La Rai è come un cavallo scosso: ecco perché adesso scoppia un caso dopo l'altro
La telecronaca piena di gaffe di Petrecca per i Giochi, la ritirata del comico Pucci da Sanremo, ora l'ipotesi di uno sciopero delle firme: la verità è che da 17 mesi il vertice della tv pubblica è in mano a un presidente facente funzioni (e la cosa fa comodo a tutti i partiti)

Per certi versi era inevitabile. La Rai, materializzazione perfetta della dantesca “nave senza nocchiero”, è esplosa proprio durante il test più importante, la narrazione delle Olimpiadi di casa. Inevitabile, perché da 17 mesi la presidenza di Viale Mazzini è in mano al facente funzione Antonio Marano: la presidente designata dalla maggioranza, Simona Agnes, non ha infatti mai ricevuto il vaglio della commissione parlamentare di Vigilanza, in cui bisogna incassare i due terzi delle preferenze. Numeri che non sono disponibili senza un accordo con le opposizioni. Un impasse storico, che ha fatto cadere le braccia anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e che ha trasformato la Vigilanza stessa, retta dalla pentastellata Barbara Floridia, un organismo vuoto, che non riesce a riunirsi, meno che mai a svolgere le proprie funzioni. Un Cda che non può esprimere una visione, il Parlamento immobile, Governo e opposizioni quasi adagiate su una situazione che «alla fine fa comodo a tutti», come spiega Michele Anzaldi, per due legislature di seguito segretario della Vigilanza noto per le sue incessanti richieste di report e audizioni ai vertici di turno della televisione di Stato.
Quel «fa comodo a tutti» non è così criptico come sembra: la politica che non decide la governance è la stessa che, con un presidente “facente funzione”, ha il via libera a parlare di continuo di Rai, a intervenire, a incidere in modo diretto e indiretto sulle scelte ordinarie con pressioni pubbliche e private.
Il caso Petrecca è dunque la punta di un iceberg. Il direttore di Rai Sport, considerato dalle opposizioni espressione di «TeleMeloni», dopo essersi improvvisato commentatore della cerimonia di apertura dei Giochi al posto di Auro Bulbarelli, deve ora far fronte a una protesta forte e clamorosa: «Da oggi (ieri, ndr) alle ore 17 e fino alla fine dei Giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l'azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di Rai Sport ha recato nell'ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento», scrivono in una nota il comitato di redazione e i fiduciari della redazione, annunciando anche di voler attuare a fine Olimpiadi il pacchetto di 3 giorni di sciopero già votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore. Il Cdr ha incassato immediatamente la solidarietà dell’Usigrai, il principale sindacato dei giornalisti Rai, che a sua volta nei giorni scorsi ha denunciato un “veto” dall’alto al comunicato che si voleva far leggere nei giorni scorsi durante i telegiornali.
Caos è dire poco (considerando pure che il telecronista ufficiale dei Giochi sarebbe dovuto essere Auro Bulbarelli, la cui rinuncia, secondo alcune ricostruzioni, dipenderebbe dal fatto di aver anticipato la «sorpresa» di Mattarella durante la cerimonia). E nel vuoto di gestione, la politica fa fuoco e fiamme. Con la presidente del Consiglio che, come noto, difende il comico “di destra” Pucci che si è autoescluso da Sanremo per le offese ricevute, il presidente del Senato Ignazio La Russa che usa la forza della seconda carica dello Stato per spingere Viale Mazzini a rimettere lo stesso Pucci in scaletta, il Pd con Elly Schlein in persona che invita la premier a occuparsi piuttosto degli sfollati di Niscemi e non del Festival. Sul caso Petrecca, le parti in scena cambiano. Il Governo tace anche per l’indifendibilità della cronaca della cerimonia, e lascia al ministro Abodi il compito chiedere alla Rai (a chi precisamente?) di fare una «verifica» per aspetti che sono sembrati «migliorabili». Le opposizioni invece fanno diventare lo stesso Petrecca com un simulacro della cosiddetta «Tele Meloni», considerando anche che la precedente esperienza di Petrecca, quella in Rainews, si era chiusa con la sfiducia del corpo redazionale.
Proprio il malconcio management Rai ora deve provare a metterci una pezza ed evitare il clamoroso “sciopero delle firme”. L’amministratore delegato, Gianpaolo Rossi, che i suoi poteri li ha effettivamente tra le mani, ha ieri chiamato a rapporto Petrecca. A margine, ha fatto filtrare una «doppia assunzione di responsabilità» sia in relazione a quanto accaduto nel corso della telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, sia riguardo ai rapporti con la redazione. L'azienda richiama anche redazione e rappresentanza sindacale ad «evitare strumentalizzazioni o personalismi in una fase in cui la Rai è sotto gli occhi del mondo, dicendosi aperta al confronto per la soluzione di problemi reali». È dunque in vista una convocazione dei rappresentanti sindacali per siglare una “tregua olimpica”. Rossi in ogni caso fa pendere la bilancia verso la redazione di Rai Sport, facendo trapelare un giudizio negativo sulla telecronaca. «Non all’altezza delle aspettative», si spiega, anche se nata «da un’emergenza». A Petrecca, si spiega ancora, era stato comunque «sconsigliato» di cimentarsi direttamente nella descrizione di quanto sarebbe avvenuto nello stadio di San Siro, lasciando il compito a colleghi più esperti. Di certo non sarà più lui ad accompagnare gli spettatori durante la cerimonia finale di Verona.
Toppe su toppe. «Ci voleva un vero conduttore, un professionista dello spettacolo», spiega Anzaldi, che sulla gestione dei rapporti politica-Rai potrebbe scrivere un manuale. Ma con i “se” e i “ma” non si coprono le faglie. E già un’altra sta per aprirsi, preventiva, con la protesta delle opposizioni per una striscia informativa che potrebbe essere assegnata a Tommaso Cerno, il direttore del Giornale considerato vicino alla premier.
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