quelli di Crans-Montana, “colpevoli” d’esser ricchi e superficiali, d’aver mandato i figli troppo piccoli a ballare; è successo con gli sconosciuti papà e mamme dei compagni d’asilo della figlia di Federica Pellegrini, accusati dal marito della nuotatrice d’essere degli irresponsabili “untori” (la parola era un’altra, ma la tralasciamo per educazione).
In ogni caso, no, non sempre riusciamo ad accorgerci di cosa sta succedendo ai nostri figli. E sì, sempre, a qualsiasi età, ci sentiamo in colpa quando fanno qualcosa di male a se stessi o agli altri. Educare d’altronde è il compito più difficile che esista nelle nostre vite ormai delegate all’automatismo tecnologico e l’unico che non sia esauribile in un clic o in una domanda a ChatGpt. Tocca arrampicarsi con le mani nude su una parete aspra, senza appigli evidenti, dove la roccia respinge e ferisce: le ricette dispensate con disinvoltura dai guru della genitorialità si sbriciolano al primo contatto con la realtà; l’abisso sottostante è concreto, investe la propria vita, l’immagine di sé, le certezze su cui si pensava di reggere. E si cade, Dio sa se si cade: quando non si comprende, o si arriva tardi, quando si scopre che un silenzio era già una crepa. Soprattutto, quando si è soli.
Non lasciamoci soli mai, allora. L’educazione è una responsabilità sociale, non un esercizio individuale. Serve muoversi in cordata, alleati. Serve che quando uno non ce la fa possa stringere la mano di un altro: il vicino di casa, l’amico, l’insegnante, un altro genitore. E così via, fino all’intera comunità, alla scuola, alle istituzioni.
Adesso cominciamo.
In ogni caso, no, non sempre riusciamo ad accorgerci di cosa sta succedendo ai nostri figli. E sì, sempre, a qualsiasi età, ci sentiamo in colpa quando fanno qualcosa di male a se stessi o agli altri. Educare d’altronde è il compito più difficile che esista nelle nostre vite ormai delegate all’automatismo tecnologico e l’unico che non sia esauribile in un clic o in una domanda a ChatGpt. Tocca arrampicarsi con le mani nude su una parete aspra, senza appigli evidenti, dove la roccia respinge e ferisce: le ricette dispensate con disinvoltura dai guru della genitorialità si sbriciolano al primo contatto con la realtà; l’abisso sottostante è concreto, investe la propria vita, l’immagine di sé, le certezze su cui si pensava di reggere. E si cade, Dio sa se si cade: quando non si comprende, o si arriva tardi, quando si scopre che un silenzio era già una crepa. Soprattutto, quando si è soli.
Non lasciamoci soli mai, allora. L’educazione è una responsabilità sociale, non un esercizio individuale. Serve muoversi in cordata, alleati. Serve che quando uno non ce la fa possa stringere la mano di un altro: il vicino di casa, l’amico, l’insegnante, un altro genitore. E così via, fino all’intera comunità, alla scuola, alle istituzioni.
Adesso cominciamo.
Figli sconosciuti, posti insicuri
«Tutto quello che ho, tutto quello che sono, è dolore. Ma parlo di mio figlio e di quello che gli è successo perché non accada ad altri». Bruno Allegra è il papà di Pietro e anche lui non si era accorto di nulla. L’ha trovato morto soffocato in casa, nel Milanese, una terribile mattina di maggio del 2018. Pietro voleva imitare uno di quei giochi online che abbiamo imparato a chiamare challenge, sfide: rompi questo, mangia quello, buttati giù, stringiti una corda attorno al collo finché non svieni. Cose che un ragazzino di 13 o 14 anni, davanti allo schermo del suo smartphone, può considerare facili, possibili, persino divertenti.
Quell’anno, il 2018, è rimasto impresso nella memoria di noi giornalisti e forse lo ricordi anche tu: a distanza di appena 4 mesi, sempre a Milano, un altro ragazzo di nome Igor Maj venne ritrovato dai genitori morto, in casa, anche lui soffocato. Per la stessa ragione. Suonarono le sirene di tutti gli allarmi educativi, nei talk show non si fece che parlare dei pericoli della Rete e dei social network per giorni, poi la grande bolla esplose e tutt’intorno restò poco più del nulla. E così via, di sfida in sfida, di tragedia in tragedia, di sirena in sirena, fino ad oggi, a questa prima settimana di febbraio tradizionalmente dedicata ai temi del cyberbullismo e della sicurezza su Internet di cui tutti (vedrai) torneranno a parlare.
Cos’è cambiato nel frattempo? Di prim’acchito verrebbe da dire che le cose sono peggiorate, data la presenza ormai pervasiva degli schermi e dei social network nelle vite dei nostri ragazzi. I figli ci sono sempre più sconosciuti, abitanti di luoghi che conosciamo e frequentiamo anche noi, ma che non riusciamo a rendere sicuri per loro. Eppure consentici, qui, di fare il punto sul buono, nella speranza che possa farsi largo in tanto male.
Nel caso delle challenge, per esempio, testimonianze come quelle di Bruno e del padre di Igor, Ramon, che si sono trovati nel loro dolore e hanno cominciato ad andare insieme nelle scuole a parlare coi ragazzi, sono servite a creare una nuova consapevolezza: quella che rischiava di diventare una moda si è ridimensionata, insieme ad altri spaventosi fenomeni come la “Blue whale” (su Avvenire ne scrisse l’allora ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che s’è spenta proprio in questi giorni), e le denunce sono servite da una parte a intensificare il monitoraggio da parte della autorità in Rete, dall’altra ad allertare i genitori sulle attività online dei propri figli.
Sul fronte del cyberbullismo, invece, un altro padre, Paolo Picchio, ha combattuto e vinto una battaglia altrettanto significativa dopo il suicidio di sua figlia Carolina: il nostro Paese s’è dotato di una buona legge (che certo potrebbe e dovrebbe essere migliorata) e anche su questo fronte la consapevolezza dei ragazzi e dei genitori è cresciuta, tanto, nonostante le vittime siano ancora numerose e i pericoli sempre in agguato.
Infine, per quanto riguarda smartphone e social network, siamo forse a un punto di svolta: i governi di mezzo mondo occidentale sono scesi in campo negli ultimi mesi prima con dichiarazioni d’intenti rispetto alla loro regolamentazione e limitazione, poi con azioni concrete. I cellulari hanno cominciato a scomparire dalle aule scolastiche quasi ovunque, la coraggiosa scelta dell’Australia di vietare i social a tutti gli adolescenti è stata seguita in queste ore dalla Francia (presto potrebbe toccare a Danimarca e Inghilterra) e negli Stati Uniti le Big tech sono finite alla sbarra in quello che è il primo, clamoroso processo che le vede sotto accusa per la distruzione di un’intera generazione di giovani utenti.
Non basta, intendiamoci. Mentre ci affanniamo a tappare il buco di questa emergenza si sta già aprendo la voragine della diffusione massiva dei chatbot e dell’Intelligenza artificiale. Ma se torniamo alla parete dell’inizio, da scalare a mani nude certi che all’educazione non esistano alternative percorribili, troviamo le tracce d’una rotta possibile: quando ci si muove tutti insieme, con l'obiettivo comune del bene dei ragazzi, in cima si può arrivare.
Quell’anno, il 2018, è rimasto impresso nella memoria di noi giornalisti e forse lo ricordi anche tu: a distanza di appena 4 mesi, sempre a Milano, un altro ragazzo di nome Igor Maj venne ritrovato dai genitori morto, in casa, anche lui soffocato. Per la stessa ragione. Suonarono le sirene di tutti gli allarmi educativi, nei talk show non si fece che parlare dei pericoli della Rete e dei social network per giorni, poi la grande bolla esplose e tutt’intorno restò poco più del nulla. E così via, di sfida in sfida, di tragedia in tragedia, di sirena in sirena, fino ad oggi, a questa prima settimana di febbraio tradizionalmente dedicata ai temi del cyberbullismo e della sicurezza su Internet di cui tutti (vedrai) torneranno a parlare.
Cos’è cambiato nel frattempo? Di prim’acchito verrebbe da dire che le cose sono peggiorate, data la presenza ormai pervasiva degli schermi e dei social network nelle vite dei nostri ragazzi. I figli ci sono sempre più sconosciuti, abitanti di luoghi che conosciamo e frequentiamo anche noi, ma che non riusciamo a rendere sicuri per loro. Eppure consentici, qui, di fare il punto sul buono, nella speranza che possa farsi largo in tanto male.
Nel caso delle challenge, per esempio, testimonianze come quelle di Bruno e del padre di Igor, Ramon, che si sono trovati nel loro dolore e hanno cominciato ad andare insieme nelle scuole a parlare coi ragazzi, sono servite a creare una nuova consapevolezza: quella che rischiava di diventare una moda si è ridimensionata, insieme ad altri spaventosi fenomeni come la “Blue whale” (su Avvenire ne scrisse l’allora ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, che s’è spenta proprio in questi giorni), e le denunce sono servite da una parte a intensificare il monitoraggio da parte della autorità in Rete, dall’altra ad allertare i genitori sulle attività online dei propri figli.
Sul fronte del cyberbullismo, invece, un altro padre, Paolo Picchio, ha combattuto e vinto una battaglia altrettanto significativa dopo il suicidio di sua figlia Carolina: il nostro Paese s’è dotato di una buona legge (che certo potrebbe e dovrebbe essere migliorata) e anche su questo fronte la consapevolezza dei ragazzi e dei genitori è cresciuta, tanto, nonostante le vittime siano ancora numerose e i pericoli sempre in agguato.
Infine, per quanto riguarda smartphone e social network, siamo forse a un punto di svolta: i governi di mezzo mondo occidentale sono scesi in campo negli ultimi mesi prima con dichiarazioni d’intenti rispetto alla loro regolamentazione e limitazione, poi con azioni concrete. I cellulari hanno cominciato a scomparire dalle aule scolastiche quasi ovunque, la coraggiosa scelta dell’Australia di vietare i social a tutti gli adolescenti è stata seguita in queste ore dalla Francia (presto potrebbe toccare a Danimarca e Inghilterra) e negli Stati Uniti le Big tech sono finite alla sbarra in quello che è il primo, clamoroso processo che le vede sotto accusa per la distruzione di un’intera generazione di giovani utenti.
Non basta, intendiamoci. Mentre ci affanniamo a tappare il buco di questa emergenza si sta già aprendo la voragine della diffusione massiva dei chatbot e dell’Intelligenza artificiale. Ma se torniamo alla parete dell’inizio, da scalare a mani nude certi che all’educazione non esistano alternative percorribili, troviamo le tracce d’una rotta possibile: quando ci si muove tutti insieme, con l'obiettivo comune del bene dei ragazzi, in cima si può arrivare.
🧰 La cassetta degli attrezzi
A metà tra la bussola e l'archivio
I nostri figli vivono online, ma di questa vita conosciamo molto poco. La Giornata per la sicurezza in Rete, nota con la locuzione inglese Safer Internet day, è stata istituita nel 2004 dall'Unione europea per sensibilizzazione sui rischi che comporta l'uso di Internet.
• Dati: in Italia oltre il 90% degli adolescenti utilizza quotidianamente uno smartphone; il tempo medio trascorso online supera le 4 ore al giorno; circa 1 minore su 5 dichiara di aver subito episodi di cyberbullismo; meno del 40% dei genitori si sente davvero competente nel comprendere le dinamiche digitali frequentate dai figli.
• Rischi: la solitudine mascherata da connessione, la violenza verbale normalizzata, l’esposizione precoce dell’intimità, la pressione del gruppo amplificata da challenge e dinamiche virali.
• Opportunità: fare dell’educazione digitale un compito condiviso, non una delega individuale; trasformare smartphone e social in occasioni di dialogo e non solo in territori da sorvegliare; educare al limite come forma di cura, non di punizione.
La sicurezza digitale non si installa con un’app, è una relazione da costruire. Come?
Questo è il momento per fermarti e immergerti nella nostra raccolta di domande e risposte di senso fatta apposta per te. Abbiamo ragionato sui figli sconosciuti, su cosa significa per i genitori scoprire che sono diversi da come li avevano immaginati. È un testo lungo, denso, articolato: ricordati sempre di leggerlo con calma.
• Dati: in Italia oltre il 90% degli adolescenti utilizza quotidianamente uno smartphone; il tempo medio trascorso online supera le 4 ore al giorno; circa 1 minore su 5 dichiara di aver subito episodi di cyberbullismo; meno del 40% dei genitori si sente davvero competente nel comprendere le dinamiche digitali frequentate dai figli.
• Rischi: la solitudine mascherata da connessione, la violenza verbale normalizzata, l’esposizione precoce dell’intimità, la pressione del gruppo amplificata da challenge e dinamiche virali.
• Opportunità: fare dell’educazione digitale un compito condiviso, non una delega individuale; trasformare smartphone e social in occasioni di dialogo e non solo in territori da sorvegliare; educare al limite come forma di cura, non di punizione.
La sicurezza digitale non si installa con un’app, è una relazione da costruire. Come?
Questo è il momento per fermarti e immergerti nella nostra raccolta di domande e risposte di senso fatta apposta per te. Abbiamo ragionato sui figli sconosciuti, su cosa significa per i genitori scoprire che sono diversi da come li avevano immaginati. È un testo lungo, denso, articolato: ricordati sempre di leggerlo con calma.
🖋️ Scritto in piccolo
Lo spazio a misura di bambino
Internet è solo uno strumento e come tutti gli strumenti va usato, senza farsi usare da esso. È importante saper riconoscere i pericoli e avere accanto adulti preparati che sappiano indicarli e aiutare a superarli. Ai ragazzi lo abbiamo spiegato lo scorso novembre su PopUp, il mensile di Avvenire destinato ai preadolescenti, parlando proprio della missione di Fondazione Carolina. Su Popotus invece, il giornale di attualità per bambini allegato ad Avvenire il giovedì, questa settimana ci siamo dedicati a una notizia che arriva dalla Francia e che ha fatto molto discutere: le Ferrovie hanno deciso infatti di pubblicizzare in maniera più esplicita le carrozze dove, già da tempo, l’ingresso è vietato a chi ha meno di 12 anni. Troppo rumorosi e indisciplinati – pare di sentirle, le ragioni della decisione... – questi piccoli passeggeri. E non a caso i genitori poi finiscono per metterli davanti al proprio smartphone, giusto? Shhht!
📱 Chi ti influencer?
Famiglie sui social e in Rete

Tra i rischi più subdoli dell'ecosistema digitale, costruito per premiare l’eccesso, la semplificazione e la polarizzazione, c'è quello che i ragazzi finiscano per credere che anche nella “vita reale” valgano le stesse regole. Normalize normal homes, la pagina creata da Gaia Spizzichino, nasce come un piccolo atto di resistenza culturale: smontare l’idea di vite perfette e in vetrina, restituire complessità, mostrare il valore della normalità. Nel tempo, quel gesto ironico è diventato uno spazio abitato da adulti – spesso genitori, soprattutto mamme – che provano a sottrarsi anche alla logica performativa dei social. Con Gaia ne abbiamo parlato a lungo e ne è venuto fuori un ragionamento che ci è proprio piaciuto.
⌛ Tempo al tempo
Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• Numeri, indicazioni, suggerimenti: la guida del Dipartimento per le politiche della famiglia sul cyberbullismo è fatta bene e ti fa sapere tutto quello che devi sapere sull'argomento.
• Di cyberbullismo e di Intelligenza artificiale ha parlato anche il Papa nel Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, dicendo cose molto forti.
• A proposito di Fondazione Carolina, l'anno scorso abbiamo incontrato il suo segretario generale Ivano Zoppi qui ad Avvenire e con lui abbiamo registrato un bel podcast che vale la pena riascoltare.
• Bruno Allegra offrirà la sua intensa testimonianza nel corso di un incontro in programma a Milano l'11 febbraio e dedicato proprio alla sicurezza su Internet. Ci saranno altri esperti in materia, per quello che si annuncia un dibattito interessante e aperto. Se vuoi partecipare, sei il benvenuto.
• Due bei libri a tema Internet e social network da leggere e tenere a portata di mano. Uno è firmato dal giornalista Agostino Picicco, si intitola Essere per esserci, e può aiutarti a capire perché in Rete e sulle chat si deve continuare a stare senza adeguarsi agli stili relazionali imperanti. Con la testa e con il cuore. L'altro lo firma, un po' a sorpresa, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci: Navigare senza paura è una divertente guida pensata per ragazzi e per adulti nei meandri dell'IA, delle fake news e dei giochi online, con le giuste istruzioni per l'uso.
• L'uso dello smartphone è solo una delle tante montagne da scalare per gli adulti di oggi, stretti tra le esigenze pressanti dei figli adolescenti e quelle dei genitori anziani. Di questo complicato effetto sandwich si occupa invece l'ultimo libro di Alberro Pellai e di Barabara Tamborini, Il ritorno dello tsunami, di cui abbiamo pubblicato un estratto.
• Quanto alla triste vicenda di Anguillara, lontano dai social network c'è un bambino di cui nessuno o quasi ha parlato.
• Prima del capitolo Internet, prima che i figli crescano, le famiglie devono confrontarsi con tante altre difficoltà. Su Avvenire in questi giorni abbiamo gettato uno sguardo sui neogenitori e sulle ragioni del vuoto che s'è creato attorno a loro nell'Italia che (non è un caso) fa sempre meno figli.
• Proprio ai neogenitori sono riservati i laboratori del Muba di Milano, il Museo dei bambini. Che tra l'altro ha inaugurato da qualche mese la sua nuova mostra intitolata Connessioni: non sono quelle a Internet ovviamente, ma per scorpirlo – se hai figli o nipoti piccoli – devi andare a visitarla assieme a loro.
• Sempre meno matrimoni nel nostro Paese. Ed è una questione che dovrebbe preoccuparci tutti, molto.
• Bello, che 1.200 giovani uomini in Australia si siano messi in cammino sulle orme di San Giuseppe in nome di un modello di paternità che, forse, andrebbe ritrovato. Il nostro Andrea Galli ha scovato un documentario sull'iniziativa che dovresti guardare.
• Nell'ultimo numero di Sofia (a proposito, qui li trovi tutti) avevamo parlato di domeniche in famiglia. Sul giornale il dibattito è andato avanti, con questa bella storia raccolta da Cinzia Arena e con la riflessione della sociologa Elisabetta Carrà.
• Ancora una cosa sull'ultimo numero di Sofia: ti avevamo proposto il link a un brano di Achille Lauro che era legato alla vicenda di Crans-Montana. E tu, insieme a tanti altri che leggono questa newsletter, l'hai effettivamente cliccato per ascoltarlo. Se ti interessa la musica, non puoi non prepararti a Festival di Sanremo che si avvicina con le pagelle della nostra Angela Calvini, che ha ascoltato tutti i brani in anteprima. Molti, manco a dirlo, parlano proprio di famiglia...
• Infine, a proposito di domeniche libere, tre proposte da condividere coi tuoi da Nord a Sud: la bella mostra fotografica con gli scatti di Elio Ciol sul senso della vita in corso al Museo diocesano sempre a Milano, quella dedicata al genio umano e musicale di Franco Battiato al Maxxi di Roma (più da grandi che da ragazzi...) e quella sulla devozione a Sant'Agata nella chiesa di San Francesco Borgia a Catania.
La scalata di Sofia oltre la vetta del lutto (con un podcast)

Un anno e mezzo fa la perdita del suo fidanzato in un terribile incidente in montagna, poi l'idea di condividere il dolore e l'incontro con il Cai. Leggi tutta la storia.
Il nostro padre ignoto lascia la parola a Bruno
Ci sono emozioni e profumi che ognuno in famiglia mette via, per tirarli fuori nei momenti più difficili. Vai all'ottava puntata.
Cominciano le Olimpiadi. E se facessimo una gita?
Non solo Milano e Cortina: i Giochi invernali sono una buona occasione per scoprire la Valtellina con la famiglia. Scopri l'itinerario.
🗣️ La tua Sofia
La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare? Una domanda da farci o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora?
📩 Scrivici a sofia@avvenire.it
Grazie di averci aperto la porta di casa.
Se ti sei perso i numeri precedenti, li trovi qui. Se ancora non sei iscritto, procedi con il login, poi vai sul sito di Avvenire nella sezione “newsletter” e clicca su Sofia.
Torneremo da te domenica 15 febbraio.
👋 Alla prossima!
— La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Massimo Dezzani, Paolo Ferrario, Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia, Chiara Vitali
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